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mercoledì 30 settembre 2020
 
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De Robertis: «Basta parlare di guerre e migrazioni senza saperne nulla»

20/02/2020  «Tante cose vengono dette perché non conosciamo e invece questo incontro ci dà l’occasione di incontrare e di ascoltare direttamente la situazione dei Paesi in guerra. Per parlare con una voce sola», dice don Gianni, responsabile di Migrantes.

«Incontrarsi, condividere il proprio sguardo sulla realtà del Mediterraneo e, possibilmente, arrivare a parlare con una sola voce». Don Gianni De Robertis, direttore dell’Ufficio Migrantes, della Cei, sottolinea che «la realtà del Mediterraneo è complessa ed è importante osservarla da diversi punti di vista. Lo sguardo che abbiamo dalla riva Nord spesso è molto diverso da quello che hanno coloro che vivono sull’altra sponda e in Medio oriente».

Come è organizzato il convegno?

«Non ascolteremo dotte conferenze. Invece ci sarà il tempo per permettere ai vescovi di condividere le loro esperienze e i loro pensieri. Già ieri c’è stata una prima risonanza e mi ha colpito vedere come immediatamente tanti vescovi hanno preso la parola, non solo quelli del Medio oriente, ma anche quelle dei Balcani. Adesso cominceranno i tavoli di lavoro con i 58 vescovi divisi in 6 tavoli per permettere a tutti di esprimersi e di ascoltarsi, mentre il pomeriggio si rivedono in assemblea plenaria. A partire da stamattina ci sarà il tempo per ascoltare tutti. E i vescovi parlano senza imbarazzi. Evidentemente c’è una necessità anche perché non ci sono luoghi dove le Chiese  del Mediterraneo possano confrontarsi.

Quali sono le necessità che emergono soprattutto dai Paesi da cui si emigra di più?

«Queste piccole comunità cristiane chiedono aiuto. E poi c’è una denuncia precisa e cioè che la vera causa di guerre e migrazioni sono le grandi potenze, gli interessi economici che stanno lacerando i Paesi. Più che una questione di religioni è una questione di questi interessi che impoveriscono i popoli. I poveri aumentano ancora mentre i ricchi sono sempre di meno e più potenti. Questa situazione sociale ed economica pesa molto su questi Paesi. D’altra parte anche noi del Sud Italia, anche se in forma più attenuata, viviamo questa situazione che costringe all’esodo tanti giovani anche nostri. Non ci sentiamo del tutto fuori da queste problematiche».

Cosa emergerà?

«Siamo appena all’inizio, ma io, come barese, sento un grande fermento nella città e sono molto contento di come si sta procedendo perché noi a volte parliamo senza conoscere. Tante cose vengono dette perché non conosciamo e invece questo incontro ci dà l’occasione di incontrare e di ascoltare direttamente la situazione dei Paesi in guerra o in crisi».

Anche le Chiese del Nord Italia sentono così il Mediterraneo?

«Spero non solo quelle del Nord Italia, ma di tutta l’Europa perché è l’Europa che si affaccia sul Mediterraneo. Come diceva Giorgio La Pira non esiste Europa senza Mediterraneo, il Mediterraneo è una faccia integrante dell’Europa. E dunque quel che accade nel Mediterraneo coinvolge non solo l’Italia, ma tutto il Continente».

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