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venerdì 05 marzo 2021
 
domenica della parola
 

Il Papa: «Spegniamo Tv e cellulare e apriamo la Bibbia. La Parola di Dio ribalta chi la riceve»

24/01/2021  A San Pietro la Domenica della Parola di Dio con l’omelia di Francesco letta da mons. Rino Fisichella: «Mettiamo il Vangelo in un luogo dove ci ricordiamo di aprirlo quotidianamente, magari all’inizio e alla fine della giornata. Chi frequenta la Parola di Dio riceve dei salutari ribaltamenti esistenziali: scopre che la vita non è il tempo per guardarsi dagli altri e proteggere sé stessi»

«Non rinunciamo alla Parola di Dio. È la lettera d’amore scritta per noi da Colui che ci conosce come nessun altro. Mettiamo il Vangelo in un luogo dove ci ricordiamo di aprirlo quotidianamente, magari all’inizio e alla fine della giornata, così che tra tante parole che arrivano alle nostre orecchie giunga al cuore qualche versetto della Parola di Dio. Per fare questo, chiediamo al Signore la forza di spegnere la televisione e di aprire la Bibbia; di chiudere il cellulare e di aprire il Vangelo». Le parole di papa Francesco, lette da mons. Rino Fisichella, risuonano nella Basilica di San Pietro nella II Domenica della Parola di Dio. La venerazione del libro dei Vangeli e l’intronizzazione sullo stesso tronetto utilizzato per il Concilio Vaticano II sottolineano il significato di questa celebrazione che doveva essere presieduta da papa Francesco, bloccato a causa del riacutizzarsi della sciatalgia che già gli aveva impedito di presiedere le celebrazioni di fine anno.

Al suo posto, c’è mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, che presiede l’eucarestia: «Mi fa particolarmente piacere, ed è un onore», dice, «dare lettura dell’omelia che il Santo Padre avrebbe tenuto in questa occasione». Tra i lettori, c’è l’attore Pier Francesco Favino che proclama la prima lettura tratta dal libro di Giona mentre una ragazza non vedente legge la seconda in braille.

«In questa domenica della Parola ascoltiamo Gesù che annuncia il Regno di Dio», dice mons. Fisichella, «vediamo che cosa dice e a chilo dice. Che cosa dice. Gesù comincia a predicare così: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Dio è vicino, ecco il primo messaggio. Il suo regno è sceso in terra. Dio non sta, come siamo spesso tentati di pensare, lassù nei cieli lontano, separato dalla condizione umana, ma è con noi. Il tempo della distanza è finito quando in Gesù si è fatto uomo. Da allora Dio è vicinissimo; dalla nostra umanità mai si staccherà e mai di essa si stancherà. Questa vicinanza è l’inizio del Vangelo, è ciò che, sottolinea il testo, Gesù “diceva”: non lo disse una volta e basta, lo diceva, cioè lo ripeteva di continuo. “Dio è vicino” era il leitmotiv del suo annuncio, il cuore del suo messaggio. Se questo è l’inizio e il ritornello della predicazione di Gesù, non può che essere la costante della vita e dell’annuncio cristiano. Prima di ogni altra cosa va creduto e annunciato che Dio si è avvicinato a noi, che siamo stati graziati, “misericordiati”. Prima di ogni nostra parola su Dio c’è la sua Parola per noi, che continua a dirci: “Non temere, sono con te. Ti sono vicino e ti starò vicino”. La Parola di Dio ci permette di toccare con mano questa vicinanza, perché – dice il Deuteronomio – non è lontana da noi, ma è vicina al nostro cuore».

Francesco dice che la Parola «è l’antidoto alla paura di restare soli di fronte alla vita. Il Signore, infatti, attraverso la sua Parola consola, cioè sta con chi è solo. Parlandoci, ci ricorda che siamo nel suo cuore, preziosi ai suoi occhi, custoditi nelle palme delle sue mani. La Parola di Dio infonde questa pace, ma non lascia in pace. È Parola di consolazione, ma anche di conversione», nota il Papa, che ricorda l’invito di Gesù: “Convertitevi”.

Perché, aggiunge, «con la sua vicinanza è finito il tempo in cui si prendono le distanze da Dio e dagli altri, è finito il tempo in cui ciascuno pensa a sé e va avanti per conto proprio. Questo non è cristiano, perché chi fa esperienza della vicinanza di Dio non può distanziare il prossimo, non può allontanarlo nell’indifferenza. In questo senso, chi frequenta la Parola di Dio riceve dei salutari ribaltamenti esistenziali: scopre che la vita non è il tempo per guardarsi dagli altri e proteggere sé stessi, ma l’occasione per andare incontro agli altri nel nome del Dio vicino. Così la Parola, seminata nel terreno del nostro cuore, ci porta a seminare speranza attraverso la vicinanza. Proprio come fa Dio con noi. Vediamo ora a chi parla Gesù. Si rivolge prima di tutto a dei pescatori della Galilea. Erano persone semplici, che vivevano del frutto delle loro mani lavorando duramente notte e giorno. Non erano esperti nelle Scritture e non spiccavano certo per scienza e cultura. Abitavano una regione composita, con vari popoli, etnie e culti: era il luogo più lontano dalla purezza religiosa di Gerusalemme, il più distante dal cuore del Paese. Ma Gesù comincia da lì, non dal centro ma dalla periferia, e lo fa per dire anche a noi che nessuno è ai margini del cuore di Dio. Tutti possono ricevere la sua Parola e incontrarlo di persona».

