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venerdì 19 agosto 2022
 
il racconto
 

«Siamo incapaci di azioni umane». L'addio alla piccola Diana

29/07/2022  A San Giuliano Milanese i funerali della bimba abbandonata in casa dalla madre e morta di stenti. Il parroco: «C'è una comunità che non si rassegna e vuole costruire un modo di vivere diverso». Il messaggio dell’arcivescovo Delpini: «Ogni solitudine dovrebbe trovare rimedio nell'attenzione reciproca e nell'operosa solidarietà. Riconosciamo la nostra impotenza»

La bara bianca con il cuscino di fiori adagiato sopra sembra ancora più piccola quando viene presa a spalla e portata in chiesa. I sindaci, a cominciare da quello di Milano Sala accanto a quelli di San Giuliano Milanese e San Donato Milanese, sono in prima fila con la fascia tricolore. Gli applausi. Lo striscione rosa con la scritta “Volerò sulle ali del mondo nel cielo infinito” sorretto dalle mamme del quartiere e l’unica foto di Diana Pifferi, la bimba morta di stenti a 16 mesi dopo essere stata lasciata in casa sola per sei giorni. Un mazzetto di palloncini bianchi, alcuni a forma di cuore, ondeggiano all'entrata della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo, a San Giuliano Milanese, dove sono stati celebrati i funerali della piccola.

La chiesa è stracolma. Ognuno è straziato, nessuno è estraneo. La cronaca insegue la pietas, anche nel giorno dell’ultimo addio, epilogo di una storia incredibile nella città sazia e disperata e sempre più distratta. «Diana, noi non ti abbiamo mai abbandonato. È tua madre che è una pazza», si sfoga Maria, la nonna materna della piccola, all'uscita dalla chiesa, al termine delle esequie religiose, piangendo sulla piccola bara bianca deposta nel carro funebre.

A scortare il feretro di Diana la cui madre, che l’ha abbandonata, ora è in carcere con l’accusa di omicidio volontario sono alcune mamme del quartiere Ponte Lambro, alla periferia sud-est di Milano. Sullo striscione c'è la foto con cui le cronache l'hanno conosciuta: abitino da principessa, un grande fiocco rosa in testa, attorno a lei un tappeto di palloncini. «Insieme a te è volato in cielo anche un pezzo del nostro cuore», c’è scritto sulle magliette che indossano le donne. Sull'auto, con il feretro, ci sono la nonna e la zia di Diana, che la salutano tra strazianti singhiozzi prima di entrare. La chiesa è stracolma. Molti genitori sono arrivati con i bimbi nei passeggini.

Il parroco di San Pietro e Paolo don Luca Violoni indossa i paramenti bianchi e non viola e cerca di trovare le parole per dare un senso a quanto accaduto: «Viviamo un senso di impotenza profonda, per tutto quello che avremmo potuto fare se avessimo saputo. Questo non ce lo toglierà nessuno», dice. Diana «non aveva la parola, non ha potuto verbalizzare quello che ha provato o chiedere a parole un aiuto ma Dio non vuole che si perda, e neanche sua madre», scandisce, perché «ciascuno di noi vale enormemente». Don Violoni cita il sociologo Zygmunt Bauman: «Sosteneva che siamo in una società liquida, mentre oggi verrebbe da dire che siamo in una società “gassosa” dove il soggetto sembra squagliarsi su se stesso, incapace di azioni umane. Siamo qui per dire che vogliamo tutt'altro tipo di umanità e di relazioni». E, osservando i banchi della chiesa gremiti, ha notato: «C'è una comunità che non si rassegna e vuole costruire un modo di vivere diverso».

Lo striscione delle mamme del quartiere di Ponte Lambro ai funerali (Ansa)

L'arcivescovo di Milano Delpini: «Sconcerto e orrore»

  

Un abitante del quartiere prende la parola alla fine della celebrazione: «Chiediamo solo che la giustizia faccia il suo percorso senza sconti di pena», dice, e in chiesa parte uno scrosciante applauso, spontaneo, dei presenti. «Non ci sono parole, siamo tutti sconvolti e increduli. E c'è tanta rabbia: perché è successo». Di «sconcerto e orrore» parla l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che ha inviato un messaggio che viene letto in chiesa: «Non comprendiamo come sia potuto succedere l'abbandono di una bambina fino all'esito tragico della morte di stenti. Condividiamo lo sconcerto e l'orrore. Abitare in città dovrebbe significare far parte di una comunità - è il monito dell'arcivescovo - e ogni solitudine dovrebbe trovare rimedio nell'attenzione reciproca e nell'operosa solidarietà. Riconosciamo la nostra impotenza». L’arcivescovo invita poi a pregare «perché Diana abbia presso Dio quella pienezza di vita e di gioia che le è stata negata sulla terra», dice, «preghiamo perché il dramma incomprensibile risvegli a compassione e a sapienza la mamma Alessia. Preghiamo perché lo Spirito di Dio ci aiuti a essere protagonisti di una storia di fraternità».

All’uscita del feretro, le mamme di Ponte Lambro lanciano in cielo palloncini bianchi e rosa. Il sindaco di Milano Sala parla con i cronisti: «Credo che sia molto importante che tutti segnalino i disagi. Non è questione di essere delatori ma di dare segnali, così il lavoro è facilitato» per le istituzioni. «Assolutamente» anche le istituzioni sono responsabili, aggunge, ma «non è facile individuare i segni prima: le comunità sono fatte di grandi città ma anche di singoli quartieri. In questo periodo storico veramente tremendo ci deve essere responsabilità all'interno delle famiglie, nella comunità istituzioni e nella chiesa».

Per il sindaco «deve prevalere l'umanità altrimenti sarà veramente difficile ricomporre tutte queste ferite che si stanno evidenziando nella nostra società». La vicenda di Diana, ha detto Sala, è «una tragedia che lascia allibiti. La cerimonia è stata molto emozionante e i pensieri vanno alla povera bambina. Anche da credente, quale sono, non è facile credere nella vita eterna. Ma sarebbe importante sapere che c'è un futuro anche per lei, e giustizia». Sala spiega che intende contribuire ai funerali: «Tra me e il sindaco di San Giuliano ce ne faremo carico senza problemi».

La nonna materna, in lacrime, solleva al cielo il ritratto della piccola. Qualcuno, forse un bimbo, ha portato un cavallo di peluche e ha scritto sopra “Diana” con accanto un cuore.

Un peluche tra i mazzi di fiori ai piedi del feretro della piccola Diana (Ansa)

 
 
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