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sabato 25 maggio 2024
 
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Credere

Discussione sull'aborto e fede nel Dio della vita

14/07/2022  La sentenza della Corte suprema americana ha riportato alla ribalta la discussione sull’aborto. Compito dei cristiani è saper tenere “dritta la barra”, soprattutto con la vicinanza alle donne in difficoltà

Cari amici lettori, è ritornata prepotentemente alla ribalta in questi giorni la discussione sull’aborto: la sentenza della Corte suprema americana ha infatti ribaltato la “storica” sentenza del 1973, che aveva introdotto a livello federale l’aborto, e negli ultimi giorni il Parlamento europeo ha votato a maggioranza una risoluzione che vuole inserire l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. In merito a quest’ultima iniziativa, i vescovi europei della Comece (Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Ue) hanno preso posizione con chiarezza, deplorando l’adozione di questa risoluzione da parte del Parlamento europeo.

Essa, ha affermato il segretario della Comece padre Manuel Barrios Prieto, «apre la strada a una deviazione dai diritti umani universalmente riconosciuti e travisa il dramma dell’aborto per le madri in difficoltà». Si profila un clima di contrapposizione che rischia di esasperarsi.

Anche noi credenti saremo chiamati in causa, magari nelle “piccole” discussioni quotidiane con parenti, amici e colleghi. Siamo chiamati a “tenere dritta la barra” su un valore cristiano qual è la protezione dei bambini nascituri, stando attenti a non scadere in lotta ideologica e atteggiamenti giudicanti verso chi la pensa diversamente. Torna in mente un’osservazione pertinente di papa Francesco – che in diverse occasioni si è espresso chiaramente sul tema dell’aborto, con un linguaggio talvolta crudo – in Evangelii gaudium: «Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore» (n. 213).

Questi atteggiamenti, soprattutto da parte di settori laicisti e dalla forte connotazione ideologica, vanno messi nel conto. Siamo chiamati – con serenità ma anche con fermezza – a «risplendere come astri nel mondo tenendo salda la parola di vita» (Filippesi 2,13-14), cioè la convinzione profondamente cristiana che «un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo» (EG, n. 213).

Questa fede in un Dio “amante della vita” ha sempre caratterizzato i cristiani fin dall’antichità, quando per esempio – a differenza dell’ambiente pagano circostante – essi si rifiutavano di praticare l’infanticidio. Per non scadere in una battaglia ideologica, la prima cosa che come cristiani possiamo fare è affiancare e aiutare in ogni modo le donne che intendono ricorrere all’aborto: attraverso i Cav (Centro aiuto alla vita), il Movimento per la vita e altre associazioni, che possiamo sostenere con le preghiere e con offerte, è importante non lasciare sole le donne che, spesso trovandosi in situazioni difficili di povertà, disagio, solitudine, incomprensione o assenza del partner, stigma sociale, pensano di ricorrere all’interruzione di gravidanza. Qui si gioca la testimonianza cristiana, molto concreta, di non abbandonare le donne in difficoltà, fornendo tutto l’aiuto (umano, psicologico, materiale) possibile, rendendo così credibile il messaggio di vita in cui diciamo di credere.

 
 
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