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Don Mathieu Bondobo. La visita di Francesco che ha fatto miracoli in Centrafrica

26/05/2016  A sei mesi dall’apertura della Porta santa a Bangui, il parroco della cattedrale racconta i frutti straordinari dello storico avvio del Giubileo in uno dei Paesi più poveri e martoriati del mondo

«La visita di Francesco ha rappresentato una ventata di speranza e ci ha lasciato in eredità la consapevolezza che la guerra non risolve i problemi, come invece può fare la pace». A confidarcelo con voce commossa è don Mathieu Bondobo, il parroco della cattedrale di Bangui. Esattamente sei mesi fa, il 29 novembre 2015, papa Bergoglio inaugurava il Giubileo della misericordia con un’inedita cerimonia: l’apertura della Porta santa nella capitale della Repubblica Centrafricana, una settimana prima della solenne inaugurazione in Vaticano.
Il Centrafrica era una nazione da anni sconvolta dalla guerra civile, dalla violenza di tutti contro tutti, contagiando persino i cristiani, in uno dei Paesi più poveri del mondo, anche se ricco di materie prime non sfruttate. Perciò le perplessità erano tante, quando il Pontefice espresse la volontà di compiere quel viaggio. Ma ogni difficoltà venne superata di slancio e l’impensabile accadde.
Don Mathieu fu per tutto il tempo al suo fianco, traducendo fra l’altro in sango, la lingua nazionale, i suoi discorsi. Il sacerdote conosce molto bene l’italiano, avendo trascorso alcuni anni a Roma, dove si è laureato alla Pontificia università della Santa Croce e ha prestato contemporaneamente servizio nella parrocchia di San Timoteo a Casalpalocco. È anche stato personalmente colpito dalla guerra civile, per l’uccisione da parte dei ribelli di un fratello, ufficiale dell’esercito regolare.

A sei mesi di distanza, qual è il bilancio della visita di Francesco?

«Io dico che si è trattato di due miracoli. Il primo è stato la visita stessa, come ha dichiarato l’arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga, con una “presenza che ha guarito tanti cuori” e che è stato “un momento importante sulla via della riconciliazione”. Il secondo miracolo lo si vede nelle conseguenze. La tacita tregua che si era instaurata in attesa dell’avvenimento si è poi prolungata, gli scontri sono quasi dappertutto cessati e il Centrafrica gode di una calma forse insperata».

Ma che cosa era successo in precedenza?

«Nel mese di dicembre 2012 una rivolta, chiamata Seleka e attuata da ribelli e mercenari stranieri a maggioranza musulmana, aveva come scopo di cacciare dal potere l’allora presidente François Bozizé. Purtroppo da un problema politico si è piano piano scivolati sul piano religioso. Anche se noi della Chiesa abbiamo sempre gridato forte che il problema non è mai religioso e che occorre smetterla di strumentalizzare la religione».

Quali ricordi conserva della visita di papa Francesco?

«Ricordo ancora quando l’aereo del Papa stava per atterrare: da un campo di raccolta di profughi, vicino all’aeroporto, è salito un urlo di gioia per l’arrivo dell’illustre ospite. Sono poi ancora pieno di commozione al ricordo del calore con il quale è stato accolto nel quartiere islamico di Bangui, considerato a rischio, durante la visita alla principale moschea della città. Il Papa, con un’iniziativa a sorpresa, aveva fatto salire sulla sua vettura l’imam per salutare insieme i musulmani raccolti in un prato vicino alla scuola, e che lo acclamavano con le mani rivolte al cielo, quasi a chiedere una benedizione, mentre i giovani correvano e danzavano attorno all’auto. E, per quanto mi riguarda, non dimenticherò la familiarità affettuosa con la quale Sua Santità mi trattava; e, anche, gli applausi che partivano dalla gente quando traducevo loro in sango le sue parole, specialmente nella Messa alla cattedrale, nella veglia con i giovani, nella Messa allo stadio (alla quale hanno partecipato non soltanto i cristiani)».

E da allora a oggi che cosa è maturato?

«Si nutrivano timori in previsione delle elezioni presidenziali come miccia di altri disordini, che invece non si sono verificati. È stata una campagna senza scontri e violenze, conclusasi con il successo di Faustin-Archange Toudéra. Ha conquistato il 60 per cento dei consensi e la sua vittoria è stata salutata da manifestazioni pacifiche, a differenza di quanto avveniva abitualmente in passato. Il presidente, poche settimane fa, è stato ricevuto dal Papa al quale ha espresso anche la gratitudine del nostro popolo. Francesco da parte sua ha detto al presidente questa frase affettuosa: “Voi centrafricani mi avete rubato il cuore”. Un’altra conseguenza importante è la decisione presa a Parigi di mettere fine alla missione delle truppe francesi: evidente riconoscimento di una situazione risanata. Tutto questo, possiamo dire, è stato un lascito della decisione di papa Francesco di aprire qui quella Porta santa».

NEL CUORE DELL’AFRICA

Il Centrafrica è un Paese di 5 milioni di abitanti che confina con Ciad, Sudan, Sudan del Sud, Repubblica democratica del Congo, Repubblica del Congo e Camerun.

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