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Brasile, Dilma Rousseff verso la destituzione

16/04/2016  Domani 17 aprile la Camera dei deputati vota per decidere l'impeachment della presidente, accusata di violazione della legge di responsabilità fiscale. Il Paese vive un momento molto difficile, tra la crisi politica, il maxi scandalo per corruzione che ha coinvolto la compagnia petrolifera Petrobras e la recessione.

A pochi mesi dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro, il Brasile si trova a vivere una delle epoche più difficili e controverse degli ultimi decenni. Domenica 17 aprile si decide il destino politico di Dilma Rousseff: la presidente affronterà la votazione parlamentare sulla sua destituzione. Il motivo alla base dell'impeachment: l'accusa di avere violato la legge di responsabilità fiscale truccando i bilanci statali, che la Rousseff respinge con forza, affermando che non ci sono prove che abbia usato irregolarmente denaro pubblico.

La presidente paga anche la bufera che si è abbattuta sul Partito dei lavoratori, la formazione della Rousseff e dell'ex presidente Lula, con la maxi inchiesta Lava Jato (la Mani pulite brasiliana) sul più grave scandalo per corruzione che il Paese abbia conosciuto e che ha clamorosamente coinvolto lo stesso Lula da Silva. L'inchiesta riguarda la Petrobras, la compagnia petrolifera statale, che è accusata di avere distribuito 4 miliardi di dollari di mazzette a esponenti del partito al Governo.

A nulla è valso l'estremo tentativo di evitare il voto alla Camera sull'impeachment con la presentazione di un ricorso da parte dell'avvocato dello Stato e del Partito dei lavoratori (Pt): il Tribunale supremo federale, dopo sette ore e mezzo di sessione straordinaria, ha respinto il ricorso, con otto voti contro due.   

Mentre il vicepresidente Michel Temer si prepara alla probabile successione sulla poltrona di Capo di Stato, la Rousseff gioca tutte le sue carte denunciando apertamente il tentativo di un golpe orchestrato dal suo stesso vice e dal presidente della Camera dei deputati Eduardo Cunha. Ma le speranze per Dilma di restare in piedi sono risicate. All'interno del Governo tira aria di rassegnazione alla sconfitta.  Secondo i vari organi di stampa brasiliani, i numeri per la destituzione già ci sono. Il voto non riserverà sorprese. Secondo il quotidiano Folha de S. Paulo, comunque vada il voto, la Rousseff ha perso le condizioni per continuare a governare il Paese e ora "raccoglie ciò che ha seminato". Che significa, anche, la grave recessione in cui l'ex gigante del Sudamerica è caduto dopo anni di crescita vertiginosa che aveva fatto parlare di miracolo economico durante gli anni della presidenza di Lula. 

Figlia di un avvocato e imprenditore di origine bulgara e di una maestra elementare, Dilma Rousseff, 68 anni, è la prima donna ad aver raggiunto la più alta carica di Stato in Brasile. Esponente del Partito dei lavoratori,  dopo aver ricoperto vari incarichi ministeriali, il 1° gennaio del 2011 è succeduta a Luiz Inácio Lula da Silva come presidente del Paese. Alle elezioni del 2014 ha vinto di nuovo aggiudicandosi il secondo mandato.   

Il Brasile è spaccato a metà. Nel Paese, già esasperato dalla crisi economica, il livello dello scontro è molto alto. E il timore è che possa esplodere: per il voto parlamentare di domani si prevede una mobilitazione di massa, soprattutto nella capitale Brasilia, e il Governo si prepara con il dispiegamento delle truppe federali. Per i Giochi olimpici della prossima estate c'è relativa preoccupazione: già i Mondiali di calcio in Brasile nel 2014 sono stati segnati da grandi manifestazioni di protesta in tutto il Paese. Comunque vadano le cose domani per la presidente Rousseff, per il Brasile si profila un cammino faticoso carico di tensioni e instabilità.  

(Foto Reuters)

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