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giovedì 30 maggio 2024
 
FEDE E MUSICA
 
Credere

Dario Urbano: "un abbraccio mi ha cambiato la vita"

06/10/2022  «D’improvviso mi sono sentito sicuro, come se una voce mi chiamasse dall’Alto», confida Dario Urbano, cantautore della comunità Nuovi Orizzonti. «E se prima mi sentivo vuoto, la parola di Dio mi ha riempito il cuore»

Alcune canzoni si scrivono. Altre invece ti trovano, creando un gioco di specchi tra note e vita, come è stato per Dario Urbano con La mia roccia. Il noto cantante di Nuovi Orizzonti (la comunità fondata da Chiara Amirante) è stato coinvolto da Francesco Lorenzi per interpretare la versione italiana di Cornerstone degli Hillsong United, pubblicata nell’album Che magnifico nome dell’etichetta La Gloria (vedi il box nella pagina successiva, ndr): una canzone di disarmante attualità, che inizia con «La mia speranza è salda in Te» e, di strofa in strofa, vive specchiandosi nel cammino di fede di Urbano. «Stiamo attraversando un periodo storico molto difficile: la pandemia ci ha spogliato delle nostre sicurezze, abbiamo perso molti punti di riferimento vivendo nell’ansia costante del domani», spiega il cantante. «E io so bene cosa vuol dire tutto questo…».

LA MANCANZA DI RIFERIMENTI

Nella paura del presente, così come nel terrore del futuro, Urbano ci è infatti cresciuto: il suo mondo è andato in pezzi non due anni fa, con la pandemia, ma molto prima. Quando andava ancora all’asilo. «Sono l’ultimo di cinque figli e quando mio padre morì avevo appena cinque anni». Con il padre si spense un po’ anche tutto il resto della famiglia: la madre cadde in una forte e lunga depressione, ogni figlio cercò di reagire come poteva mentre Dario, un frugoletto di soli cinque anni, si trovò da solo, a fissare un baratro di vuoto. Una voragine troppo grande, troppo buia per un piccolo della sua età. «Mio padre era il punto di riferimento per tutti noi e la famiglia si disgregò», conferma. «Per me fu molto pesante perché il lutto coincise con il periodo dell’inserimento scolastico: cercavo una figura paterna, che non trovavo, e allo stesso tempo provavo a compiacere mia madre, che vedevo stare male. All’inizio mi rifugiai nella scrittura, poi nel canto: conservo ancora i diari di quegli anni, dove scrivevo cose come “Mi sento un fantasma nella casa”».

IL VUOTO E LE TENTAZIONI

  

Crescendo, la situazione non migliora: «Quel vuoto che sentivo dentro di me si faceva sempre più grande, in classe venivo bullizzato, tanto che iniziai a pensare al suicidio: mi chiedevo se qualcuno avrebbe mai notato la mia assenza, se non ci fossi stato più». Nel tempo i pensieri diventano dei comportamenti borderline: Urbano inizia ad abusare dei farmaci e a tagliarsi. A tutto questo si aggiunge, poi, al liceo la dipendenza dalla pornografia: «Colmai così il mio senso di vuoto», ammette. «Passavo intere nottate e giornate sulle chat porno».

LO SPARTIACQUE DI ASSISI

La svolta arriva a 17 anni: nonostante una forte depressione, che lo spingeva a trascorrere il tempo a letto fissando il soffitto, Urbano accetta l’invito della madre di prendere parte a un convegno ad Assisi, organizzato dagli Apostoli della Divina Misericordia. «Passai la maggior parte del tempo chiuso in albergo. L’ultimo giorno però partecipai alle attività e l’abbraccio di una persona mi fece scattare qualcosa: mi sono sentito al sicuro, come se una voce dall’alto mi dicesse “Io ci sono, non devi più cercare: non sei da solo, io ci sono! Fa della tua vita un capolavoro”. È stato lì, in quell’istante, che decisi di cambiare». Urbano si apre quindi agli amici e alle relazioni, iniziando ad andare a Messa: «Mi riempivo della Parola del Signore, mi faceva stare bene». Complice una testimonianza a scuola, decide anche di avvicinarsi alla comunità Nuovi Orizzonti: «Vivevano in un modo che mi ha subito affascinato: anch’io volevo essere come loro, con il cuore così colmo di gioia! Ho iniziato quindi come volontario affrontando, allo stesso tempo, un percorso di analisi per superare le dipendenze e la depressione: mi resi conto che, se volevo amare come loro e cambiare il mondo, dovevo prima di tutto sistemare qualcosa dentro di me».

LE NOZZE E LA FAMIGLIA

  

In quegli anni conosce anche la sua futura moglie, Irene, il cui fidanzamento, lungo quattro anni, fu casto: «La castità è una sfida e non è per tutti: ognuno ha il suo percorso. Per i miei trascorsi era importante riscoprire il senso dei nostri corpi e della sessualità». Si sposano giovanissimi (25 anni lui, 21 lei) e oggi hanno due bambini, Mia e Noah, di tre e un anno. E adesso, alla fatidica domanda «Ma sei felice?», Urbano sa bene cosa rispondere: «Sì, sono sicuramente felice anche se in cammino: continuo a combattere gli strascichi del mio passato».

UN PROGETTO CONDIVISO: IL BEST OF ITALIANO DEGLI HILLSONG UNITED

Che magnifico nome. Ma anche che stupendo progetto. Il best of italiano degli Hillsong United, il gruppo internazionale di riferimento per la Christian music, è un disco senza precedenti. Distribuito da La Gloria, propone per la prima volta le versioni italiane di 13 successi della band. «Era dal 2018 che gli Hillsong accarezzavano questo progetto, ma invano: sono arrivati a me un po’ come a un’“ultima spiaggia”», scherza il cantante Francesco Lorenzi, il cui apporto in realtà è stato decisivo. Il frontman dei The Sun ha infatti curato traduzione, adattamento e produzione esecutiva dell’album. Poi però ha deciso di non tenere per sé il disco assegnando ciascun brano a un interprete diverso, come Dario Urbano, i GenVerde, Debora Vezzani, «lanciando così un messaggio di unità tra gli artisti cristiani»: un’iniziativa senza eguali.

 
 
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