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giovedì 18 agosto 2022
 
 

De Kerchkove, Papa buon comunicatore

07/06/2011  Al Festival della comunicazione di Padova il guru della comunicazione tesse le lodi di Benedetto XVI e si mostra ottimista sui nuovi media.

Ci sono anche i grandi nomi al Festival della comunicazione di Padova. Derrick De Kerchkove, il "guru" della comunicazione successore del grande maestro Marshall Mc Luhan, ha tenuto ieri al Palazzo della Ragione una seguitissima conferenza dal titolo "Il volto e la maschera. Potere e sapere nela società in rete".

Come cambia il rapporto tra potere e sapere, al tempo di internet e dei new media che connettono tutti con tutti e aprono fonti di informazione impensate fino a qualche anno fa? Secondo De Kerchkove il passaggio dalla parola allo scritto ha implicato, millenni fa, un'estensione enorme delle potenzialità comunicative spazio-temporali del soggetto, aiutando la formazione di una coscienza individuale, riflessa. Il successivo passaggio all'elettricità, e quindi al web, estende oltre misura questo spazio comunicativo per l'estrema velocità delle comunicazioni e crea i fondamenti di una globalizzazione che non risparmia nessuno.

«Dalla comparsa di Wikileaks in poi siamo più o meno al momento della caduta della maschera da parte del potere. Non che abbiamo imparato cose che già non sapessimo ma averlo oggi nero su bianco rende tutto più vero», ha commentato il professore canadese. «Ma la vera rivoluzione -  secondo lo studioso - è Twitter, il social media che «dopo l'invenzione del web, di Google, dei blog di complessità in complessità ha fatto sì che l'ambiente locale risponda globalmente e che l'opinione pubblica non sia più locale ma globale». Una risposta si è avuta nelle rivoluzioni dell'Africa del Nord, rivoluzioni, almeno in Egitto e Tunisia, pacifiche. «La gente vuole partecipare e i giovani, anche quelli italiani, ma pensiamo a quanto successo di recente in Spagna, finalmente si mettono a parlare di politica e questo è un buon segno».

Ma... il virtuale sostituisce il reale come si sente dire? «Forse un po’ ma occorre dire che il virtuale non si oppone alla realtà: ci troviamo invece di fronte a una memoria collettiva e a un'intelligenza molto aumentate che non negano il reale». Anche il cosidetto "digital divide" (la diversa competenza digitale tra "nativi" e "immigrati" digitali) è più un mito che altro: «Non vedo una differenza tra i migranti e nativi digitali, più un Paese si attrezza più il virtuale allarga la realtà: l'università, la stampa, la politica... tutto si riorganizza in questo senso ma abbiamo ancora avuto troppo poco tempo per farlo». 

Ci scappa pure un complimento alla capacità comunicativa della Chiesa: «Questa istituzione antica si sta riorganizzando molto bene dal punto di vista della comunicazione, pensiamo solo all'applicazione Pope H2O, così vicina ai giovani. Un Papa ritenuto conservatore è stato capace di tanto...». Anche la teoria delle cosiddette "Emozioni connettive" è affascinante: internet avrebbe «un ruolo quasi biologico perché le emozioni possono trasmettersi attraverso il web in modo virale spingendo le persone a camportamenti comuni, come è successo di recente in Australia dove un giovane di Sydney, girando con un cartello con la scritta "abbracci liberi", ha fatto partire una vera e propria "febbre da abbraccio" estesa attraverso il web a milioni persone».

 
 
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