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Domande (e risposte) sull'operazione Tfr

06/10/2014  Tutto quel che c'è da sapere sulla liquidazione in busta paga proposta dal Governo Renzi

Doppio stipendio a febbraio, o aumento mensile consistente in busta paga. Chi paga? Il lavoratore.  Per i dipendenti che lo chiederanno, potrà essere questo l’effetto dell’operazione anticipo Tfr. E’ il senso della proposta del premier Matteo Renzi, nonostante molte perplessità e il no esplicito di Confindustria. I tecnici sono al lavoro: c’è già una bozza di proposta di otto cartelle. Vediamo di che si tratta, partendo dall’inizio, rispondendo alle domande più frequenti.
Che cos’è il Tfr?
"Il Trattamento di fine rapporto (comunemente detta liquidazione) è stato introdotto in Italia in epoca fascista dalla Carta del lavoro del 1927. Stabiliva il diritto del lavoratore a un’indennità proporzionata agli anni di servizio svolti. A quel tempo si faceva in fretta a calcolarla: bastava moltiplicare l'ultimo stipendio per gli anni di anzianità lavorativa. Se un dipendente guadagnava un milione al mese e andava in pensione dopo 40 anni, prendeva quaranta milioni. Naturalmente nel tempo ci sono state varie riforme. La legge n. 297 del 29 maggio 1982 ha sostituito l’indennità di anzianità corrisposta a fine rapporto con il Tfr, istituendo un Fondo di garanzia nazionale al quale possono rivolgersi i lavoratori di imprese in stato di insolvenza o dichiarate fallite, e affidandone la gestione all’Inps".
Chi sono i soggetti destinatari?
"
Tutti i lavoratori del settore privato, e i lavoratori del settore pubblico, limitatamente alle categorie rientranti nel cosiddetto pubblico impiego contrattualizzato".
Attualmente è possibile riscattare il Tfr prima della pensione?
"Sì, in caso di mutuo, acquisto di prima casa o malattia".
Qual è la proposta del Governo e che effetti sortirebbe?
"Il Governo propone di inserire in busta paga la metà del Trattamento di fine rapporto: o con aumenti di stipendio mensile o con una mensilità (da versare a febbraio 2015), una sorta di quattordicesima. Secondo Renzi libererebbe un’enorme quantità di risorse che potrebbe dare un impulso  ai consumi.  "Effetti positivi vi sarebbero - si legge nella bozza dei tecnici del governo - su redditi, consumi e finanza pubblica". Per la casse dello Stato si prospettano aumenti di gettito di oltre due miliardi di euro. Risorse che  potrebbero essere dirottate per ridurre il costo del lavoro per le piccole imprese, così da incentivare gli investimenti e l’occupazione".
Renzi pensa in questo modo di doppiare l’operazione 80 euro?
"In pratica sì, anche se le differenze sono notevoli: gli 80 euro sono frutto di uno sgravio fiscale per i redditi più bassi, il Tfr non è altro che salario differito dei lavoratori".
Perché le imprese sono contrarie?
"Per le imprese, che di fatto godono di un prestito da parte dei lavoratori, la liquidità anticipata del Tfr, peraltro concessa a tassi vantaggiosi, più del credito ordinario delle banche. E infatti non è un caso che Confindustria e le altre associazioni di categorie siano contrarie".
Come ribatte il Governo alle osservazioni degli imprenditori? 
"Secono Renzi l’operazione sarà neutra, con un meccanismo di anticipazione e traslazione del credito maturato dai lavoratori dalle imprese alle banche. Nel meccanismo suggerito dai tecnici, l’erogazione verrebbe finanziata da un apposito "Fondo anticipo Tfr" (Fatfr) costituito dalle banche e dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp), oppure solo dalle banche previo accordo con l’Abi, l’Associazione degli istituti di credito. Dunque le aziende - si legge nella nota predisposta dai tecnici di Palazzo Chigi - "continuano ad operare come oggi senza alcuna modifica né nei loro costi né nell’esborso finanziario, versando (come prevede l’attuale normativa) il Tfr all’Inps (le imprese con più di 50 addetti), o versandolo ad un fondo integrativo, o seguitandolo ad accantonare in bilancio (imprese con meno di 50 addetti)". Il Fondo, tra l’altro, potrebbe "approvvigionarsi sul mercato finanziario e attingere direttamente alle risorse della Banca centrale europea (Bce)".
I lavoratori si vedrebbero gli aumenti automaticamente in busta paga?
"No, solo a loro richiesta. Il perno della proposta è la volontarietà. Ciascun lavoratore (del settore privato o di quello pubblico) deciderà se ricevere l’anticipo del Tfr maturato nell’anno precedente. Potrà anche scegliere, come detto, se trasferire in un’unica tranche, a febbraio appunto, nella busta paga tutto l’ammontare maturato nell’anno precedente, oppure distribuirlo lungo l’arco dei dodici mesi. Per ora resteranno fuori dall’operazione i lavoratori che hanno già deciso di destinare il proprio Tfr a un fondo pensionistico complementare. A meno che tale opzione non sia già prevista dal contratto collettivo di categoria che ha istituito il fondo".
Perché i lavoratori potrebbero essere contrari?
"Come spiega Beppe Scienza, ordinario di matematica all’Università di Torino e grande esperto di fondi pensione,  "il Tfr è uno degli investimenti più sicuri che possa fare un lavoratore". E’ infatti una forma di investimento senza intermediari, è una forma previdenziale a costi di gestione zero, è un accantonamento che garantisce il potere d’acquisto. La quota mensile che viene fatta accantonare al lavoratore dipendente "viene rivalutata all’1,5 per cento, più il 75 per cento dell’inflazione, e questo valore viene tassato all’11 per cento. Meno dei titoli di Stato, che sono al 12,5".
Quali sono le critiche all’operazione?
"Se per Renzi l’operazione consente di liberarsi di una concezione paternalistica dello Stato, perché si consente al lavoratore di gestire il proprio denaro come crede, molti economisti ritengono che il Tfr, proprio per come è concepito, sia una forma di protezione del risparmio nei confronti di chi, soprattutto ai livelli più bassi, non è in grado di dedicarsi ad affrontare la giungla dei fondi pensione privati. Uno Stato che consente di liberare anzitempo la liquidazione solo per l'acquisto della casa, per il mutuo o per malattia, è uno Stato che responsabilizza il lavoratore sulle vere priorità del padre o della madre di famiglia. In definitiva, anche se si tratta di metà della somma e di una decisione volontaria, il Governo non dovrebbe contemplare l’idea di incoraggiare i lavoratori a fare le cicale anziché le formiche”.

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