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Don Andrea Mardegan: «La Madonna mi è sempre vicina e guida i miei passi»

31/10/2019  Don Andrea sulla rivista Maria con te (San Paolo) è curatore della rubrica "La voce del Rosario" e in questa intervista parla della storia d'amore tra Maria e Giuseppe: «Il loro esempio può aiutare le coppie di oggi». Il sacerdote è autore del libro "Giuseppe e Maria. La nostra storia d'amore" pubblicato delle Edizioni Paoline

La copertina del libro di Don Andrea Mardegan "Giuseppe e Maria, la nostra storia d'amore"
La copertina del libro di Don Andrea Mardegan "Giuseppe e Maria, la nostra storia d'amore"

Un giorno, durante un ritiro spirituale, incontro per caso don Andrea. Gli parlo della rivista per cui scrivo: Maria con te, il primo settimanale interamente dedicato alla Madonna. Rimane positivamente sorpreso e mi svela che anche lui stava scrivendo da tempo qualcosa su Maria… Chiacchieriamo un po’ e alla fine mi viene spontaneo chiedergli di parlare a voi lettori di quel suo lavoro che nel frattempo è diventato un bel libro, pubblicato dalle Edizioni Paoline, dal titolo: Giuseppe e Maria. La nostra storia d’amore, illustrato con diciotto bellissimi acquarelli di Annamaria Trevisan. Don Andrea, fra l’altro, da questo numero curerà la rubrica La voce del Rosario (a pag. 46), ragione in più per farvi conosce lui e il suo lavoro, attraverso questa intervista.
Sul suo blog, Tra le righe del Vangelo, si presenta così: «Sono nato a Milano l’8 dicembre del 1955. Secondo di cinque fratelli. Maturità classica e laurea in lettere moderne. Poi studi di teologia a Roma e Navarra. Ordinato sacerdote da Giovanni Paolo II nel 1984, nella Prelatura dell’Opus Dei. Dal 1985 al 2002 ho vissuto a Verona, mi sono dedicato alla pastorale scolastica e universitaria, alla direzione spirituale e alla confessione, e a incontri formativi per sacerdoti. Dal 2002 sono tornato a Milano. Ho collaborato con il vicario dell’Opus Dei per l’Italia, mi sono occupato di formazione per gli universitari e per seminaristi e sacerdoti. Ora tornerò a occuparmi di pastorale. Mi piace scrivere. Ho pubblicato libri e articoli di spiritualità e di commento a brani biblici ». La devozione mariana è molto forte in lui, così come lo slancio nella pratica del Rosario, di cui ci dice: «Per me è prendere per mano la Madonna e camminare con lei». Indimenticabili le sue meditazioni sui misteri dai microfoni di Radio Maria nel 2013. L’effigie mariana che predilige? «Tutte le icone della Madonna della tenerezza». Il suo ultimo libro è un’ennesima prova del suo trasporto per la Madonna.

Com’è nata l’idea di raccontare l’amore tra Giuseppe e Maria?
«Due anni fa scrissi un libro in cui Maria in prima persona svelava il suo cuore. L’editore mi ha chiesto di provare con Giuseppe, ma facevo più difficoltà a imbastire il libro. Poi in un ritiro spirituale nel mese di maggio ho trovato l’ispirazione. Con Maria accanto, Giuseppe per me ritrovava tutta la sua personalità, il suo carattere, il suo pensiero. E ho pensato che così si offriva un argomento nuovo, suggestivo e molto utile alle coppie di sposi». 

Scrive, facendo parlare Giuseppe: «Con Maria facevamo fatica a non mostrare imbarazzo se i paesani dicevano che Gesù mi assomigliava tanto». Questa dimensione particolare del loro matrimonio non può farci pensare che il loro amore sponsale sia stato “parziale”?
«Nel libro cerco di dare risposta a questa domanda attraverso i fatti e le parole di Maria e di Giuseppe. In ogni matrimonio l’unione coniugale è parte e simbolo della totalità della donazione. Penso che Maria e Giuseppe abbiano avuto il dono di vivere con totalità l’essere l’uno dell’altra in tutte le altre dimensioni dei linguaggi dell’amore. Si conoscevano, si parlavano, si sostenevano, si capivano, soffrivano insieme, avevano della famiglia un unico progetto, custodivano l’uno nel cuore dell’altro tutta la propria persona».

