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lunedì 22 luglio 2024
 
 

De Laurentiis: il nemico è la pirateria

26/04/2013 

Nato a Roma ma partenopeo fino al midollo, essendo la sua famiglia da generazioni tra le più in vista di Torre Annunziata, Aurelio De Laurentiis (64 anni e tre figli: Luigi, Valentina, Edoardo) è il produttore e distributore più importante sul mercato italiano. Figlio e nipote d’arte (col padre Luigi ha fondato nel 1975 la FilmAuro, mentre lo zio Dino emigrò addirittura a Hollywood producendo pellicole di successo mondiale), De Laurentiis è il maggiore soggetto privato che s’interponga tra i colossi Medusa-Mediaset e 01-RaiCinema nella filiera che va dal set alla sala cinematografica. Chi meglio di lui può analizzare la crisi attuale del cinema italiano? Lui che ha fatto una fortuna producendo ogni anno il bistrattato cine-panettone con Christian De Sica e Massimo Boldi ma che ha anche realizzato film di qualità (Un borghese piccolo piccolo di Monicelli, Maccheroni di Scola, Festival di Pupi Avati, Il figlio della Pantera Rosa di Blake Edwards con Benigni, gli ultimi due successi di Verdone). Lui che ha avuto sempre un occhio attento all’estero importando e distribuendo pellicole di Almodòvar, David Lynch, Luc Besson, Joel ed Ethan Coen. Ma c’è di più: lui che ha trasferito la sua visione manageriale dal cinema al calcio, rilevando nel 2004 i resti fallimentari del Napoli e riportando la gloriosa squadra partenopea ai fasti della serie A in poco tempo. Quest’anno il Napoli veleggia secondo in campionato ma è decisamente primo (15 milioni di euro di attivo nel 2012) nella speciale classifica dei bilanci del calcio professionistico. Insomma, uno che col calcio non si è svenato, anzi è riuscito perfino a guadagnare. Ovvio che Aurelio De Laurentiis sia stato uno dei protagonisti e una delle voci più ascoltate nell’annuale incontro promosso dall’Anica per presentare i dati del cinema italiano, svoltosi qualche giorno fa a Roma nella storica sede del Ministero dei Beni Culturali. Oltre a snocciolare i numeri che attestano un 2012 di crisi e un 2013 che si prospetta anche peggiore, Riccardo Tozzi (presidente Anica), Angelo Barbagallo (presidente dei produttori) e Richard Borg (presidente dei distributori) hanno posto l’attenzione su alcuni punti critici. Prima di tutto, il deterioramento del rapporto tra Tv e cinema con un meno 25% dei finanziamenti produttivi delle reti e soprattutto un deficit drammatico di programmazione: la Rai ha mandato in onda in prima serata solo 43 film italiani in tutto il 2012 mentre Mediaset è arrivata a 75. Poi si dice che il pubblico è diseducato, addirittura talvolta prevenuto nei confronti dei film di casa nostra.

Altro aspetto drammatico, quello della video pirateria che, secondo studi attendibili, da noi sarebbe ormai seconda soltanto al potente mercato cinese. Quando si dice l’eccellenza italiana. Sul tema si è fatto sentire De Laurentiis che dalla prima fila ha tuonato contro le istituzioni colpevoli, a suo modo di vedere, di inefficienza nella lotta contro una frode che sottrae risorse: “La pirateria è senza dubbio il nostro nemico principale perché provoca un vero e proprio mercato a parte che rende difficile la sopravvivenza della legalità”, ha sottolineato. “Si devono creare leggi specifiche, sanzioni pesanti e magari cercare di educare alla legalità le future generazioni”. Tutte cose non realizzate finora dalle autorità preposte ed è per questo che: “Tutti insieme dobbiamo promuovere una class action contro lo Stato italiano”, è sbottato De Laurentiis. “Si tratta di una mossa estrema ma che deve essere realizzata se si vuole fermare una situazione insostenibile. Il problema della pirateria è molto serio e dovremmo chiedere 12,5 miliardi di euro per arrivare a ottenere almeno un risarcimento pari a 2,5 miliardi che poi è l’importo stimato delle perdite provocateci ogni anno dalla pirateria”. Tra i presenti è montato subito uno scomposto brusio ed è a quel punto che il re dei produttori italiani ha sparato a zero sul Ministero per i Beni e le Attività Culturali e più in generale l’intera classe politica: “Il Mibac è divenuto un parcheggio di raccomandati”, ha detto De Laurentiis affondando la lama. “Allorché, in un Paese come il nostro, dovrebbe rappresentare il trampolino per il rilancio del cinema e la promozione dei talenti”.

 
 
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