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sabato 24 febbraio 2024
 
LA TESTIMONIANZA
 

Don Fabio Marella: "Grazie maestro Allevi, a nome mio e dei miei piccoli guerrieri"

08/02/2024  Il commento dell'assistente spirituale dell'Ospedale pediatrico Meyer di Firenze alla testimonianza di Giovanni Allevi dal palco di Sanremo

«Ieri sera stavo seguendo il Festival di Sanremo», racconta don Fabio Marella, assistente spirituale dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, «ho ascoltato con molta attenzione quello che ha detto il maestro Giovanni Allevi dal palco dopo due anni senza pianoforte in pubblico: la prima cosa che ho pensato è stato un grande apprezzamento per Amadeus e la sua squadra per aver creduto nella possibilità di dare un messaggio così importante da un palcoscenico come quello. Io faccio l’assistente spirituale ai bambini in ospedale e ai loro genitori, mi accade ogni giorno di essere a contatto con sofferenze e speranze simili a quelle che Allevi ha raccontato e mi ha colpito il modo con cui il Maestro si è messo a nudo, condividendo con commossa spontaneità le sue difficoltà: la perdita della quotidianità del lavoro, dei capelli, delle certezze, ma non della speranza. Credo che sia stata molto importante questa testimonianza: un messaggio di speranza pur nel momento in cui ci si trova a confronto con una malattia molto impegnativa, un incoraggiamento a quelli che ha chiamato piccoli guerrieri e che io vedo tutti i giorni e che sono davvero come dice, piccoli guerrieri, come lo sono i loro genitori: hanno una forza che mi colpisce sempre tanto. Ho apprezzato molto il riferimento al personale, che tutto partecipa alla battaglia contro la malattia, dal primario a chi pulisce le stanze, nessuno escluso».

Don Marella ha riconosciuto nelle parole di Giovanni Allevi esperienze di vita vissuta in corsia: «Il maestro ha detto che questa prova che sta vivendo lo ha riportato all’essenziale della vita, cioè a valorizzare aspetti cui normalmente non facciamo caso, a dare attenzione alle piccole cose che nella quotidianità tendiamo a dare per scontate: parlava della bellezza del creato, della differenza che ora vede tra il colore dell’alba e quello del tramonto. È una cosa che io ritrovo nei ragazzi che incontro: l’esperienza della malattia, quando crescono, dà loro una visione diversa della vita. Proprio pochi giorni fa ho incontrato una ragazza, ormai guarita da diversi anni, che mi ha raccontato che sta studiando infermieristica, come se volesse anche lei mettersi a disposizione».

Ma don Fabio è convinto che il messaggio di Allevi, che ha commosso tanti, non si limiti a dare speranza a chi soffre ma che possa contribuire a dare una prospettiva anche a chi ha la fortuna di stare bene e di non vivere il suo stesso incubo: «Credo che quella testimonianza di apprezzamento e valore delle cose semplici possa servire a tutti noi, a me per primo: per ridimensionare i problemi piccoli che tutti ci facciamo nella quotidianità e cui finiamo per dare più importanza di quanta meritino. Mi ha fatto tornare in mente il suggerimento di un sacerdote che mi diceva: “La sera quando vai a dormire non pensare a tutte le cose che in una giornata sono andate storte, ripensa a una cosa bella anche minuscola”. È un cambio di prospettiva di cui tutti avremmo bisogno. A chi come me ha fede, al confronto con tanta sofferenza, vedendo tanta abnegazione nelle persone che vi si impegnano, vien da pensare che il Signore metta accanto a chi soffre tanti angeli custodi. Altri avranno certo una visione più laica. Ma la testimonianza che abbiamo ascoltato è importante per tutti».

 
 
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