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Dieta mediterranea, toccasana in via d'estinzione

22/06/2015  Aiuta a ridurre i danni cardiovascolari e dimezza la mortalità tra i diabetici. Ma la recessione la sta facendo abbandonare rapidamente. Tre danni in uno: culturale, sanitario ed economico. In pericolo il futuro di migliaia di piccoli agricoltori.

La dieta mediterranea, quel mix unico di sapori e profumi ben noti ai nostri genitori e nonni, rischia di scomparire sotto il peso delle mode e, soprattutto, della scarsa disponibilità di denaro.

Un problema non solo culturale ma anche ambientale e sanitario
: «Un'alta adesione a questo regime alimentare», spiega Giovanni de Gaetano, medico dell'Istituto neurologico mediterraneo Neuromed, intervenuto all'XI Forum dell'Informazione cattolica per la Custodia del Creato, organizzato dall'associazione Greenaccord a L'Aquila, «dimezza il tasso di mortalità in soggetti diabetici. E il rischio di problemi cardiovascolari scende di circa il 40%».

Dati che, più in generale, evidenziano un miglioramento della qualità della vita: «Più si mangia in modo corretto e più diminuiscono i problemi fisici e mentali», prosegue de Gaetano. Purtroppo, le evidenze scientifiche non sono altrettanto forti della crisi economica. Che dimostra di incidere in modo negativo sul rispetto dei dettami della dieta mediterranea da parte delle famiglie italiane. «In appena cinque anni si è passati dal 33,7% di adesione registrato nel 2005 al 17,3% del 2010». Un trend che riguarda tutte le fasce d'età.

La controprova di questi dati si ha incrociando il rispetto dell'alimentazione italiana tradizionale con le fasce di reddito: «Più si ha disponibilità economica e più si mangiano ingredienti sani. L'inizio della crisi economica nel 2007 ha divaricato le disuguaglianze e rischia di avere conseguenze a lungo termine sulla salute degli italiani, soprattutto nelle fasce più deboli».

Il problema è serio. Anche per il tessuto economico nazionale, perché finisce per essere un danno per i produttori agricoli locali. Per fronteggiare una questione che coinvolge purtroppo centinaia di migliaia di persone nel nostro Paese, bisogna agire in due modi: tutelare i prodotti nazionali di qualità investendo sulla tracciabilità e contrastare lo spreco di cibo nella grande distribuzione.

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