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lunedì 08 agosto 2022
 
 

“Diamoci una mano” rifinanziato con 5 milioni di euro

14/03/2016  Per il biennio 2016-2017 è stato rinnovato il finanziamento per il progetto sul “Volontariato dei disoccupati”. Nella speranza che funzioni meglio della prima edizione: fu speso solo il 2% delle somme stanziate.

È stato rifinanziato in Legge di stabilità il progetto Diamoci una Mano, lanciato nel 2014 dal Ministero del Welfare: 5 milioni di euro all’anno per favorire il volontariato di persone disoccupate, cassintegrate, richiedenti asilo e assistite a vario titolo per situazioni di disagio socioeconomico.

Fino al 2017 dunque le organizzazioni di volontariato potranno ingaggiare volontari all’interno di queste categorie, assicurandoli gratuitamente presso l’Inail (come da obbligo di legge).

Si spera che quest’anno il progetto funzioni e non cada nel vuoto come è successo nei primi due anni, nei quali è stato utilizzato appena il 2% delle somme a disposizione. Il fondo, a dicembre 2015, era ancora quasi integro: 4 milioni 879 mila euro sui 5 milioni totali.

Lo confermano i dati pubblicati a fine 2015 in un report aggiornato al 31 ottobre: 137 progetti registrati al portale del Ministero quasi tutti in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Di questi però solo 13 progetti hanno effettivamente coinvolto volontari nelle categorie dei beneficiari di sussidi, in totale 179 persone per tutta Italia. Davvero pochi. Eppure si tratta di un’idea innovativa, che doveva coinvolgere attivamente il non profit in rete con i Comuni e il territorio.
 
Che cosa non ha funzionato? Secondo Andrea Boccanera, della onlus Gulliver di  Pesaro, il problema riguarda i percettori di sussidi, che non sono motivati a fare volontariato. «Noi avevamo registrato sul portale un progetto di sviluppo della nostra attività di riuso, anche attraverso la nostra Bottega del riuso. Non siamo riusciti a trovare nessuno che volesse fare il volontario, nonostante molti li conoscessi personalmente, siamo in un piccolo centro».


Un esempio di lavori socialmente utili per i quali sono utilizzabili i fondi di "Diamoci una mano". In copertina: il logo del Progetto.
Un esempio di lavori socialmente utili per i quali sono utilizzabili i fondi di "Diamoci una mano". In copertina: il logo del Progetto.

Anche la procedura presso l’Inail non è ancora a regime

Un altro problema è la procedura di attivazione della copertura assicurativa presso l’Inail, poco chiara, che  potrebbe aver scoraggiato le realtà meno strutturate. «Noi abbiamo trovato i volontari, 10 richiedenti asilo che coltivano con noi orti sociali. Per attivare l’assicurazione gratuita, però, abbiamo sudato le classiche sette camicie...», dice Claudia Vecchini, presidente della Scuola di equitazione la Conchiglia, onlus mantovana che propone ippoterapia riabilitativa e attività con i cavalli per disabili e per bambini. «All’Inail nessuno sapeva niente. Per fortuna, nella sede di Mantova abbiamo trovato una persona estremamente disponibile, che ci ha seguito passo passo e alla fine, con l’aiuto del commercialista, ce l’abbiamo fatta, anzi siamo a disposizione di chi ne avesse bisogno per spiegare che cosa si deve fare».

Il Ministero del Lavoro, da noi interpellato, dà la sua spiegazione.  «La misura è diventata operativa solo a fine 2014 e la procedura è completamente nuova. Ritengo normale una fase di rodaggio in cui l’informazione può essere incompleta», spiega Romolo de Camillis, direttore generale Terzo Settore e promotore del progetto Diamoci una Mano. «D’altra parte, il portale ministeriale è solo una vetrina dei progetti. Sono poi soprattutto i Comuni che devono attivarsi per mettere in contatto i beneficiari di sussidi con le associazioni di volontariato del territorio. Infatti , come Governo abbiamo informato dell’iniziativa soprattutto gli enti locali. Ci vuole tempo anche per creare un clima culturale favorevole al volontariato da parte di soggetti che forse, a causa della loro situazione di difficoltà, fanno più fatica di altri a impegnarsi nel sociale».

Un caso di successo: il Comune di Cortona

  

Tra le esperienze positive è interessante il caso del Comune di Cortona, in provincia di Arezzo, che è riuscito a coinvolgere 15 persone nell’iniziativa “All’opera per il bene comune”, un  insieme di attività volte alla tutela del decoro urbano, all’abbellimento di quartieri degradati e alla cura di locali adibiti ad attività collettive.

«Credo che la nostra carta vincente sia stata la rete di legami, anche personali, tra associazioni, istituzioni e famiglie,
che caratterizza il nostro territorio», dice Andrea Bernardini, assessore alle Politiche Sociali della cittadina toscana. «Attraverso i rapporti umani siamo riusciti a motivare persone spesso isolate ed estranee alla comunità, che hanno preso coscienza di poter avere invece un ruolo importante nella vita cittadina. Tre sono i fattori chiave, a mio parere: programmi personalizzati, tutoraggio e formazione, valutazione finale dell’operato».

Dunque per le organizzazioni interessate ecco i riferimenti:

Portale del Ministero

Pagina Inail


 
 
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