Come la loro storia può essere d’esempio agli sposi di oggi?
«Diverse coppie di sposi si sono ritrovate molto nel mio libro, lo leggono insieme la sera scambiandosi le rispettive parti, quella di Giuseppe e quella di Maria. Lo sfondo che trovano è quello conosciuto fin dalla nostra infanzia e le cui immagini riempiono le chiese, le strade, i musei: i “Vangeli dell’infanzia”. Contemplandoli e ampliando con la fantasia gli episodi e scrutando i sentimenti dei protagonisti, anzi facendoli svelare da loro, come in confidenza, scopriamo che hanno vissuto gioie e dolori, fatiche e speranza tipiche di ogni coppia, di ogni tempo».

Papa Francesco ha chiesto che ogni santuario mariano diventi polo di evangelizzazione per la vita ordinaria delle persone e delle comunità ecclesiali e, in particolare, delle coppie di sposi e delle famiglie. C’è dunque l’urgenza pastorale di offrire un servizio di accompagnamento alle famiglie?
«È evidente che le famiglie oggi abbiano bisogno di un accompagnamento nuovo rispetto al passato, quando tutta la società sosteneva alcuni aspetti della famiglia che oggi non sono più aiutati. La Chiesa si sta orientando a una pastorale familiare che dedichi tempo e sostegno prima, ma anche dopo il matrimonio. Loreto, in particolare, ci riporta nella casa in cui Maria ha ricevuto l’annunciazione, ma ogni santuario mariano è come la casa di Maria, dove lei vive con Giuseppe, che si materializza in tanti luoghi. Gli sposi e le famiglie possono trovare lì la loro casa, per essere aiutati e guidati».

Qual è lo stile di Giuseppe come padre e di Maria come madre di Gesù che emerge dal suo libro e quale ispirazione possono offrire ai genitori di oggi?
«Maria ha avuto il ruolo di apprezzare il padre e valorizzarlo davanti agli occhi del Figlio: “Tuo padre e io angosciati ti cercavamo”. L’amore tra i due sposi si esplica nella collaborazione educativa e nel dialogo tra i due per comprendere di volta in volta che cosa era opportuno fare. Per i genitori di oggi possono essere d’esempio perché accolgono da Dio i figli, nel loro caso il figlio, che Lui dona, sempre unico e irripetibile, sempre diverso da come se lo erano immaginati. E perché lo educano a partire dalla loro umanità e tenendo presente le ispirazioni dello Spirito».

Maria è l’Immacolata, la creatura più perfetta mai esistita. Nel suo libro emerge la figura di una donna del suo tempo a suo agio nella vita ordinaria, comune alle altre spose e madri dello sperduto villaggio di Nazaret. È un modello un po’ diverso da una certa letteratura agiografica e di parte dell’iconografia mariana...
«L’iconografia mariana è stata spesso spiritualizzata. Però nel mio libro sulla Vergine (Maria. Il mio cuore svelato, 2016) ho scelto quadri di noti autori del ’500-’600 in cui c’è una notevole attenzione alla vita ordinaria della sacra famiglia (Rubens, Murillo, Barocci, Vasari, Guercino, Procaccini, Gentileschi, ecc.). Ho fatto un giorno un post sul mio blog Tra le righe del Vangelo di immagini sorridenti di Maria. Perché molte immagini sono tristi: ma nel Vangelo accanto alla “spada” c’è il Magnificat, c’è la nascita di Gesù e in alcune apparizioni la Madonna si mostra sorridente, gioiosa. Voglio dire: la Madonna è creatura umana con tutti i sentimenti! Alcuni pittori se la immaginano tra le nuvole in una sorta di atemporalità spirituale ma, come dice papa Francesco, è una donna normale. E anche il non dire nulla su gran parte della sua vita a Nazaret significa che anche la Madonna era e si comportava in modo del tutto normale, con le vicende e i problemi che noi stessi viviamo».

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