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lunedì 06 dicembre 2021
 
 

Dante Ferretti, scenografo italiano

01/10/2010  «Il mio film preferito? Il prossimo», così il maestro commentando il documentario sulla sua vita

«Il film che amo di più? Il prossimo». Guarda sempre avanti Dante Ferretti, lo scenografo italiano più famoso al mondo. Impegnato tra Londra e Parigi per le riprese di "Hugo Cabret", l’ultimo film di Martin Scorsese che uscirà nel dicembre 2011, Dante Ferretti ha fatto un salto anche al 67° Festival del Cinema di Venezia per la presentazione di una pellicola dove, per la prima volta, veste le panni del protagonista, nel documentario diretto da Gianfranco Giagni, il 3 ottobre su Studio Universal, “Dante Ferretti - Scenografo Italiano”. Attraverso sequenze di alcuni film di Federico Fellini, Martin Scorsese, Terry Guillam, Tim Burton e Julie Taymor e le testimonianze di protagonisti del panorama internazionale, come Leonardo Di Caprio, e Valentino Garavani per ripercorrere la carriera del grande artista. «Sono una persona timida, mi è difficile essere naturale, in pratica ho provato a recitare – scherza Ferretti -. È stato un viaggio nel tempo per tornare indietro con la memoria e ripercorrere un pezzo della mia vita e la mia carriera».

Una carriera iniziata a soli 18 anni e sempre in continua ascesa: «Ho avuto la fortuna di lavorare con i migliori registi, con personaggi straordinari, grandi artisti». E solo l’esordio come aiuto scenografo è costellato da nomi del calibro di Pietrangeli, Blasetti, Fellini, Pasolini. Sono tanti, tantissimi, e Ferretti ha paura di dimenticare qualcuno: «E poi ho lavorato con Zeffirelli, per l’Amleto: guardi, sono appena sbucato ad Hamlet Road e allora mi sono accorto che stavo dimenticando Zeffirelli». Un viaggio lungo la storia del cinema italiano, partendo dalla sua città, Macerata: «A diciotto anni sognavo di andarmene dalle Marche, non perché non amassi il mio paese, ma perché sognavo di fare cinema. Poi, ironia della sorte, il primo film a cui ho lavorato è stato girato ad Ancona». “Fortunato” è la parola che Ferretti ripete più spesso: parlando del suo lavoro, della sua vita, della sua famiglia. «Sono fortunato perché da sempre ho fatto il lavoro che mi piace. È stato Luigi Scaccianoce a insegnarmi tutto agli esordi della mia carriera, con lui ho iniziato a lavorare con Pasolini per “Il Vangelo secondo Matteo”».
Dante Ferretti è sempre stato innamorato del cinema, ma quando da ragazzino guardava i western non sognava di fare l’attore. Studiava le scene, le ambientazioni. «Ero affascinato dei posti dove si giravano i film, quelli sui cow-boy e gli indiani, i film sull’antica Roma, le ricostruzioni storiche. Non sapevo bene cosa volevo fare, sapevo soltanto che il mio mondo era il cinema. È stato Umberto Peschi, scultore di Macerata, a spiegarmi che avrei potuto fare lo scenografo. Studiavo all’istituto d’arte ed ho capito che quello era il mio mestiere».

Dopo il cinema italiano, è stata la volta degli Stati Uniti, dove vive da vent’anni, lavorando con Martin Scorsese per L’età dell’innocenza: «Scorsese è il più grande regista vivente, questo che stiamo girando è l’ottavo film insieme. Ma se ho avuto successo in America è grazie all’Italia, al cinema italiano e ai suoi registi. Un cinema che adesso conosco poco, ma che vanta comunque grandi nomi come Tornatore: i giovani fanno film di storie di oggi, dove non c’è bisogno di ricostruzioni storiche come le mie». Al di là del cinema ha lavorato anche come scenografo per il Festival di Sanremo 2006 «Tutti fanno degli errori, il Festival è tradizionale, va lasciato così com’è»), per la festa per i 45 anni di carriera dello stilista Valentino, per scenografie teatrali, in particolare per l’opera. Di premi e riconoscimenti Ferretti ne ha ricevuti tanti. Tra tutti i due Oscar vinti nel 2005 (per The Aviator, di Scorsese) e nel 2008 (per Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street, di Tim Burton) che sono esposti nella casa dello scenografo accanto a quelli vinti, per gli stessi film, da Francesca Loverso, sua compagna di lavoro e di vita. «Non ci credevo più, non volevo neppure andare: per me era l’ottava nomination, non ci speravo. Francesca però ha insistito: “Andiamo pure stavolta!”. Ed è andata bene». Una soddisfazione che si è ripetuta tre anni dopo: «Io e Francesca stavamo lavorando a Shutter Island, ma abbiamo pensato di andare, comunque ci si diverte». E la serata di divertimento si è tradotta in un successo per entrambi. Francesca Loverso e Dante Ferretti sono sposati da 34 anni, condividendo vita privata e lavoro: «Per me Francesca è una parte fondamentale della mia vita, siamo sulla stessa lunghezza d’onda, ci scambiamo idee, consigli, una collaborazione importante – racconta Ferretti -. Francesca lavorava come interior designer, poi abbiamo deciso di lavorare insieme: è brava e ci permette di non vivere in città separate, lontani l’uno dall’altra». Un rapporto solido, un affiatamento sincero: «Sono fortunato», continua a ripetere.

 
 
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