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giovedì 06 agosto 2020
 
 

Musica, l'Italia giovane che "dirige"

21/07/2012  La scuola italiana di direzione d'orchestra è rappresentata da giovani che il mondo ci invidia e chiama alla testa delle più prestigiose formazioni. Ecco il "nuovo" che avanza.

Rappresentazione della "Carmen" di Bizet diretta da Stefano Montanari
Rappresentazione della "Carmen" di Bizet diretta da Stefano Montanari

Direttori d’orchestra italiani nel mondo: una garanzia di successo. Capita spesso di ricordare, anche da queste pagine, quanto la scuola direttoriale italiana sia rappresentata da musicisti che il mondo ci invidia e che chiama alla testa delle più prestigiose Orchestre e dei Teatri d’opera. Figure come Riccardo Muti, Riccardo Chailly, Daniele Gatti e ovviamente Claudio Abbado (ormai trasferitosi quasi definitivamente a Bologna) sono eredi di miti come Arturo Toscanini, Victor De Sabata o Carlo Maria Giulini. Ma la serie continua. E potremmo davvero compilare lunghi elenchi di direttori dal cognome italiano che compaiono regolarmente e con successo nelle locandine dei due emisferi. Le ragioni sono difficili da spiegare, e forse l’individualismo e la versatilità che sono nostri tratti caratteriali, unite alla formazione da protagonisti ricevuta nei nostri Conservatori, sono solo due delle motivazioni plausibili. E se non possiamo dimenticare artisti come Daniele Callegari ed Evelino Pidò (molto presente e apprezzato all’Opera di Parigi), o figure come Fabio Luisi e Nicola Luisotti, rispettivamente direttori del Metropolitan di New York il primo, dell’Opera di San Francisco e del Teatro di S. Carlo di Napoli il secondo, ecco tre “giovani” che si affacciano alla ribalta internazionale con riconoscimenti e incarichi che sono un vanto per tutta la Nazione. I loro nomi sono Enrique Mazzola, Massimiliano Caldi e Stefano Montanari. Su di loro stanno scommettendo in molti.

Stefano Montanari, grande violinista e direttore d'orchestra.
Stefano Montanari, grande violinista e direttore d'orchestra.

Stefano Montanari nasce come violinista, anzi, come grande violinista. Specialista del repertorio barocco, e primo violino all’Accademia Bizantina di Ravenna, uno dei complessi più titolati e apprezzati nel mondo, ha ottenuto un Diapason D’Or (una sorta di Oscar della musica) e numerosi riconoscimenti internazionali. Come solista è stato ed è ospite delle grandi sale da concerto: e la sua passione per la musica barocca è testimoniata da tante esecuzioni. Poi, la svolta. Sale sul podio e comincia a essere apprezzato e richiesto in tutto il mondo: Don Gregorio ed Elisir d’Amore di Donizetti a Bergamo e la tournée in Giappone sono una tappa importante. La scoperta della direzione è in linea con la sua “attitudine da leader”, come ammette. Ma sentiamo cosa ci ha detto della nuova esperienza:


È di questo biennio la consacrazione all’Opera de Lyon, uno dei grandi teatri francesi, che lo chiama per la trilogia Mozart-Da Ponte (Nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte). Poi il sovrintendente e direttore artistico Serge Dorny (un uomo di teatro che sa quanto l’opera lirica si debba inventare con alchimie anche azzardate) gli fa una proposta che modifica i suoi orizzonti: una Carmen di Bizet. Montanari accetta la sfida ed il risultato è un grande successo che gli schiude ulteriori scenari futuri: in un allestimento del quale si sono occupati in molti in Italia, anche in virtù della regia di Olivier Py (studi di filosofia e teologia, drammaturgo, letterato e futuro direttore del Festival di Avignone), con protagonista José Maria Lo Monaco e un cast più che mai spinto a recitare, oltreché cantare. E la sua popolarità ha travalicato la sala del teatro, visto che lo scorso 7 di luglio la sua Carmen è stata trasmessa sulle piazze di tutta la regione.
Sentiamo un passaggio di questa Carmen, vibrante, asciutta, drammatica, come è nel temperamento musicale di Montanari che, a fronte di una nuova partitura, dice semplicemente: «la apro e la scopro pagina per pagina».

Enrique Mazzola (a sinistra), sul palco insieme a Jonathan Miller e Pretty Yende.
Enrique Mazzola (a sinistra), sul palco insieme a Jonathan Miller e Pretty Yende.

