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Ddl Zan: il Vaticano formula rilievi e chiede dialogo

22/06/2021  Un articolo del Corriere della Sera suscita dibattito. Cosa c'è dietro la "nota verbale" consegnata "informalmente" (così dice la Santa Sede) all'ambasciata italiana

Sgombrare la strada dagli opposti estremismi e dialogare per migliorare il testo del ddl Zan. La posizione che la Cei aveva fatta propria nel corso del secondo dei suoi due interventi sul testo di legge sembra spazzata via dall’articolo del Corriere della sera secondo cui monsignor Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati per la Segreteria di Stato della Santa Sede, avrebbe recapitato una “nota verbale”, lo scorso 17 giugno, all’ambasciata italiana presso la Santa Sede. Secondo la ricostruzione del quotidiano, l’oggetto della nota sarebbe la violazione del Concordato, in quanto il testo del ddl Zan ridurrebbe «la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall'articolo 2, commi 1 e 3 dell'accordo di revisione del Concordato».

Il Vaticano non si è ancora pronunciato ufficialmente sulla questione. Il portavoce della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, ha confermato che «una nota verbale della segreteria di Stato è stata consegnata informalmente all’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede», ma da Oltretevere non giungono ulteriori commenti. Soltanto il prefetto del dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, il cardinale Kevin Joseph Farrell, ha espresso la preoccupazione «di ciascuno di noi» rispondendo a una domanda nel corso della conferenza stampa per la presentazione della giornata dei nonni e degli anziani che avrà luogo il prossimo 25 luglio.

I politici invece sono subito intervenuti. Plaude Matteo Salvini schierato, con il leghista Andrea Ostellari, presidente della Commissione dle Senato che deve esmainare il testo, a osteggiare l’iter parlamentare. Dialogante, invece, Enrico Letta: «Noi sosteniamo la legge Zan», dice il leader del pd, «e, naturalmente, siamo disponibili al dialogo. Siamo pronti a guardare i nodi giuridici ma sosteniamo l’impianto della legge che è una legge di civiltà».

Secondo il giurista Costantino Visconti, che Famiglia cristiana aveva ampiamente intervistato sul testo, basterebbe molto poco per migliorare il testo. Per esempio, circoscrivere le tipologie di reato alla istigazioni e discriminazioni fondate sull’”orientamento sessuale e sull’identità di genere”, espressioni queste già sedimentate nel nostro ordinamento e generalmente comprensibili», senza addentrarsi nelle «definizioni linguistiche contenute nell’articolo 1 del provvedimento legislativo che risultano poco comprensibili e a volte confusive anche al lettore più accorto e pure idealmente favorevole alle finalità perseguite». Secondo il giurista, che invita ad abbassare i toni, «ci sono strade perseguibili senza abbassare il livello di tutela e senza aggiungere ulteriori «classificazioni e definizioni che tanti timori suscitano, magari non sempre fondati, ma certamente comprensibili».

 
 
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