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martedì 07 dicembre 2021
 
 

Divorzio breve, quando il senatore dice no

20/11/2014  Nel disegno di legge sul divorzio breve molti senatori hanno votato secondo coscienza senza rispondere a logiche di schieramento. Una buona notizia, anche se il ruolo dei cattolici in politica rimane inefficace.

Il voto in Commissione Giustizia del Senato sul cosiddetto “divorzio breve” dice molto sul ruolo dei cattolici in politica. Come è noto, anche se non è argomento dogmatico, chi ha una sensibilità orientata ai valori della famiglia (credente o non credente che sia) è contrario alla nuova norma, per le ragioni che Famiglia Cristiana ha ampiamente illustrato e che potete leggere negli articoli collegati. La norma, contenuta nel disegno di legge in discussione, prevede che ci possa essere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio se richiesto da entrambi i coniugi, con ricorso congiunto, senza passare dalla separazione legale. Per il momento il divorzio immediato sarà possibile solo nel caso in cui non vi siano figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o figli di età inferiore ai 26 anni economicamente non autosufficienti.

E’ il classico metodo con cui vengono introdotte leggi laiciste di natura etica in Parlamento, vale a dire “un pezzetto alla volta”, introducendo un precedente che poi viene ampliato e generalizzato una volta rotto il “tabù” legislativo. La prima rottura è stata sul fronte della maggioranza.  Il Nuovo Centrodestra ha votato compatto contro il no insieme alla Lega, a differenza della maggioranza del Pd, così come Cinque Stelle e Sel sul fronte opposto. Se l'anima libertaria del movimento di Vendola è nota, pare strano che nei grillini, molti dei quali si dichiarano cattolici, non vi sia stato un solo senatore a pensarla diversamente.

Negli altri partiti molti senatori non hanno votato secondo logiche di schieramento, ma si sono divisi appellandosi alla propria coscienza. In Forza Italia ci sono stati tre voti differenti: Giacomo Caliendo non ha preso parte alla votazione, Lucio Malan ha detto no, mentre il senatore Ciro Falanga si è detto favorevole. Anche il Pd (che era relatore del disegno di legge) ha avuto i suoi obiettori, con Giuseppe Luigi Cucca che si è espresso in Commissione contro il divorzio immediato e un'altra pattuglia di senatori dem che si esprimerebbe per il no in aula. Anche se i cattolici dichiarati nei vari schieramenti sono molti di più di quelli che hanno votato no al divorzio breve, è uno dei rari casi in cui i parlamentari hanno votato secondo le proprie convinzioni culturali ed etiche e non in base agli ordini di scuderia, oltretutto – pare – senza reprimende o pubbliche riprovazioni verso chi aveva detto no com'era avvenuto in passato. Una buona notizia, pur nel panorama sconfortante della sostanziale irrilevanza dei cattolici in politica, perché probabilmente la norma passerà.

 
 
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