Il percorso musicale di Enrique Mazzola inizia prestissimo. Madre spagnola e padre italiano, il giovane Enrique entra subito nell’universo del Teatro alla Scala, dove il papà lavora come maestro sostituto e suggeritore. È lui stesso a raccontarci il suo incredibile “debutto” nel Wozzeck diretto da Claudio Abbado:



Dal canto al podio il percorso non è stato lunghissimo. E Mazzola, come molti italiani, si è soprattutto distino all’estero arrivando a dirigere al Bol’shoi di Mosca, al New National Theatre di Tokyo nei grandi festival di Francia (Aix-en-Provence e Radio France) ed Inghilterra (Glyndebourne o la London Philharmonic Orchestra). Ma anche in Svizzera e in Italia ha avuto molte occasioni, fra l’altro essendo direttore artistico per alcuni anni del Festival di Montepulciano, dove ha avuto modo di assecondare un’altra sua passione: il vino. È stato infatti nominato Ambasciatore del Vino nobile nel mondo. Tornando alla musica, di lui il giornale francese Le Monde ha sottolineato «sicuro, fortemente evocativo, ma senza ridondanze», ma «con la capacità di infondere il fuoco sacro ai musicisti». E l’opinione del quotidiano francese ha molto peso, visto che Mazzola è stato nominato direttore musicale di una delle più prestigiose orchestra parigine: l’Orchestre National d'Île-de-France, recentemente diretta in occasione delle Victoires de la Musique 2012. Mazzola sarà sul podio dell’orchestra di Parigi a partire dal mese di ottobre, con programmi accattivanti, e «un impegno anche nell’ambito della musica contemporanea. Ho chiamato Alberto Colla, come compositore residente, e sto curando un concorso per trovare nuovi autori francesi a Parigi in collaborazione col Conservatorio locale». Ma questo amore per la Francia, peraltro ricambiato, da dove trae la sua origine? «È nato dalle mie frequentazioni francesi. Mi hanno sempre richiamato e chiesto di pensare a progetti, come quelli relativi alla musica d’oggi. Insomma, approdare a Parigi per me non è una sorpresa». Se la passione per la musica sinfonica lo ha spinto in alto, altrettanto forte è la calamita che lo ha portato sul podio dei teatri lirici: «Sì, ma il mio repertorio si sta un poco circoscrivendo al grande periodo del “belcanto”. Con qualche eccezione importante». E gli appassionati di belcanto lo hanno applaudito in questi giorni d’estate in un Don Pasquale proprio al Teatro alla Scala, fatto in collaborazione con l’Accademia. Un allestimento di Jonathan Miller, con Pretty Yende e Michele Pertusi, ma anche con nuove voci. In quello che, per Mazzola, è un ritorno alle sue origini di musicista. Non più sul palco, ma davanti al palco.

Massimiliano Caldi, Direttore Principale della Filarmonica Polacca Baltica "F. Chopin" di Danzica.
Massimiliano Caldi, Direttore Principale della Filarmonica Polacca Baltica "F. Chopin" di Danzica.

In Italia ha collaborato con il Maggio Musicale Fiorentino, con il Teatro Regio di Torino, con il Teatro Massimo di Palermo, con il Teatro Filarmonico di Verona e con l’Accademia Teatro alla Scala. Ha diretto molte orchestre ed è stato direttore principale di Milano Classica. Ma è la Polonia che ha scoperto e lanciato Massimiliano Caldi, milanese, 45 anni, si è affermato nel Concorso “G.Fitelberg”, è stato nominato Direttore Principale dell’Orchestra da Camera Slesiana di Katowice e ora della Filarmonica Polacca Baltica "F. Chopin" di Danzica. Un incarico prestigioso: perché la Polonia è terra di musica e di grande orchestra, e Danzica è una capitale della cultura. «Sono molto fiero di questa decisione – commenta il Direttore Generale Roman Perucki – che è stata fortemente auspicata soprattutto dall’orchestra. Caldi è un direttore con una grande preparazione professionale e coerenza interpretativa. Di lui l’orchestra apprezza la sincerità, l’apertura al dialogo e la disponibilità a risolvere i problemi. Abbiamo chiuso il 2012 e iniziato il 2013 con i concerti di San Silvestro diretti da Caldi e ora i festeggiamenti continuano!». Caldi è un direttore dal gesto e dai modi eleganti, e dalla musicalità molto intensa, vibrante, giovane appunto. Della nuova orchestra è entusiasta «non solo perché suonano bene e perché dispongono di un auditorio straordinario, che è un vero centro culturale e non semplicemente un luogo per la musica, ma perché mi hanno permesso di fare il musicista puro. Io non mi occuperò a Danzica di questioni di gestione o finanziamento. Ma di programmi e scelte artistiche». E le prime scelte sono davvero accattivanti. Il 23 agosto avrà luogo il concerto di insediamento di Caldi (che sarà a Milano alla testa dell’Orchestra Verdi il giorno 5) come nuovo Direttore Principale: nella sontuosa cornice del parco di Oliwa, alle porte di Danzica, dirigerà Le nozze di Figaro di Mozart in versione semiscenica. Poi, a gennaio, ripercorrerà un’esperienza già vissuta in Italia con successo con Rapsodia satanica: in City Lights (Luci della città) di Charlie Chaplin eseguirà le musiche scritte da Chaplin stesso per il film mentre verrà proiettato il famoso film muto.
Nel repertorio Massimiliano Caldi ama spaziare. Ma il segno della sua eleganza e della sua brillantezza, lo ritroviamo in questa pagina di Benjamin Britten, Aria italiana, che ascoltiamo nella sua esecuzione con l’Orchestra di Katowice.

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