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venerdì 21 giugno 2024
 
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«Dietro Putin un conflitto latente tra Cina e Stati Uniti»

22/02/2023  A un anno dal conflitto facciamo il punto con don Stefano Caprio, profondo conoscitore del mondo russo. «Dodici mesi di continui fallimenti da parte del Cremlino, il futuro è un conflitto a bassa intensità che durerà per decenni»

Don Stefano Caprio.
Don Stefano Caprio.

Don Stefano Caprio, docente di Spiritualità russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma, già professore all’università di Mosca, dove ha vissuto a lungo, profondo esperto del mondo russo e autore di diversi articoli e pubblicazioni non è rimasto molto impressionato dal discorso alla nazione di Vladimir Putin. «Ha semplicemente riassunto con somma retorica quanto detto da un anno a questa parte, anzi da 10 anni a questa parte».
Nulla di nuovo?

«Nulla di nuovo. Gli stessi funzionari e dirigenti che hanno assistito, a partire dal patriarca Cirillo, avevano un’aria tra l’annoiato e l’ipocrita. Una scena tipicamente sovietica, da “apparatchik”, in cui Putin sembrava Breznev che ripeteva le solite retoriche. E infatti non vi è stata alcuna reazione. Né nel Consiglio federale né nel Paese. Non siamo di fronte all’annuncio di una decisione finale, di una qualche svolta. E’ stato il sigillo di un anno disastroso in cui Putin e la Russia hanno affermato la propria ideologia».

Ad ogni modo Putin è vivo e non l’ologramma di un morto, come insinuava Zelensky …

«Putin ormai è una macchietta. E’ il simbolo di una nazione che aveva l’ambizione di affermare la sua superiorità, cosa di cui aveva nostalgia dai tempi dell’Urrs. Ma è stato un disastro. Il progetto di conquistare Kiev in tre giorni ha fallito completamente.  A quel punto l’idea è stata quella di difendersi dalla presunta “aggressione” della Nato. Con la guerra diposizione nel Donbass la prospettiva era quella di resistere e cercare di riconquistare qualche pezzettino di territorio, come ha fatto, annettendo in modo grottesco le piccole  quattro repubbliche dell’Ucraina meridionale orientale. Col risultato di ricompattare la Nato».

Altro fallimento …

«A quel punto il Cremlino è passato a una terza interpretazione del conflitto, che è quella della contestazione dell’egemonia globale occidentale, compresa quella morale, economica e spirituale, con tutti gli accenni all’Occidente depravato, alla retorica anti Lgbtq etc. Su questa nuvola (i confini non ci sono più, è molto difficile dire in che cosa consiste veramente questa ideologia) Putin ha costruito la retorica antiamericana che come è noto unisce molti Paesi come Asia, America del Sud, Cina, Africa, Cuba e via dicendo».

Il teorema putiniano in cui ha creduto la Russia è che la guerra era inevitabile, perché era evidente che la Nato e l’Occidente stavano circondando militarmente, attraverso i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, l’ex impero sovietico. Una guerra preventiva …

«Le stesse parole che disse l’allora senatore Biden quando il presidente Bush attaccò l’Iraq nel 2003: non si poteva fare a meno di rovesciare Saddam perché stava costruendo armi di distruzione di massa (inesistenti). Bush Biden e Putin suonano la stessa canzone. La canzone della guerra preventiva».

La canzone della guerra preventiva porterà a un’escalation nucleare?

 «E’ una retorica talmente trita e ritrita che non sembra portare a un’escalation ulteriore. Ovvio che nessuno prevedeva che Putin invadesse l’Ucraina. Però io non credo che ci sarà l’apocalisse nucleare».

Intanto però Putin ha sospeso il trattato Start di limitazione degli ordigni nucleari. Si va verso l’equilibrio del terrore basato sul pericolo dell’autodistruzione di massa, come vaticinava il segretario della Difesa americano Robert McNamara all’epoca della Guerra Fredda?

