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Don Gino Flaim e quelle parole che ci fanno orrore

07/10/2015  Le dichiarazioni sulla pedofilia pronunciate dal sacerdote trentino tradiscono il limpido messaggio di Gesù nel Vangelo su chi "scandalizza" i piccoli, feriscono profondamente le vittime di abusi sessuali e non sono in linea con la coraggiosa azione inaugurata da Benedetto XVI e proseguita da papa Francesco nella lotta contro questa piaga che ha devastato la Chiesa

Ancora peggio, se possibile, delle parole inaccettabili sulla pedofilia («Purtroppo ci sono bambini che cercano affetto, perché non ce l'hanno in casa. E magari se trovano qualche prete, può anche cedere, insomma. E lo capisco questo») ci sono solo le giustificazioni del giorno dopo: «Quando ero giovane un vecchio sacerdote mi disse di andare sempre dritto per la strada principale, senza nascondersi. E così ho fatto anche questa volta. Pazienza, è stato messo in croce anche Gesù Cristo».

Don Gino Flaim, sacerdote dal 1966, ex collaboratore pastorale della chiesa di San Pio X a Trento subito sospeso dalla Diocesi trentina che gli ha vietato di predicare in pubblico, dopo le dichiarazioni rilasciate a L’aria che tira su La 7, in un’intervista a Repubblica s’atteggia a perseguitato, non sceglie il silenzio o la ritrattazione delle sue parole, si paragona addirittura a Cristo in croce e fa finta di cadere dalle nuvole: «Ma che ho detto di tanto grave?».

Tutto questo se è inaccettabile e offensivo per chiunque, lo è ancora di più per un prete chiamato a predicare il Vangelo e quelle parole tremende e inequivocabili del Cristo riportate da Marco (9,42) e conosciute anche da Matteo e da Luca: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”. Prima di Cristo la fanciullezza era considerata quasi merce, fu il Vangelo a rendere i bambini persone, le persone più importanti. Nei bambini vi è l’immagine dello stesso Gesù. “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”. (Matteo, 18, 1-5).

In nessun altro passo nei Vangeli si parla in modo così forte e tanto spietato del giudizio sui peccatori ("chi scandalizza uno di questi piccoli") come nell’episodio della macina da mulino. È questo il criterio primo e ultimo a cui un uomo di Dio e di Chiesa deve ispirarsi quando affronta questi argomenti. Fosse anche un’intervista televisiva sull’uscio di casa. Senza se e senza ma.

Don Gino Flaim non lo ha fatto, è stato offensivo nei confronti di quei piccoli che hanno subito sulla propria carne gli abusi sessuali perpetrati sotto il tetto della chiesa e da un prete, da persone di cui si fidavano e alle quali erano affidate nell’età più bella e più fragile, quella della fanciullezza. Persone la cui vita è stata distrutta e la fede frantumata per sempre.

Papa Francesco ha paragonato gli abusi del clero sui bambini alle messe nere, un vero sacrilegio. «Dio stesso piange», ha detto nel recente viaggio a Philadelphia dopo aver incontrato un gruppo di vittime. E Benedetto XVI della tolleranza zero nei confronti di chi si macchiava di questi delitti ha fatto un punto centrale di tutto il suo pontificato. A cominciare da quel grido lanciato alla Via Crucis del 2005, poco prima che diventasse Papa: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!». Per poi ribadire nel 2010: «Gli abusi contro i minori commessi da sacerdoti,  stravolgono il Sacramento nel suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita. Il volto della Chiesa è coperto di polvere, ed è così che noi l’abbiamo visto. Il suo vestito è strappato, per la colpa dei sacerdoti».

Ecco perché, dopo l’azione coraggiosa inaugurata da papa Ratzinger e proseguita da Bergoglio, su questo tema non ci può e deve essere spazio per parole come quelle di don Gino Flaim.  

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