Il Pontefice si sofferma su quello che definisce un «bel particolare nel Vangelo», ossia che «l’annuncio di Gesù giunge “dopo” quello di Giovanni. È un dopo decisivo, che segna una differenza: Giovanni accoglieva la gente nel deserto, dove si recavano solo quelli che potevano lasciare i luoghi in cui vivevano. Gesù, invece, parla di Dio nel cuore della società, a tutti, lì dove sono. E non parla in orari e tempi stabiliti: parla “passando lungo il mare” a dei pescatori “mentre gettavano le reti”. Si rivolge alle persone nei luoghi e nei momenti più ordinari. Ecco la forza universale della Parola di Dio, che raggiunge tutti ed ogni ambito di vita. Ma la Parola», sottolinea il Pontefice, «ha anche una forza particolare, incide cioè su ciascuno in modo diretto, personale. I discepoli non dimenticheranno mai le parole ascoltate quel giorno sulle rive del lago, vicini alla barca, ai familiari e ai colleghi, parole che segneranno per sempre la loro vita. Gesù dice loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. Non li attira con discorsi alti e inarrivabili, ma parla alle loro vite: a dei pescatori di pesci dice che saranno pescatori di uomini. Se avesse detto loro: “Venite dietro a me, vi farò Apostoli: sarete inviati nel mondo e annuncerete il Vangelo con la forza dello Spirito, verrete uccisi ma diventerete santi”, possiamo immaginare che Pietro e Andrea gli avrebbero risposto: “Grazie, ma preferiamo le nostre reti e le nostre barche”. Gesù invece li chiama a partire dalla loro vita: “Siete pescatori, diventerete pescatori di uomini”. Trafitti da questa frase, scopriranno passo dopo passo che vivere pescando pesci era poca cosa, ma che prendere il largo sulla Parola di Gesù è il segreto della gioia. Così il Signore fa con noi: ci cerca dove siamo, ci ama come siamo e con pazienza accompagna i nostri passi. Come quei pescatori, attende anche noi sulle rive della vita. Con la sua Parola vuole farci cambiare rotta, perché smettiamo di vivacchiare e prendiamo il largo dietro a Lui».

Il Papa conclude con un invito che si fa appello pressante a tutti i fedeli: «Non rinunciamo alla Parola di Dio. È la lettera d’amore scritta per noi da Colui che ci conosce come nessun altro: leggendola, sentiamo nuovamente la sua voce, scorgiamo il suo volto, riceviamo il suo Spirito. La Parola ci fa vicini a Dio: non teniamola lontana. Portiamola sempre con noi, in tasca, nel telefono; diamole un posto degno nelle nostre case. Mettiamo il Vangelo in un luogo dove ci ricordiamo di aprirlo quotidianamente, magari all’inizio e alla fine della giornata, così che tra tante parole che arrivano alle nostre orecchie giunga al cuore qualche versetto della Parola di Dio. Per fare questo, chiediamo al Signore la forza di spegnere la televisione e di aprire la Bibbia; di chiudere il cellulare e di aprire il Vangelo». E invita in quest’Anno liturgico di leggere il Vangelo di Marco, «il più semplice e breve. Perché non leggerlo anche da soli, un piccolo passo ogni giorno? Ci farà sentire il Signore vicino e ci infonderà coraggio nel cammino della vita».

Al termine della celebrazione, viene consegnata una copia della Bibbia al giocatore di calcio della Roma Lorenzo Pellegrini con la famiglia; a una studentessa dell'Istituto Biblico che si è specializzata in Scienze bibliche, originaria del Pakistan; a una catechista e un catechista che svolgono il servizio in due parrocchie della Diocesi di Roma, rispettivamente nelle parrocchie di San Giovanni Maria Vianney e San Domenico di Guzman; a due giovani neo cresimati nei mesi scorsi della parrocchia di S. Luca Evangelista al Prenestino; a un seminarista dal Sud Sudan che si sta preparando a ricevere il ministero del lettorato; a un docente medico specialista in infettivologia dell'Università degli Studi di Roma «Tor Vergata», il professor Massimo Andreoni e una persona non vedente che ha ricevuto il Vangelo di Marco in braille.

Multimedia
Domenica della Parola, alle 19 in diretta un incontro speciale del Festival Biblico
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