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martedì 27 luglio 2021
 
 

«Le vittime non vanno lasciate sole»

27/03/2014  Per quindici volte Donatella, 47enne, è stata picchiata dal compagno e ricoverata al pronto soccorso. Nessuno è intervenuto. La psicologa Federica Facchin spiega che è un problema culturale: queste donne non denunciano e il pensare comune vuole che “tra moglie e marito sia meglio non mettere il dito”.

Per quindici volte Donatella, 47enne, è stata picchiata dal compagno e ricoverata al pronto soccorso. Per quindici volte non l’ha denunciato. Fino all’ultima, quella definitiva. Ora lui è in carcere e lei si dice dispiaciuta, in parte, perché lo ama appassionatamente. Ne parliamo con Federica Facchin, Psicologa e Ricercatore di Psicologia Clinica dell’Università Cattolica.

«C’è un primo problema a livello culturale; queste donne non denunciano e il pensare comune vuole che “tra moglie e marito sia meglio non mettere il dito”. Per questo occorre parlare a loro ma anche a chi è loro vicino perché sia chiaro che l’amore è un'altra cosa. Qui si tratta di violenza, che è legata a dinamiche psicologiche molto precise: narcisismo, possesso, controllo assoluto sull’altro al quale viene precluso il diritto ad un'esistenza libera. Capito questo si cancella l’idea di entrare in un fatto privato e si entra in una dimensione pubblica: la violenza alle donne è un reato, una violazione dei diritti umani (come sancito dalla Convenzione di Istanbul stipulata nel Maggio 2011) e quindi è un dovere di cittadino denunciarla».

Queste donne spesso vengono lasciate sole.

«Soprattutto se denunciano. Vanno incontro a vissuti di colpa e vergogna e, quando si decidono a denunciare, davanti a loro c’è solo il terrore di una violenza ancora più grande. Perciò smantellare l’idea che queste dinamiche riguardino la sfera privata a due è fondamentale: chi ne è testimone deve denunciare per non colludere con il regime di terrore e di segregazione al quale la stessa donna è soggetta. Non si tratta solo di un obbligo, ma soprattutto di una posizione etica, di una questione di responsabilità».

Ci dà qualche dato per visualizzare la gravità del fenomeno?

«Secondo i dati forniti dal rapporto Istat del 2006, in Italia ogni 96 ore una donna viene uccisa dal proprio compagno e il 68,3% di queste violenze avviene in casa. Fino al 93% non sono denunciate se l’autore della violenza è il partner. È una vera epidemia sociale la violenza che si manifesta nelle relazioni intime, tra le mura domestiche. Oggi chi ti ammazza è tuo marito, il tuo compagno, in una dinamica di sofferenza relazionale che non deve essere scambiata per amore, prima di tutto per la donna, che può confondere la gelosia parossistica, il possesso, la reazione violenta del compagno come espressione di un amore unico, particolare. Denunciare è un dovere civico. E anche la legge è cambiata in questa stessa direzione se le forze dell’ordine possono procedere anche senza querela di parte».

 
 
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