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Destra o sinistra: chi muove i fili?

12/12/2013  Una cosa è la crescente rabbia della gente per l'insostenibile pressione fiscale, per il lavoro che non c'è e per una casta, quella dei politici, giudicata non più emendabile. Un'altra è chi appicca l'incendio.

Il problema è il cerino, non la stanza.  Chi ha incendiato un ambiente, il nostro Paese, saturo da tempo di rabbia pronta a esplodere? La crescente pressione fiscale che toglie il respiro, il lavoro che si fa merce rara, il futuro dei padri sempre più nero e quello dei figli sempre più incerto, una casta - quella dei politici -  sorda e distante, una serie di (ex?) opportunità, l'Europa in testa, vissute come impiccio e non più come risorsa: tutto è noto da tempo. Molto è condivisibile. Resta da capire perché l'esasperazione abbia vestito i panni della rivoluzione proprio a partire dalle 5,30 di lunedì 9 dicembre,  nel freddo di alcune piazze torinesi. Un quesito non da poco. Una domanda rimasta finora senza una risposta certa. O quanto meno univoca. 

A qualche giorno dall'inizio della protesta, è tuttavia possibile riepilogare i fatti seguendo alcuni criteri. Che offrono perlomeno qualche indizio. La cronologia, innanzitutto. L'avvio delle manifestazioni avviene, come detto il 9, guarda caso all'indomani di un week end di ordinaria democrazia: era nato ufficialmente il Nuovo Centrodestra, la Lega Nord e il Pd avevano svolto le loro primarie. Forse  qualcuno trova troppo faticoso declinare idee, programmi, obiettivi, alleanze preferendo gli slogan urlati al civile confronto.

Secondo: il leader. Si presenta come il Robin Hood italiano, ma non disdegna di viaggiare in Jaguar (per quanto di un amico camionista e pure pignorata) .  Danilo Calvani è un contadino cinquantunenne della provincia di Latina, con studi da ragioniere non terminati. Dicono che abbia forti simpatie per la destra. Lui sostiene di aver votato Dc e Psi, poi una volta Forza Italia e un'altra ancora i Verdi. Quando si candidò sindaco dalle sue parti, aggiunge, lo fece in una lista civica. Non la spuntò. Una cosa è certa. Già sul finire della scorsa settimana, nel sito della sezione torinese dell'Anpi (Associazione nazionale partigiani d'Italia) si poteva leggere che a San Mauro Torinese, in un'affollata assemblea Danilo Calvani aveva rivendicato «la costituzione di un Governo temporaneo magari con una figura militare di riferimento». Una battuta? Se sì, è stata a dir poco infelice.

Terzo. I protagonisti della piazza. Di destra, tanti. Qualcuno di sinistra, appartenente a centri sociali. Molti ultrà, di più squadre. E poi, sì, anche autotrasportatori, ambulanti, disoccupati, manciate di studenti. Qualche contadino. Insomma, gente normale. Ma dietro. Non in prima fila. Quarto. I facinorosi. Sono quelli che hanno tirato pietre, quelli che sono passati di negozio in negozio a minacciare guai in caso di mancata chiusura, quelli che  hanno bloccato senza tanti complimenti  le mamme in perenne conflitto con l'orologio, i minuti contati per portare i figli a scuola e poi schizzare al lavoro.

Non ce n'è ancora abbastanza per trarre conclusioni precise, attendibili. Ma ce n'è a sufficienza per far a dire ad Angelino Alfano, ministro dell'Interno,  di temere "una deriva ribellistica genericamente indirizzata contro istituzioni nazionali ed europee a cui non farebbero mancare proprio sostengo organizzazioni antagoniste".  Anche l'intelligence (in particolare l'ex Sisde, oggi Aisi) si dimostra preoccupata:   le manifestazioni legate al cosiddetto movimento dei Forconi "mancano di una regia unica", dicono gli 007,  ma la possibile saldatura della protesta a livello territoriale impone di tenere "elevato il livello di attenzione".

Il sindaco di Bari, l'ex magistrato Michele Emiliano,  fa un passo oltre.  «Abbiamo due importanti leader politici come Beppe Grillo e Silvio Berlusconi che per vie diverse sostanzialmente ispirano questa protesta chiedendo l'uno ai Carabinieri di disobbedire ai loro comandanti e l'altro dicendo che "se mi arrestano faremo la rivoluzione"». Nell'analizzare natura e strategie del movimento dei "forconi", l'ex Pm punta il dito anche contro le mafie:  «La criminalità organizzata è presente, anche mie vecchie conoscenze ad Andria e Barletta. Roma si svegli, dia risposte, o prevarrà il caos».    

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