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venerdì 22 novembre 2019
 
 

«Io, divorziato risposato, escluso dalla vita della Chiesa»

18/09/2014  Elio Cirimbelli, che si è risposato civilmente nel '91, segue con attenzione il dibattito sul Sinodo. Nel 1986 ha fondato a Bolzano un Centro di assistenza per coppie separate e a giugno ha incontrato papa Francesco: «La cosa che mi ferisce di più è che ci sono alcuni uomini di Chiesa che non accettano l’idea che un matrimonio possa fallire»

Per Elio Cirimbelli, un divorzio alle spalle, risposatosi civilmente nel ‘91, padre di una figlia di 26 anni e fondatore nel 1986 a Bolzano del Centro di mediazione familiare e per l’assistenza ai separati divorziati il prossimo Sinodo sulla famiglia è una grossa occasione. «Per aprire una discussione reale e non un dibattito accademico tra le diverse posizioni in campo», chiosa, «e soprattutto per giungere a una decisione finale. È l’auspicio sia del cardinale Kasper che del cardinale Baldisseri (segretario generale del Sinodo, ndr), che ho incontrato di persona, e anche di papa Francesco».

Ha incontrato anche il Pontefice?
«A giugno, a margine dell’udienza generale. Ero con Helga, mia moglie. Le ho detto: “Santità, noi per la Chiesa cattolica siamo una famiglia irregolare. Mettiamo nelle sue mani la nostra sofferenza e crediamo in una Chiesa che è una madre che accoglie e non punisce”».

E il Papa come le ha risposto?
«Ci ha abbracciato promettendoci che la Chiesa non ci abbandonerà».

Le provoca sofferenza non poter fare la comunione?
«Molto, è un dolore che si rinnova ogni domenica quando gli altri fedeli si mettono in fila per ricevere l’eucaristia. Però non vorrei che il dibattito si focalizzasse solo su questo, si potrebbe cominciare da piccoli passi».

Quali?
«Oggi non possiamo certo dire che i divorziati risposati appartengono pienamente alla vita della Chiesa quando nel direttorio pastorale per la famiglia è scritto che non possono fare da padrini o madrine nei battesimi e nelle cresime, non potrebbero leggere la Parola, non potrebbero fare parte dei Consigli Parrocchiali o Pastorali, non possono insegnare religione e naturalmente non possono fare la Comunione. In sostanza dovrebbero solo limitarsi a partecipare alle celebrazioni. C'è una sorta di contraddizione tra la realtà concreta e quanto scriveva Giovanni Paolo II nel 1981 nell’Esortazione apostolica Familiaris Consortio: “i divorziati risposati non sono esclusi dalla Chiesa, in virtù del loro battesimo devono fare a parte della vita della Chiesa».

L’indissolubilità del matrimonio  è fondata sulla Rivelazione e non è un diktat arbitrario del magistero della Chiesa.

«Quanto è scritto nel codice di Diritto canonico e nel direttorio Pastorale in merito ai tanti divieti per i divorziati risposati è stato scritto dagli uomini e non è la Parola di Gesù. Sarebbe pensabile, modificare quanto scritto, se ad esempio un parroco che conosce la "nuova" coppia e la vede costantemente anche osservare i precetti farli partecipare concretamente alla vita della Chiesa? Sono sicuro che queste persone potrebbero poi essere di grande aiuto verso coloro che dalla Chiesa si sono allontanati».

Cosa si aspetta concretamente dal Sinodo?
«Che la Chiesa cattolica segua l’esempio di quella ortodossa la quale di fronte una coppia che vive regolarmente la vita di fede e frequenta la parrocchia dopo un cammino penitenziale la ammette a seconde nozze, solo benedette e non sacramentali, e dopo queste nozze permette loro di accedere ai sacramenti. In questo modo non viene disconosciuta l’indissolubilità del matrimonio».

I cardinali stanno dibattendo vivacemente su questo.

«Spero che non rimanga solo una discussione teorica. La cosa che mi fa più male e mi ferisce molto è che ci sono alcuni uomini di Chiesa che non accettano l’idea che un matrimonio possa fallire. Ma è una colpa così "imperdonabile" non avere avuto la forza di rimanere soli dopo un "fallimento" matrimoniale molte volte non voluto e subìto come è successo nel mio caso?».

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