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mercoledì 08 dicembre 2021
 
 

Democrazia, bella e impossibile?

16/10/2011  La crisi economica ha messo ancor più alle strette il sistema politico da tutti considerato il più avanzato, ma che mostra nuove pericolose crepe.

Il Parlamento italiano.
Il Parlamento italiano.

«È stato detto che la democrazia
è la peggior forma di governo,
eccezion fatta per tutte quelle altre forme
che si sono sperimentate finora»

Winston Churchill


Strano destino, quella della democrazia. Chi ce l'ha, se ne lamenta; chi non ce l'ha, è disposto a tutto, anche a mettere a repentaglio la vita, pur di ottenerla (una prova eclatante ci viene offerta dalle varie Primavere che stanno scuotendo il Nord Africa o alcuni Paesi del Medio Oriente). Sembra scritto nella sua essenza che sia necessaria e al tempo stesso fragile, irrinunciabile eppure sempre imperfetta.

La rendono necessaria e irrinunciabile le caratteristiche per le quali i popoli che ne sono privi combattono, scendono in piazza, rischiano la vita e la repressione: la libertà individuale, il diritto concesso a ogni essere umano in quanto tale a cercare con ogni mezzo la fecilità (evocato esplicitamente nella Costituzione degli Stati Uniti). Non c'è democrazia senza libertà della persona. A renderla invece fragile e imperfetta sono i suoi limiti intrinseci, spesso dovuti alla mancata o parziale attuazione dei suoi principi: eccessive disuguaglianze, concentrazioni di potere e ricchezza, la non osservanza o applicazione delle leggi, l'impossibilità di ottenere giustizia, lo scollamento fra gli eletti e il popolo, ovvero il problema, centrale, della rappresentatività, alla quale spesso si contrappone la proposta dell'esercizio diretto della democrazia, attraverso la forma del voto o di altre consultazioni, quali il referendum, l'elezione diretta del capo del Governo o dello Stato.

Accentuando il disagio e il malessere sociale, la crisi economica ha reso ancora più vivo, e per certi versi drammatico, il dibattito sulla democrazia, come una ferita che scopre i nervi di un corpo stremato. Di tale dibattito vogliamo dare, seppure parzialmente, conto, esaminando nelle pagine successive due saggi meritevoli di particolare attenzione: Democrazia di Gherardo Colombo (Bollati Boringhieri) e Il disagio della democrazia di Giorgio Galli (Einaudi). 

Gherardo Colombo.
Gherardo Colombo.

«L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro
in quanto i cittadini lavorano,
  cioè si impegnano,
perché sia una Repubblica e una democrazia.

È necessario che i cittadini agiscano per compiere la democrazia,
perché  questa possa attuarsi»
Gherardo Colombo, Democrazia (Bollati Boringhieri)


Gherardo Colombo, oggi presidente della Garzanti libri, non ha bisogno di molte presentazioni. Negli oltre trent'anni in cui ha fatto il magistrato presso il Tribunale, la Procura della Repubblica di Milano e la Corte di Cassazione, ha contribuito ad alcune inchiestte celebri, dalla Loggia P2 a Mani Pulite, dal delitto Ambrosoli al Processo Imi-Sir. Nel 2007 ha lasciato la magistratura, dedicandosi alla riflessione pubblica sulla giustizia, coinvolgendo i ragazzi delle scuole e tramite il suo sito www.sulleregole.it (da visitare). Da questo impegno sono nati diversi testi - Sei stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini, Le regole raccontate ai bambini, Educare alla legalità - fra cui il recente Democrazia (Bollati Boringhieri, pp. 94, euro 8,00), primo titolo di una collana significativamente chiamata "I sampietrini".

L'analisi di Colombo prende avvio dalla constatazione che alla democrazia, noi italiani e noi occidentali, ci siamo in qualche assuefatti. Fa parte del nostro paesaggio mentale e del nostro vocabolario, il che, da una parte, la connota come una conquista, dall'altra, invece, indica che la diamo per scontata e forse non la esercitiamo e coltiviamo come dovremmo. Per questo, dice l'ex magistrato, vale la pena cominciare a capire meglio di che cosa stiamo parlando. Il primo capitolo, "Forma", si sofferma sul significato della parola, sulle sue ambiguità, sugli scopi fondamentali che la definiscono. "Sostanza" è il titolo del secondo capitolo, perché centrale diventa il rapporto con le minoranze, la dialettica fra i diritti e i doveri e, infine la corrispondenza della forma rispetto alla sostanza, perché se un'idea resta un'astrazione formale e vuota, a nulla serve.

