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«Sulla lotta alla mafia dobbiamo essere una spina nel fianco delle istituzioni»

21/03/2021  Il fondatore di “Libera” don Luigi Ciotti ricorda le vittime delle criminalità organizzata nella XXVI Giornata della memoria e dell’impegno: «Abbiamo il dovere di trasmettere la memoria ai ragazzi». La lettera del cardinale Bassetti, presidente della Cei: «Si compie un errore se si associano le mafie alla sola violenza delle armi. La loro violenza è anche più ampia: si chiama corruzione»

La pandemia impedisce le manifestazioni di piazza ma la carovana civile di “Libera” non si ferma. Domenica, nella XXVI Giornata della memoria e dell'impegno per le vittime di mafia, don Luigi Ciotti insieme ai familiari ha ricordato tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata portando un fascio di fiori alla Casa del Jazz a Roma, un bene confiscato alla banda della Magliana, davanti alla stele con i nomi delle vittime innocenti delle mafie.

Sabato l'evento principale si è tenuto proprio nella Capitale, all'Auditorium Parco della Musica. A fare da sfondo al palco, un pannello con i nomi di tutte le vittime. Un elenco lungo di uomini e donne, tra cui anche 113 bambini e bambine: c'è chi ha combattuto le mafie a viso aperto e non ha ceduto alle minacce e di chi si è ritrovato sulla traiettoria di una pallottola o vittima impotente di una bomba. Una giornata di riflessione e testimonianze, ma anche di denuncia della presenza delle organizzazioni criminali sui territori che la pandemia ha reso più pervasiva e insidiosa. «Oggi è necessario un pensiero nuovo, radicale e rigeneratore nella lotta alle mafie. Ecco, se non rigeneriamo rischiamo di degenerare», ha detto don Ciotti, «ci vuole continuità, condivisione e corresponsabilità. Siamo disposti a collaborare con le Istituzioni se fanno la loro parte, ma se non la fanno - dice il fondatore e anima di Libera - allora dobbiamo essere una spina nel fianco per chiedere ciò che è giusto».

“A ricordare e riveder le stelle”, questo lo slogan scelto per la Giornata di quest’anno nel quale risuona l'ultimo verso dell'Inferno a 700 anni dalla morte di Dante. L'inferno è la pandemia, un anno d’isolamento e di distanziamento, di sofferenze e di disagio economico e sociale. Tra i nomi ricordati anche quello di Willy Monteiro Duarte. Libera li scandisce tutti, uno ad uno, per far rivivere le loro storie. «Abbiamo il dovere di trasmettere la memoria alle nuove generazioni, a questa meraviglia che sono i nostri ragazzi», dice don Ciotti. E a loro pensa quando rivolge un appello per lo ius soli: respingerlo è «una grave emorragia di umanità».

Dopo lo stop dello scorso anno, quando in pieno lockdown il 21 marzo è stato virtuale, sono centinaia, in questo weekend, le iniziative in tutta Italia. I nomi delle vittime sono stati proiettati sul campanile di Piazza San Marco a Venezia, della Mole Antonelliana a Torino e del Palazzo Reale di Napoli. A Milano, dalla facciata a Palazzo Marino, sede del Comune, sono state srotolate otto lenzuola con i nomi di altrettante vittime in città. Poi la cerimonia alla presenza del sindaco Sala. A Napoli il focus è stato sul lavoro, con un incontro nella fabbrica Whirlpool. Molte iniziative - a Palermo al Teatro Massimo, a Locri al Teatro Greco di Portigliolo, a Torino in Piazza del Conservatorio Giuseppe Verdi - si sono tenute nei luoghi della cultura, rimasti a lungo chiusi.

Serve l'impegno della Chiesa, dice il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei in una lettera a Libera, ora più che mai: «Con la pandemia, le mafie, e la sottocultura mafiosa, si stanno rafforzando, e così aumentano le loro vittime. Non possiamo rischiare di farci avvelenare dai loro frutti cattivi. Noi oggi ricordiamo le vittime di questo flagello, di questa strada di corruzione che nega in radice il bene comune. Si compie un errore se si associano le mafie alla sola violenza delle armi. La loro violenza è anche più ampia: si chiama corruzione». Bassetti prosegue: «Ricordando i nomi delle persone, il loro martirio, il dolore che le circonda, e anche il lavoro, il coraggio, l’onestà, l’impegno, le speranze, comprendiamo che questi martiri sono nostri modelli, nostri maestri, ed è a loro che dobbiamo guardare per imprimere in noi stessi la consapevolezza della gravità di questi fenomeni che divorano le società, in Italia e all’estero. Questi martiri sono lì a osservarci, a giudicare le nostre azioni, le nostre intenzioni e le nostre coscienze: sono tutti lì a misurare la nostra verità e coerenza». E conclude: «Papa Francesco avverte la tragica urgenza in tutto il pianeta, la oscura incidenza di queste forze nemiche dell’essere umano e del Vangelo… Su questo terreno, carissimi amici di Libera, dobbiamo impegnarci quotidianamente per eliminare ogni brandello di equivoco, in primo luogo per seguire il Vangelo, onorare le nostre vittime, i nostri martiri, e per sostenere chi, sul campo, combatte per una società più giusta e libera, affinché vi sia un concreto sviluppo umano integrale. Ricordiamo la imminente beatificazione di Rosario Livatino, che illumini e motivi le nostre coscienze».

Stesso messaggio dal presidente della Camera, Roberto Fico: «In tempi pandemia lo Stato deve arrivare prima». La lotta alla mafia, dice il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti che ha partecipato all’iniziativa a Roma, «è una battaglia che deve coinvolgere tutti», istituzioni, società civile e «soprattutto i più giovani, per promuovere una sempre più diffusa cultura della legalità».

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Giornata della memoria e dell'impegno, l'Italia ricorda le vittime di mafia
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