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martedì 07 dicembre 2021
 
 

Di Gregorio, un'esordiente sull'ottovolante

11/03/2011  La giovane scrittrice pescarese fa centro con il suo primo romanzo, "Le giostre sono per gli scemi", incentrato sul rapporto fra due fratelli e sulla ricerca del padre e della libertà.

Paolo Perazzolo commenta il romanzo d'esordio della giovane Barbara Di Gregorio, "Le giostre sono per gli scemi".
Paolo Perazzolo commenta il romanzo d'esordio della giovane Barbara Di Gregorio, "Le giostre sono per gli scemi".

   Sono molti gli esordi degni di nota che hanno caratterizzato i primi mesi dell’anno. Di Mariapia Veladiano abbiamo dato conto nello scorso numero, di Donatella di Pietrantonio parleremo presto, come pure di Alessandro Mari e di altri ancora. Fra questi merita considerazione il debutto nel romanzo della giovane pescarese Barbara Di Gregorio, con il suo intrigante Le giostre sono per gli scemi (Rizzoli).

   La trama si costruisce attorno alle vicende di Chicco e Leonardo, fratelli anche se di padre diverso. Chicco, più piccolo, ha il mito di Leo, dal quale cerca affetto e attenzione, a volte ottenendoli, altre no. Il fatto è che Leo non vede l’ora di andarsene di casa, non sopportando Pietro, il nuovo compagno della madre e padre di Chicco, e vivendo nel ricordo del suo di padre, svanito nel nulla. Proveniente da una di quelle famiglie di zingari che un giorno si sono – non si sa bene come e perché – fermate a Pescara e dintorni, spariva tutte le estati per montare e lavorare con il suo ottovolante, finché l’attrazione per quella giostra era venuta meno, insieme ai guadagni. Ora quell’ottovolante se ne sta chiuso nel garage di casa, misteriosa e affascinante memoria del passato e, chissà, pegno di un vago futuro.

   Fin qui la storia si snoda in un linguaggio realistico, che la Di Gregorio sa rendere efficace grazie soprattutto ai dialoghi fra i personaggi. Il rapporto contrastato e ambivalente fra i due fratelli, come pure le situazioni di squallore e disgregazione familiare, si definiscono con precisione. Poi, in maniera brusca e imprevedibile, l’autrice imprime alla narrazione una svolta fantastica, magica, che non riveleremo per non guastare la sorpresa al lettore. A nostro avviso, questo sorprendente innesto non stride con il contesto realistico fin lì adottato,ma lo arricchisce e approfondisce: lo spaesamento del lettore diventa presto emozione. C’è soltanto, nel passaggio, un momento in cui il racconto si dilunga e perde di intensità, per poi riprendersi nella parte finale.

   Anche in virtù di questo espediente, si delinea il contrasto fra quegli uomini che se ne stanno con i piedi ben piantati per terra, ma privi di slanci, risucchiati dal grigiore dell’esistenza, e quegli altri che sono eternamente trascinati dal desiderio di salire su una giostra e volare, metafora di un sogno di libertà che mal si concilia con le durezze della vita. Emerge netto anche il contrasto fra questi due mondi e l’incapacità dei “terrestri” di accettare il diverso, che viene fatto oggetto di gesti di quotidiana crudeltà.

 
 
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