Se questi due capitoli iniziali rivelano una chiarezza esemplare e riescono a entrare nel merito della questione democrazia, è nel terzo, "Esercizio", che il saggio dà il suo contributo essenziale. A governare deve essere il popolo, in una democrazia, ma che cosa gli serve per rendere effettiva tale facoltà? La risposta di Colombo va presa seriamente in considerazione. In sintesi, è solo l'impegno, l'educazione e l'informazione, che ogni cittadino deve assumere come proprio fondamentale diritto e dovere, a fare di quella forma di governo o organizzazione sociale che chiamiamo democrazia qualcosa di più di una parola vuota. Ogni cittadino deve assumere un ruolo consapevole e attivo, in ogni forma possibile, dal voto all'acquisizione delle informazioni necessarie sui problemi oggetto di dibattito o di legiferazione, dal controllo degli eletti all'impegno diretto. Non basta delegare chi ci rappresenta, bisogna "accompagnarlo" in ogni suoa atto. Democrazia è partecipazione, cantava Giorgio Gaber

Il politologo Carlo Galli.
Il politologo Carlo Galli.

«Se insomma il disagio è la delusione
per ciò che la democrazia è divenuta
- la melanconia davanti a un paesaggio di rovine -,
quel disagio può divenire da necessità libertà,
attraverso la decisione: può infatti essere interpretato
anche come se custodisse una significato umanistico,
che parla anche nella notte più fonda».
Carlo Galli, Il disagio della democrazia (Einaudi)


Carlo Galli è uno dei maggiori politologi italiani, e non solo.
Docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Bologna, ha pubblicato saggi fondamentali, quali, per citarne almeno alcuni, L'età moderna e l'età globale e Genealogia della politica. Il titolo del suo testo è molto netto: Il disagio della democrazia (Einaudi, pp. 94, euro 10,00). Punto di partenza è il groviglio di contraddizioni e di gravi problemi in cui essa è sprofondata, ma anche la rassegnata accettazione del suo cattivo funzionamento da parte dei cittadini: la questione decisiva è il progressivo restringimento degli spazi civili, vitali, creativi che non si traducono più in prassi politica, in leggi. La democrazia è certo l'unica forma politica legittima, ma appare, oggi più che mai, una promessa non mantenuta.

Coerente con la sua formazione e la sua ricerca, Galli sceglie di dare il suo contributo alla riflessione sulla democrazia ricostruendone il percorso storico, dalle origini a oggi. Eccoci allora in Grecia, nella culla della civiltà, fra i patriarchi e gli inventori di questa forma di governo. Il modello da loro elaborato sopravviverà sostanzialmente - pur nelle inevitabili differenze - fino all'epoca moderna, rispetto alla quale avverrà un ulteriore scarto nell'epoca globale, quella in cui siamo immersi oggi e che tanti grattacapi ha creato alla pretesa e allo sforzo dei governi nazionali, eletti e perciò espressione di una volontà popolare, di orientare i destini di una nazione. In questo excursus, un capitolo è dedicato al rapporto fra gli individui e la società, soprattutto in relazione al concetto di diritto. Un altro si sofferma proprio sulle contraddizioni intrinseche della democrazia; un altro ancora sulla necessità di questa forma in rapporto alla libertà.

La tesi di Galli è anzitutto che la nostra Costituzione è «splendidamente "moderna"» e che, di conseguenza, la battaglia in sua difesa non ha nulla di formalistico né di nostalgico, ma è necessaria e doverosa. L'altra indicazione che emerge - e che in qualche modo accosta il pensiero di Galli a quello di Colombo - è che il disagio, il malessere, lo scontento per le sorti presenti della democrazia devono trasformarsi in «decisione per la democrazia, in attiva consapevolezza che questa è in sé compiuta perché è lo sforzo costante di aprire e sviluppare lo spazio politico nel quale l'umanità cerca di vivere una vita non casuale né eterodiretta: cioè una vita all'insegna dell'uguale dignità delle differenze. Nella consapevolezza, insomma, che la democrazia non è una forma politica determinata, ma è la possibilità in generale che in conflitti per l'uguaglianza avvengano in uno spazio civico - cioè in modo non distruttivo -, e che la ricerca del fiorire dell'umanità non sia disperata o insensata a priori». La democrazia è un dover essere, un'aspirazione, una meta imprescindibile, perché, per quanto fragile, limitata e imperfetta, solo essa custodisce la speranza di una comunità degli uomini capace di darsi delle leggi, nella dignità e libertà di tutti.

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