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mercoledì 16 giugno 2021
 
 

India, un gigante senza pace

08/09/2011  Un altro atto terroristico ha colpito il cuore della capitale indiana, Nuova Delhi, con una bomba davanti al tribunale: 11 morti e 70 feriti. Polemiche sulla vulnerabilità del Paese.

Agenti della sicurezza indiana davanti al luogo dell'esplosione.
Agenti della sicurezza indiana davanti al luogo dell'esplosione.

L'incubo del terrorismo colpisce ancora una volta l'India, nel cuore della sua capitale. Alle dieci e un quarto di mattina un ordigno è esploso davanti all'entrata del tribunale di Nuova Delhi, causando 11 morti e una settantina di feriti, e svelando in maniera inequivocabile la vulnerabilita' del Paese. Nonostante l'allerta dell'intelligence, che da mesi aveva segnalato la capitale come probabile obiettivo terroristico, le misure di sicurezza adottate dal Governo non sono state in grado di evitare l'ennesimo attentato. E le polemiche parlano di una tragedia annunciata.

Il 25 maggio scorso, infatti, un'auto parcheggiata proprio nei pressi dei cancelli del tribunale era saltata in aria, senza tuttavia provocare vittime. Un avvertimento, si dice oggi, che non è stato preso sufficentemente in considerazione. Al contrario i terroristi hanno dimostrato di potersi muovere nella capitale con relativa sicurezza e precisione. Il Ministro degli Interni Palaniappan Chidambaram finora non si è sbilanciato sulla matrice dell'attentato, limitandosi a dichiarare che la polizia sta svolgendo le indagini. Tuttavia, con una mail inviata a un canale televisivo indiano, il gruppo terroristico pakistano HuJI (Harkat-ul-Jihad Islami) ha rivendicato l'esplosione, chiedendo la sospensione immediata della sentenza di morte prevista per Muhammed Afzal Guru, detenuto per cospirazione dal 2002. Se la loro richiesta non verrà soddisfatta, minacciano ulteriori azioni contro i tribunali della Corte Suprema indiana.

Uno dei feriti nell'attentato terroristico davanti al tribunale di Nuova Delhi.
Uno dei feriti nell'attentato terroristico davanti al tribunale di Nuova Delhi.


Il 13 dicembre 2001, un'auto con falsi distintivi ministeriali riuscì a penetrare a tutto gas nel cortile del Parlamento indiano. Ne uscirono 5 uomini armati che aprirono il fuoco contro le guardie ministeriali. Nello scontro 6 poliziotti, i 5 terroristi e un giardiniere rimasero uccisi, oltre a una ventina di persone gravemente ferite. Il governo indiano accusò due gruppi terroristici pakistani (LeT e JeM) di essere responsabili dell'attentato, anche se entrambe le fazioni si dichiarorono estranee all'incidente. Un anno dopo, quattro membri del JeM (Jaish-e-Mohammed, Esercito di Mohammed) furono arrestati e processati per cospirazione all'episodio del Parlamento.

Uno di loro, Muhammed Afzal Guru, di orgini kashmire, fu condannato alla pena di morte dalla Suprema Corte dell'India nel 2004. Da allora molte sono state le richieste di clemenza a favore di Afzal Guru, sia da parte di numerose associazioni per i diritti umani, sia di singoli personaggi del mondo culturale e politico indiano. Fra questi anche la scrittrice e attivista Arundhati Roy, autrice del best seller Il dio delle piccole cose, e il giornalista e analista politico Praful Bidwai, che denunciano gravi irregolarità processuali e violazioni dei diritti umani nel corso degli interrogatori.

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