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Don Di Liegro, e Roma rifiuta i poveri

13/10/2012  Nell'anniversario di morte del direttore storico della Caritas salta il pranzo solidale. Tensioni con Alemanno per lo sgombero del campo rom.

I sindaco di Roma Gianni Alemanno in un campo nomadi dela capitale.
I sindaco di Roma Gianni Alemanno in un campo nomadi dela capitale.

Almeno nel giorno dell'anniversario di morte di don Luigi Di Liegro, direttore "storico" della Caritas di Roma, si pensava che il sindaco Gianni Alemanno facesse qualche gesto distensivo. E invece, proprio oggi, ha continuato a difendere la sua scelta di sgombero forzato del campo nomadi di Tor de' Cenci. Sgombero criticato da parte della Caritas, di Sant'Egidio, di Amnesty - con ampio appoggio del ministro Andrea Riccardi- soprattutto per le modalità poco rispettose delle persone e in particolare dei minori.

E così, mentre la messa delle 18.30, celebrata da monsignor Matteo Maria Zuppi, vescovo ausiliare di Roma Centro, si è svolta regolarmente nella chiesa dei Santi Apostoli, è, invece, saltato il consueto pranzo solidale.

Don Luigi Di Liegro ne'interpretazione di Giulio Scarpati, per i film "L'uomo della carità".
Don Luigi Di Liegro ne'interpretazione di Giulio Scarpati, per i film "L'uomo della carità".

Quanto sembra lontano il 12 ottobre 1997 quando, con la voce incrinata dall'emozione, Francesco Rutelli dette la notizia alla partenza della marcia per la pace Perugia-Assisi. «Ci hanno appena comunicato che don Luigi Di Liegro è morto. Il suo grande cuore non ha retto», disse l’allora sindaco di Roma. La marcia si mise in moto, ma molti tornarono subito a Roma. Poi la veglia di preghiera ad Acilia, nella comunità Centro Giano divenuta con lui parrocchia di accoglienza. Ad attendere la salma, che tornava da Milano, si erano dati appuntamento gli esclusi di tutta la città, gli amici, chi gli aveva voluto bene.

All’ombra della Madonnina si era consumato l’ultimo tentativo di tenere in vita quel cuore consumato nelle lotte per la giustizia. E quando, il 16 ottobre,  dopo quattro giorni di veglie e preghiere, si celebreranno i funerali, San Giovanni in Laterano non riesce a contenere la folla. Quel giorno, attorno al feretro del “loro” don Luigi, gli umili e i poveri, per la prima volta, sono stati più a loro agio dei potenti.

Forse anche in memoria di questo monsignor Enrico Feroci, attuale direttore della Caritas capitolina, non se l’è sentita di sedersi a tavola con il sindaco Gianni Alemanno per il pranzo solidale. A don Luigi certo non sarebbe andata giù la scelta di un sindaco che imbandisce la mensa dei poveri dopo averne scacciato i commensali più bisognosi. E anche se ufficialmente monsignor Feroci ha dato forfait perché impegnato in un incontro pubblico con il ministro Balduzzi, in tanti sussurrano di un imbarazzo crescente tra Comune e Caritas sulla questione nomadi. Vista l'assenza di monsignor Feroci il Campidoglio ha deciso di annullare il pranzo offerto dall'Amministrazione Comunale ai senza tetto, ai poveri, ai migranti, ai malati di Aids, alle mamme in difficoltà istituito in memoria di don Luigi nel 2001 dall’allora sindaco Walter Veltroni. «Una scelta che è uno schiaffo alla città, al mondo del volontariato, alla coscienza civile e spirituale di Roma», è stato il commento dell’opposizione.

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