«Secondo me rimaniamo nell’ambito delle solite retoriche.  La sospensione dei trattati rimanda al risiko della Guerra Fredda, cioè una situazione apparentemente di pace per 70 anni, basata sull’equilibrio delle armi. Dunque andiamo verso una nuova versione della Guerra Fredda dove al posto del muro di Berlino c’è il fiume Dnipro che divide Occidente e Oriente».

C’è da sperare nel piano di pace della Cina?

«La Cina ha fatto un giro diplomatico e ha rassicurato tutti. Ha incontrato anche i Russi, promettendo adesione politica ma non militare. Mentre la Russia accusa l’Occidente di avere attaccato l’Ucraina come base per attaccare Mosca,  a me par5e che la Cina abbia usato la Russia come base per attaccare l’Occidente».

E dunque nel grande gioco globale la vera sfida sarebbe tra Cina e Occidente, ovvero Nato, ovvero Stati Uniti …

«Il ruolo che la Russia prende in nome della rivoluzione del nuovo ordine mondiale ha dimostrato di essere l’arma che la Cina adopera per imporre il nuovo ordine mondiale da Oriente. La Russia da sola non può dominare il mondo. Dunque Mosca è uno strumento della Cina e specularmente anche dell’America. Non è del tutto sbagliato dire che L’America abbia usato la Ucraina per affermare la sua supremazia nei confronti della Russia di fronte al mondo e alla potenza emergente cinese».

E intanto questa guerra continua a macinare vittime. A un anno di distanza sono 350 mila tra morti, feriti e dispersi … quando finirà questa mattanza?

«I russi non se ne rendono conto. La guerra ha fatto dell’Ucraina una nazione martire che vivrà di questa memoria nei secoli futuri. E in Russia lo stillicidio di 100 mila morti non è avvertito, anche perché in gran parte si tratta di caucasici delle provincie più remote o di ex detenuti arruolati come volontari. 100 mila morti in un Paese di 145 milioni di abitanti, considerando che più della metà sono asiatici, quindi carne da canone, non sono percepiti.  Certo, un milione sono in fuga dalla Russia, ma i 144 milioni di persone che non sono andati in guerra e non se ne sono andati non hanno vissuto un particolare dramma sociale. L’economia regge, anche se a lungo andare i russi si ritroveranno una grave crisi. Al posto dei Macdonald che se ne sono andati c’è la nuova sigla “Mangia e basta” (ex slogan sovietico), ma gli hamburgher sono quasi gli stessi. La Russia alla fine aggira le sanzioni importando attraverso l’Asia centrale e il Caucaso tutto quello che gli serve».

A quasi un anno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina il 21 febbraio è stato un giorno delicato e intensissimo per le sorti del conflitto. Il giorno di Giorgia Meloni a Kiev. Del discorso di Putin.  Il giorno del capo della diplomazia cinese Wang Yi, giunto a Mosca per proporre un piano di pace. E infine il giorno di Joe Biden che ha fatto un discorso molto importante a Varsavia, dopo l’incontro a sorpresa con Zelensky. Un giorno importante, ma in quale direzione?

«Il futuro del mondo va verso una chiara contrapposizione tra Cina e Usa-Occidente, dove la Cina ha le mani pulite. Il vero conflitto che si profila è questo: una nuova Guerra Fredda per procura russa».

Il piano di pace della Cina può funzionare per mettere fine alla guerra?

«Io penso che ci avviamo verso un conflitto permanente, anche se a bassa intensità, come ad esempio tra Isrele e mondo arabo. Forse ci sarà un temporaneo cessato il fuoco, forse una pace non duratura, ma  le armi non taceranno mai perché sono la prima fonte di guadagno di tutte le economie del mondo. Moldavia, Caucaso, Balcani, Sudamerica, America Centrale, Africa … La guerra insomma, la Terza Guerra Mondiale a pezzetti di cui parla Francesco, è diventata parte integrante della nostra vita e lo sarà per decenni.

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