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«L'uguaglianza passa anche attraverso l'indipendenza economica»

08/03/2023  Giovanna Paladino, direttrice del Museo del Risparmio di Torino di Intesa Sanpaolo, accende la luce su un tema di cui si parla troppo poco. «Il partner che non vuole che la compagna lavori, sabota - in modo sistematico – i suoi impegni lavorativi o di volontariato, controlla in modo ossessivo le spese oppure dispone dei soldi, della donna e della famiglia, senza permesso e senza renderne conto» afferma Paladino. «Situazioni molto più comuni di quanto le donne abbiano il coraggio di ammettere»

Non solo fiori in questo 8 marzo per le donne! Non ha dubbi Giovanna Paladino, direttrice del Museo del Risparmio di Torino che anche in questa ricorrenza non dimentica la tragedia della violenza sulle donne. «Il 25 novembre non dovrebbe esistere» ribadisce e va ricordato ogni giorno. «Nel XXI secolo, la pratica – sostenuta anche da una certa cultura - di abusare, fisicamente o psicologicamente, di qualcuno solo perché più debole dovrebbe essere avulsa dalle abitudini di una società evoluta e civile. Siamo, invece, qui a ricordare ogni anno che la civiltà non è abbastanza evoluta e che la violenza sulle donne è una realtà spesso sottostimata, perché subdolamente espressa all’interno del contesto familiare in modo che la stessa donna si senta responsabile del comportamento del suo carnefice e non denunci, o che le sue denunce non siano prese sul serio».

Un violenza che non è solo fisica «che lascia tracce esteriori e che tragicamente riempie le prime pagine dei giornali ogni giorno, ma anche, e soprattutto, di quella psicologica e di quella economica. Spesso collegate fra loro e più difficili da individuare».

Non sono molti i numeri a disposizione per misurare questo fenomeno. L’Istat pubblica regolarmente i dati relativi alle telefonate al numero antiviolenza da parte delle donne e rileva anche le motivazioni delle stesse. «Dal 2019 al 2021, le telefonate sono aumentate dell’88% passando da circa 8600 a 16300. La maggior parte, oltre il 44%, riguarda violenze fisiche, il 33% violenze psicologiche e solo l’1% violenze economiche. Un dato che fa riflettere perché, da un lato, neanche le vittime di violenza economica sentono di dover chiamare il numero antiviolenza (può sembrare una questione per cui non vale la pena), dall’altro, capita che ci si vergogni di dover ammettere di essere dipendenti economicamente anche per piccole spese, come un paio di calze».

La violenza economica si esplica, in pratica, in una serie di atteggiamenti di controllo e monitoraggio che limitano la libertà e sottraggono risorse economiche. «Per esempio, il partner non vuole che la sua compagna lavori, sabota - in modo sistematico – i suoi impegni lavorativi o di volontariato, controlla in modo ossessivo le spese oppure dispone dei soldi, della donna e della famiglia, senza permesso e senza renderne conto. Situazioni molto più comuni di quanto le donne abbiano il coraggio di ammettere».

Un’altra fonte informativa su questo fenomeno è il rapporto D.i.Re basato sui dati raccolti nei centri antiviolenza. Dal punto di vista economico, «ben il 33% delle donne che vi si rivolge per aiuto è senza reddito e meno del 40% ha un reddito sicuro. La mancanza di denaro genera un rapporto di sudditanza che costringe le vittime a non poter chiudere una relazione molesta e danno luogo, spesso, a violenza psicologica che poi sfocia in violenza fisica. Tra chi ricorre ai centri di accoglienza, nel 77% dei casi ha subito violenza psicologica, nel 60% violenza fisica e il 33% delle volte violenza economica. Percentuali che potrebbero essere ancora più alte, tenuto conto che solo il 27% delle donne denuncia».

Giovanna Paladino, direttrice del Museo del Risparmio di Torino
Giovanna Paladino, direttrice del Museo del Risparmio di Torino

Uno degli elementi facilitatori la violenza economica è la scarsa partecipazione al mercato del lavoro. «Il tasso di inattività femminile in Italia è intorno al 45% da anni e la differenza occupazionale rispetto ai maschi è di circa 18 punti percentuali. La situazione è peggiore per le giovani donne del sud con figli, tra le quali solo il 22% lavora. In Italia, le donne sono il 51% della popolazione e solo il 42% degli occupati.

La mancanza di lavoro e autonomia espone al rischio di cadere vittima di violenza. Molto può cambiare a livello legislativo per favorire l’accesso femminile al mercato del lavoro ma molto dipende da aspetti culturali. Da quei meccanismi che spingono, anche le laureate, a stare a casa a occuparsi della casa, dei figli e dei parenti vari. Ci sono recenti lavori empirici che mostrano come un maggiore coinvolgimento degli uomini nei lavori di cura abbia conseguenze positive sull’occupazione femminile e, addirittura, sul tasso di fertilità».

Le indagini condotte dal Museo del Risparmio sul rapporto tra mondo femminile e il denaro, nel corso degli ultimi 5 anni, evidenziano «l’esistenza di problematiche che partono dal fatto che ben il 60% delle donne delega, volontariamente, la gestione economica al partner e il restante 40% gestisce, da sola, unicamente le spese quotidiane. La ripartizione dei compiti in casa, simmetricamente, evidenzia che l’80% delle donne si occupa, da sola, delle faccende domestiche mentre il 70% degli uomini si occupa, in modo esclusivo, delle incombenze fuori casa. La cosa grave è che, nel 70% dei casi, entrambi i sessi considerano questa ripartizione dei compiti non problematica. Infine, mentre gli uomini si dichiarano interessanti ad approfondire le proprie conoscenze in materia di denaro, le donne, in larga parte, si dichiarano sostanzialmente disinteressate a saperne di più. Peccato, perché contro la violenza economica l’arma più efficace è la consapevolezza aiutata anche dalla diffusione dell’educazione finanziaria. È fondamentale avere la consapevolezza dei propri diritti, delle proprie capacità nella gestione del denaro e di quanto l’indipendenza economica sia un elemento irrinunciabile. Ecco perché occorre agire non solo a livello legislativo ma anche, e soprattutto, educativo per aumentare quelle competenze utili a trovare un lavoro e a essere libere di scegliere».

Il Museo del Risparmio offre, durante tutto l’anno, numerosi programmi di educazione finanziaria alle donne. Particolare attenzione è data alle donne in difficoltà.

Per info www.museodelrisparmio .

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