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sabato 14 dicembre 2019
 
Il messaggio di don Vinicio Albanesi a Dj Fabo
 

«Caro Fabo, se ti avessi conosciuto prima, forse non avresti invocato la morte. Ti abbraccio»

26/02/2017  Fabiano Antoniani, 39 anni, meglio conosciuto come Dj Fabo, è cieco e tetraplegico in seguito a un incidente. Giorni fa si era rivolto a presidente Mattarella chiedendo di lasciarlo morire. Oggi è arrivato in una clinica svizzera dove si sta sottoponendo alle visite mediche previste dai protocolli per l'eutanasia. Tuttavia potrebbe ancora cambiare idea. Don Vinicio Albanesi, fondatore della Comunità di Capodarco, che ha accompagnato tanti ragazzi sino alla morte naturale, gli rivolge un messaggio dal sito di Famiglia Cristiana.

È notizia di queste ore: Fabiano Antoniani, più conosciuto come dj Fabo, ha chiesto a Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni di accompagnarlo in una clinica svizzera, in cui si sta sottoponendo a visite mediche e sta valutando di porre fine alla sua vita con l’eutanasia. Diventato tetraplegico e cieco in seguito a un incidente stradale successo nel 2014, il 39enne aveva lanciato un video sui social con la voce della sua fidanzata per chiedere di morire legalmente. Informato della notizia, don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco che da 50 anni accoglie persone disabili, rivolge a Fabo questo messaggio:

 

«Caro Fabo, non ti conosco personalmente ma ti sono vicino in questo momento. Da tanti anni vivo insieme a persone con disabilità gravi. Nella Comunità di Capodarco (Fermo) abbiamo avuto esperienza di ragazzi e ragazze, giovani come te o più di te, che andavano verso la morte e l’esperienza dice che la cosa più brutta in queste fasi è la solitudine.

 

Se la persona è circondata di affetti e presenza, chiede di essere accompagnata fino alla fine, con tutte le cure possibili, ma in modo naturale, perché comunque ama la vita. Quando questa spinta viene meno, è per il senso di solitudine, inutilità, vuoto che si sperimenta, anche se si ha vicino l’affetto di familiari e di persone care.

 

Se sei arrivato alla decisione di andare in Svizzera per mettere fine alla tua vita, ti senti solo. Sarebbe stato necessario un gruppo più consistente accanto a te, un’esperienza di vita intensa anche con la disabilità che hai acquisito a causa dell’incidente.

 

Se il calore della vita viene meno, la morte sta bussando alla tua porta, ma la morte ha comunque una sua dignità quando arriva naturalmente. Occorre un’infinità di compassione e comprensione in questi momenti.

 

Mi dispiace molto che tu abbia scelto di lasciarti andare, anche se ancora non lo hai deciso definitivamente, ma capisco che quando uno si sente inutile e allo stremo delle forze possa vedere la morte come una liberazione.

 

Ti posso raccontare l’esperienza di una ragazza della nostra Comunità che ci ha lasciato: ci ha messo otto giorni per morire, assistita con amore, con il coinvolgimento di un intero gruppo accanto a lei. Ed è spirata serenamente. Si va verso la morte serenamente se nella vita c’è un significato che possa dare non dico speranza, ma sicuramente pace. Il messaggio che do a chi ti sta vicino è di mettere sempre vita restando a fianco a chi sta soffrendo come te.

 

Se ti avessi conosciuto prima di questi momenti, io e la mia Comunità, probabilmente non avresti invocato la morte.

 

Ti abbraccio, don Vinicio».

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