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sabato 24 settembre 2022
 
Le parole di Papa Francesco
 

«Divorziati risposati? Non sono scomunicati»

05/08/2015  È la prima precisazione che Bergoglio ha tenuto a fare durante l'udienza No. 100 dall'inizio del suo pontificato, parlando «di coloro che in seguito all'irreversibile fallimento del loro legame familiare hanno intrapreso una nuova unione». E ha aggiunto: «Se guardiamo questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli, dei bambini, vediamo ancora di più l’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità un'accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni».

Udienza numero 100 dall’inizio del Pontificato, la ventesima di quest’anno che Papa Francesco dedica ai problemi della famiglia in vista del Sinodo. Dopo la pausa di luglio Bergoglio riprende len udienze generali e affronta uno dei temi più sensibili: la questione dei divorziati e delle nuove unioni. Ha detto il Papa, davanti a circa sette mila persone nell’Aula Paolo VI: “Riprendiamo la nostra riflessione sulla famiglia e dopo aver parlato delle famiglie ferite dalla incomprensione tra i coniugi oggi vorrei fermare la nostra attenzione su un altra realtà: come prenderci cura di coloro che in seguito all'irreversibile fallimento del loro legame familiare hanno intrapreso una nuova unione”.

Bergoglio ha detto subito essi non vanno considerato “scomunicati”: “La Chiesa sa bene che tale situazione contraddice il sacramento cristiano, tuttavia il suo sguardo di maestra attinge sempre a un cuore di madre, cerca sempre il bene e la salvezza delle persone”. La Chiesa infatti “per amore della verità la Chiesa sente il bisogno di ben discernere le situazioni, come spiega Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio, tra chi ha subito la separazione rispetto a chi la ha provocata, si vuole fare questo discernimento”.

Poi ha aggiunto: “Se guardiamo questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli, e i piccoli guardano, se li guardiamo con gli occhi dei bambini, vediamo ancora di più l’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità una accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni, per questo è importante che lo stile della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiamenti, siano sempre attenti alle persone, a partire dai piccoli: loro sono quelli che soffrono di più queste situazioni” E ha chiesto: “ Come potremmo raccomandare a questi genitori di fare di tutto per educare alla fede cristiana con esempi di fede convinta e praticata, se li tenessimo lontano dalla vita, come se fossero scomunicati?”.

Ha esortato a non aggiungere altri pesi ai figli dei risposati, e ha osservato che “purtroppo il numero di questi bambini e ragazzi è davvero grande, è importante,” ed è opportuni dunque che “sentano la chiesa come madre attenta a tutti sempre disposta a incontro e ascolto”. Quindi ha allargato la riflessione in vista del Sinodo: “In questi decenni la Chiesa non è stata insensibile, e grazie all'approfondimento dei pastori, guidato e confermato dai miei predecessori, è molto cresciuta la consapevolezza che è necessaria nuova attenzione” a queste situazioni.

Bergoglio ha raccomandato di costruire una Chiesa “dalle porte aperte”, in cui ci sia “posto per ciascuno” e ha ricordato che “tutti i cristiani sono chiamati a imitare il buon pastore, soprattutto collaborare con lui, prendendosi cura delle famiglie ferite, accompagnandoli nella vita di fede della comunità”: “Ciascuno faccia la sua parte assumendo l’atteggiamento del buon pastore che conosce ciascuna delle sue pecore e nessuna esclude dal suo amore”.

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