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venerdì 22 ottobre 2021
 
Don Mazzi
 

Don Mazzi: «La maturità non sia solo una valutazione, ma un orientamento per il futuro»

18/06/2020  Mi danno da pensare i presidenti di commissione che non si trovano: i ragazzi hanno bisogno di “personalità”, non soltanto di titoli di studio

Faccio fatica a giudicare e a fare proposte su una situazione nata dalla tragedia del coronavirus. L’esame di maturità per un diciannovenne è un traguardo particolare e importante, segna non solo una tappa, ma addirittura un orientamento di vita. Però quello che mi disturba, che mi lascia molto perplesso e che oltrepassa la riflessione che avrei potuto fare è la sequenza impressionante di no arrivati dai presidenti di commissione (ne mancano ancora più di settecento) nominati per le maturità lombarde. Non sarebbe opportuno, in questo caso, che la parola maturità venisse messa al centro del tavolo perché possa essere vista da ambo le parti?

È abbastanza intrigante leggere sugli stessi quotidiani la pagina che parla di 57 cittadini normalissimi: dal tassista all’alpino, allo studente, al giocatore di rugby, ai quali il presidente Mattarella ha consegnato l’onorificenza di Cavalieri della Repubblica, perché protagonisti nella tragica emergenza appena nominata, e la pagina dopo leggere un grosso titolo che parla di centinaia di presidenti che disertano gli esami di maturità in Lombardia, spaventati, nonostante tutte le precauzioni, dal morbo!

Non è la voglia di giudicare, ripeto, che mi intriga, ma il dubbio che molti docenti facciano “questo mestiere” quasi fosse una normale scelta di lavoro. L’educazione e la scuola fanno parte dei “fondamentali” in una società, e per fare l’insegnante oggi occorrono le stesse doti pedagogicamente atletiche di adulti che sono chiamati a “giocare” campionati molto impegnativi e difficili.

Mi dispiacerebbe ancora di più se i ragazzi facessero riflessioni, in parte accomodanti e interessate e in parte negative e demotivanti. I tempi sono cambiati, e la scuola è la prima che deve cambiare tutto l’iter nozionistico e legato soprattutto alla organizzazione. La società verso la quale andiamo deve ridare ai giovani protagonismo, volontà, speranza e carattere, non solo titoli. E queste virtù si imparano solo dove le relazioni tra docenti e allievi sono tali da far crescere, con la storia e la matematica, quella cosa che noi chiamiamo “personalità”.

Finisco citando parole del discorso del Papa al Corpo diplomatico: «Mai come ora c’è bisogno di unire gli sforzi in un’ampia alleanza educativa per formare persone mature, capaci di superare frammentazioni e contrapposizioni e ricostruire il tessuto di relazioni per una umanità più fraterna. Ogni cambiamento richiede un cammino educativo, la costruzione di un “villaggio dell’educazione” che generi una rete di relazioni umane e aperte, favorisca la creatività e la responsabilità per una progettualità di lunga durata. Urge ricostruire il patto educativo globale, volto a ravvivare l’impegno per e con le giovani generazioni, rinnovando la passione per l’educazione più aperta e inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo, mutua comprensione».

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