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Credere

Don Giacomo Pavanello: Mi manda il Papa: porterò la misericordia dove ce n’è bisogno

02/02/2016  A tu per tu con uno dei sacerdoti scelti da Francesco per essere Missionari della misericordia: «La Chiesa ha la porta aperta»

Mentre papa Francesco varca la Porta santa, un giovane sacerdote raccolto in preghiera nella parrocchia Gran Madre di Dio a Roma ripensa al suo percorso di fede e a quel 25 aprile 1997, quando ha incontrato per sempre l’amore di Dio. Don Giacomo Pavanello, responsabile per la città di Roma e dell’Area evangelizzazione e prevenzione per l’Associazione internazionale Nuovi orizzonti fondata da Chiara Amirante, si prepara ad affrontare un’altra missio ad gentes, e a farsi portatore della Chiesa in uscita tanto cara a papa Francesco. «Con questo Giubileo il Papa rimette al centro il nome di Dio. L’immagine della Chiesa è la porta aperta di chi ascolta in silenzio. Questo è il dialogo con Dio», afferma il sacerdote condividendo la sua missione quotidiana.

Quando ha incontrato la fede?

«Fin da bambino ho sempre respirato un clima di fede in famiglia e nel mio paese, ma ho incontrato Dio a 16 anni nel corso di un week end parrocchiale, il 25 aprile del 1997, giorno della mia conversione e della mia vocazione. Sentivo di essere “chiamato per nome” dentro la grande famiglia della Chiesa e questa “chiamata” si avverava nel segno del brano di Maria di Magdala al sepolcro (Matteo 28,1-7) in cui Gesù è risorto e Maria Maddalena si trova fuori dal sepolcro sola e con mille domande. Nelle sue lacrime quel giorno vedevo le mie, dovute a una sfiducia generale verso il mondo».

Quello stesso mondo oggi lo vede dalla parte di chi agisce senza “predicare”...

«Non ho mai apprezzato chi predica senza uscire per strada tra la gente. Questa incoerenza tra quello che dici e quello che vivi, tra quello che credi e quello che fai, iniziava dall’interno del mondo cattolico. Vedevo la “sporcizia” che c’è nel mondo e mi dicevo che non era giusto non fare niente. Stare a guardare non faceva per me. Ho sempre avuto due grandi desideri nel cuore: il primo, la vita di comunità, quella stessa comunità che mi ha accompagnato in questa mia scelta. Il secondo è il mondo della strada, che io avevo costantemente sotto gli occhi. Leggevo il Vangelo e avevo voglia di seguire l’operato di Gesù, così un giorno ho cercato in Internet “evangelizzazione di strada” e sono entrato in contatto con le diverse realtà operanti in Italia».

In questa ricerca ha conosciuto Chiara Amirante?

«Esattamente. Nuovi orizzonti l’ho scoperto quasi per volere della Provvidenza. Casualmente sono venuto a conoscenza che Chiara Amirante sarebbe venuta nella mia città a raccontare la sua missione. Mentre Chiara parlava della vita comunitaria pensavo che quei due desideri – la comunità e la vita di strada – potevano diventare reali nella mia vita. Così nel 2007 ho lasciato il lavoro, ero insegnante di religione, e, conclusi i miei studi, sono entrato nella famiglia di Nuovi orizzonti, dove ho ritrovato per sempre Dio».

Nuovi orizzonti come guarda a questo Anno santo?

«Nuovi orizzonti nasce quando Chiara si reca nei sotterranei della stazione Termini di Roma ad accogliere le lacrime di quei ragazzi che avevano fatto della stazione la loro casa ma che una volta “amati” sono diventati apostoli di misericordia tornando nelle loro zone come evangelizzatori. La misericordia è strutturale alla nostra vita. Ancor più nella tipologia di amore che intendiamo vivere con le persone che incontriamo per le strade e in tutto quello che facciamo. Il nostro carisma specifico è di portare la gioia della risurrezione con un’attenzione particolare al mistero della discesa agli inferi di Gesù. Nuovi orizzonti oggi è costituita da 207 centri di accoglienza, formazione e orientamento, 5 Cittadelle Cielo, 900 équipe di servizio, più di 450.000 Cavalieri della luce. Dietro ogni numero ci sono i miracoli della misericordia di Dio!».

C’è una storia di rinascita che, tra le tante, le piace ricordare?

«La storia di Daniele, un ragazzo con cui ho iniziato il cammino in comunità, lui come tossicodipendente e io come “diversamente tossico”; partecipavamo assieme a un cammino di “conoscenza di sé e guarigione del cuore”. Lui aveva alle spalle un’esperienza di detenzione. Proprio in carcere, attraverso una Bibbia, aveva conosciuto Dio. Pur avendo due passati differenti ci siamo raccontati intimamente. Ammetto che quando l’ho conosciuto non pensavo che si sarebbe riscattato grandemente: oggi invece collabora in comunità, è sposato, ha una figlia. È una vittoria! Se non è questo un miracolo, allora non so cosa siano i miracoli».

Cosa significa per lei essere Missionario della misericordia?

«Quando il Papa nella bolla di indizione del Giubileo parla di “predicatori della misericordia”, noi ci siamo tanto riconosciuti in queste parole perché si tratta di un’esperienza molto affine alla missione dei Cavalieri della luce e alla nostra iniziativa “Luce nella notte”, in cui invitiamo i ragazzi alla preghiera e al dialogo. Il 10 febbraio potrò essere inviato ovunque ci sia la necessità che arrivi un prete mandato dal Papa per essere testimone di fede e misericordia. E poi, come è nella nostra preghiera di consacrazione: In manus tuas Domine!», conclude don Giacomo manifestando con un sorriso la certezza di aver intrapreso la strada del “per sempre” al fianco di Dio.

LA PAROLA CHIAVE
MISSIONARI DELLA MISERICORDIA

Il 10 febbraio, Mercoledì delle ceneri, il Papa darà mandato a più di mille sacerdoti di essere Missionari della misericordia, «segno della sollecitudine materna della Chiesa per il popolo di Dio». Questi sacerdoti perdoneranno anche i peccati solitamente riservati alla Sede apostolica: la profanazione delle specie consacrate; la violenza fisica contro il Pontefice; l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio; il tentativo di assoluzione del complice in un peccato contro il sesto comandamento («Non commettere adulterio»); la violazione del segreto della Confessione. I missionari provengono da tutti i continenti. Fra loro ci sono anche sacerdoti di rito orientale.

LA PAROLA CHIAVE
NUOVI ORIZZONTI

Nuovi orizzonti è la comunità internazionale di fedeli fondata da Chiara Amirante nel 1994. Nuovi orizzonti si impegna a intervenire nel disagio sociale con azioni di solidarietà a sostegno di chi vive situazioni di difficoltà. Oltre alla solidarietà propone valori quali la condivisione e la spiritualità. Nuovi orizzonti conta sulla disponibilità di più di 30.000 persone e migliaia di simpatizzanti. I Cavalieri della luce, che hanno accolto l’invito di Chiara Amirante a portare nel mondo la Buona notizia sono 450 mila (www.nuoviorizzonti.org).

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