Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
domenica 16 giugno 2024
 
 

Destra o sinistra: chi muove i fili?

12/12/2013  Una cosa è la crescente rabbia della gente per l'insostenibile pressione fiscale, per il lavoro che non c'è e per una casta, quella dei politici, giudicata non più emendabile. Un'altra è chi appicca l'incendio.

Il problema è il cerino, non la stanza.  Chi ha incendiato un ambiente, il nostro Paese, saturo da tempo di rabbia pronta a esplodere? La crescente pressione fiscale che toglie il respiro, il lavoro che si fa merce rara, il futuro dei padri sempre più nero e quello dei figli sempre più incerto, una casta - quella dei politici -  sorda e distante, una serie di (ex?) opportunità, l'Europa in testa, vissute come impiccio e non più come risorsa: tutto è noto da tempo. Molto è condivisibile. Resta da capire perché l'esasperazione abbia vestito i panni della rivoluzione proprio a partire dalle 5,30 di lunedì 9 dicembre,  nel freddo di alcune piazze torinesi. Un quesito non da poco. Una domanda rimasta finora senza una risposta certa. O quanto meno univoca. 

A qualche giorno dall'inizio della protesta, è tuttavia possibile riepilogare i fatti seguendo alcuni criteri. Che offrono perlomeno qualche indizio. La cronologia, innanzitutto. L'avvio delle manifestazioni avviene, come detto il 9, guarda caso all'indomani di un week end di ordinaria democrazia: era nato ufficialmente il Nuovo Centrodestra, la Lega Nord e il Pd avevano svolto le loro primarie. Forse  qualcuno trova troppo faticoso declinare idee, programmi, obiettivi, alleanze preferendo gli slogan urlati al civile confronto.

Secondo: il leader. Si presenta come il Robin Hood italiano, ma non disdegna di viaggiare in Jaguar (per quanto di un amico camionista e pure pignorata) .  Danilo Calvani è un contadino cinquantunenne della provincia di Latina, con studi da ragioniere non terminati. Dicono che abbia forti simpatie per la destra. Lui sostiene di aver votato Dc e Psi, poi una volta Forza Italia e un'altra ancora i Verdi. Quando si candidò sindaco dalle sue parti, aggiunge, lo fece in una lista civica. Non la spuntò. Una cosa è certa. Già sul finire della scorsa settimana, nel sito della sezione torinese dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) si poteva leggere che a San Mauro Torinese, in un'affollata assemblea Danilo Calvani aveva rivendicato «la costituzione di un Governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento». Una battuta? Se sì, è stata a dir poco infelice.

Terzo. I protagonisti della piazza. Di destra, tanti. Qualcuno di sinistra, appartenente a centri sociali. Molti ultrà, di più squadre. E poi, sì, anche autotrasportatori, ambulanti, disoccupati, manciate di studenti. Qualche contadino. Insomma, gente normale. Ma dietro. Non in prima fila. Quarto. I facinorosi. Sono quelli che hanno tirato pietre, quelli che sono passati di negozio in negozio a minacciare guai in caso di mancata chiusura, quelli che  hanno bloccato senza tanti complimenti  le mamme in perenne conflitto con l'orologio, i minuti contati per portare i figli a scuola e poi schizzare al lavoro.

Non ce n'è ancora abbastanza per trarre conclusioni precise, attendibili. Ma ce n'è a sufficienza per far a dire ad Angelino Alfano, ministro dell'Interno,  di temere "una deriva ribellistica genericamente indirizzata contro istituzioni nazionali ed europee a cui non farebbero mancare proprio sostengo organizzazioni antagoniste".  Anche l'intelligence (in particolare l'ex Sisde, oggi Aisi) si dimostra preoccupata:   le manifestazioni legate al cosiddetto movimento dei Forconi "mancano di una regia unica", dicono gli 007,  ma la possibile saldatura della protesta a livello territoriale impone di tenere "elevato il livello di attenzione".

Il sindaco di Bari, l'ex magistrato Michele Emiliano,  fa un passo oltre.  «Abbiamo due importanti leader politici come Beppe Grillo e Silvio Berlusconi che per vie diverse sostanzialmente ispirano questa protesta chiedendo l'uno ai Carabinieri di disobbedire ai loro comandanti e l'altro dicendo che "se mi arrestano faremo la rivoluzione"». Nell'analizzare natura e strategie del movimento dei "forconi", l'ex Pm punta il dito anche contro le mafie:  «La criminalità organizzata è presente, anche mie vecchie conoscenze ad Andria e Barletta. Roma si svegli, dia risposte, o prevarrà il caos».    

Multimedia
L'alba di Torino prima della guerriglia
Correlati
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo