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L'analisi
 

Diaconato femminile: sì, no, forse

13/05/2016  Se ne parla da 40 anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede il 15 ottobre 1976 pubblicò la Dichiarazione "Inter insignores" che ribadiva il no al sacerdozio femminile, ma lasciava aperta la questione del diaconato. Da allora sono intervenuti in molti. Ecco una mappa ragionata delle posizioni in campo

La proposta di ammettere le donne al diaconato era stata avanzata all’ultimo Sinodo dei vescovi sulla famiglia dall’arcivescovo monsignor Paul-André Durocher, presidente della Conferenza episcopale canadese (intervenuto in aula per tre minuti, il tempo previsto dal regolamento), il quale aveva chiesto al Sinodo di raccomandare l’inizio di “un processo” che “eventualmente apra alle donne l’accesso a questo ordine, che, come dice la tradizione, è diretto non "ad sacerdotium, sed ad ministerium”. Il vescovo canadese ha pronunciato queste parole in latino, mettendo poi accanto la traduzione in inglese.  E neppure è una cosa nuova, come per altro specifica il Papa nella lunga risposta alla suora che ha posto la domanda.  

Se ne parla da anni e nessuno in Curia si è sorpreso della risposta di Bergoglio.
Sul problema è già intervenuto il Magistero esattamente quaranta anni fa. La Congregazione della dottrina della fede il 15 ottobre 1976 pubblicò una Dichiarazione intitolata Inter insignores sul sacerdozio femminile, che ribadiva il no al sacerdozio, ma lasciava aperta la questione "de diaconato": “E’ una questione che deve essere ripresa in modo completo, senza idee preconcette, ma con uno studio diretto dei testi”. Due anni prima il Sinodo della diocesi della Germania federale affrontò l’argomento e tre teologi di riconosciuto valore, Congar, Huenermann e Vorgrimler, dichiararono il loro appoggio all’ordinazione delle donne al diaconato permanente. Nel 1987 il Sinodo sui fedeli laici lo escluse. Ma la discussione continuò.  Nel 1988 il documento finale del Capitolo generale dei monaci camaldolesi chiese che “venga ripristinato il diaconato femminile nella tradizione esistita nella Chiesa antica e indivisa”. Sei anni dopo Giovanni Paolo II nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis spiegò che la Chiesa non ha in alcun modo il potere di impartire alle donne il sacramento dell’ordine e che questa decisione deve essere considerata definitiva. Ma la cosa vale anche per il diaconato? Il cardinale Walter Kasper due anni fa in una relazione fatta a Treviri in Germania affermò che “un’esplicita decisione magisteriale non esiste”.

Il problema vero non è tanto il diaconato femminile, ma il diaconato in sé. I teologi discutono anche se si può parlare di diaconato sacramentale. La simbologia dell’ordinazione c’è tutta a partire dall’imposizione delle mani, ma per il diaconato non si usa il crisma. Spiega monsignor Franco Giulio Brambilla vescovo di Novara e vice-presidente della Cei: “Se si accentua l’aspetto sacramentale del diaconato è evidente che la tradizione esclude la possibilità di accedervi per le donne. Se invece si concorda sull’aspetto ministeriale la cosa potrebbe avvenire”.

Anche nella Chiesa antica le cose erano diverse. Le donne diacono non erano il corrispondente femminile dei diaconi, ma avevano un ministero particolare. Per il diacono era previsto il servizio all’altare, per le donne no. Le diaconesse erano incaricate di ungere il corpo delle donne nel battesimo degli adulti. Un altro servizio affidato a loro era quello di verificare le percosse sul corpo delle donne nel caso di violenza fatta dal marito e portata in giudizio davanti al vescovo.

Nel 1999 La Civiltà Cattolica pubblicò un ponderoso studio del padre Piersandro Vanzan su “luci ed ombre” del diaconato femminile nel quale ripercorreva la storia e dava conto delle diverse posizioni teologiche e bibliche, e sottolineava contestualmente la complessità della questione e la necessità di continuare gli studi. Eppure, scriveva il gesuita, “non per questo possiamo liquidarla come superflua né chiudere del tutto la porta”.

Agli inizi del Duemila la Commissione teologica internazionale si è occupata per due anni del diaconato, ma ha escluso l’introduzione del diaconato sacramentale per le donne. Il dibattito tuttavia resta aperto. Una soluzione pastorale potrebbe essere quella di prevedere una benedizione, come avviene per la consacrazione delle badesse e non l’imposizione sacramentale delle mani. Spiega monsignor Brambilla: “Sarebbe una sorta di certificazione di un ministero di diaconato per la comunità con un profilo proprio come era quello della diaconesse della Chiesa antica. Oggi quella che era l’unzione del corpo delle donne potrebbe diventare, per esempio, l’insegnamento del catechismo”.

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