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lunedì 13 luglio 2020
 
Don Giussani
 

«Don Giussani ci ha mostrato che Cristo è il cuore della vita»

21/02/2015  A dieci anni dalla morte, avvenuta il 22 febbraio 2005, monsignor Massimo Camisasca, suo amico e discepolo, ricorda in una biografia edita dalla San Paolo la figura del fondatore di Comunione e liberazione.

Fu chiacchierando con alcuni giovani in treno che don Luigi Giussani s’accorse che «la fede cristiana non era più interessante per moltissimi giovani». Da lì sorse in lui «il desiderio irrefrenabile di far conoscere loro quello che io avevo conosciuto, affinché anche per loro avesse a sorgere il bel giorno». Ecco uno spaccato vivido dello stile di don Luigi Giussani. «Io penso che proprio nell’incontro concreto con gli uomini e le donne, don Giussani abbia cercato se stesso e la risposta alla domanda “Chi sono io?” e, così, rivelato il Mistero», dice monsignor Massimo Camisasca, ora vescovo di Reggio Emilia, autore di diversi libri sul movimento di Comunione e liberazione e sulla figura del suo Fondatore, tra cui la bella biografia Don Giussani. La sua esperienza dell’uomo e di Dio (San Paolo 2009).

Camisasca è stato amico di don Giussani, suo discepolo sin dagli anni Sessanta, dal 1985 alla guida della Fraternità sacerdotale San Carlo Borromeo. Lo abbiamo intervistato in occasione dei dieci anni della scomparsa, avvenuta il 22 febbraio 2005, del sacerdote che ha appassionato intere generazioni all'incontro con Cristo.

Eccellenza, chi era don Luigi Giussani?
«È difficile dare una definizione di un uomo così poliedrico. Don Giussani era un uomo interessato a tutto ciò che di umano trovava intorno a sé. Aveva quindi un interesse molto profondo per tanti campi diversi della vita, dalla musica alla poesia e la letteratura ma soprattutto aveva passione per gli uomini. Io penso che proprio nell’incontro con gli uomini e le donne, don Giussani abbia cercato se stesso e la risposta alla domanda “Chi sono io?”. In questo modo, nell’incontro con la realtà e gli altri uomini trovava l’indicazione ad andare più in là, più avanti a vedere dentro ogni cosa e persona l’orma del mistero e quindi l’orma stessa del Creatore. Questo lo ha portato a vivere una passione profonda per il mistero rivelato, e cioè per la persona di Gesù. Che egli ha fatto vivere davanti a noi che lo seguivamo come se fosse realmente presente perché era realmente presente in quanto risorto e vivo. Don Giussani era appassionato della Chiesa, che l’ha amata molto, come ha amato i suoi superiori, i Papi, i cristiani tutti e vedeva in essa un segno dell’umanità di Gesù».

La biografia dedicata a don Giussani da mons. Massimo Camisasca
La biografia dedicata a don Giussani da mons. Massimo Camisasca

Il fuoco della sua missione è stato quello di educare. Oggi, in un contesto di pluralismo culturale, quale sarebbe stato il suo messaggio?
«Don Giussani ha ricreato e ripensato continuamente la propria proposta educativa e il suo linguaggio a partire dagli interlocutori che aveva di fronte. Non è possibile perciò dire quali sarebbero le sue parole oggi. Però so quale sarebbe il suo intendimento di fondo che è sempre rimasto identico: mostrare ai ragazzi che Cristo è veramente il cuore della vita e che seguendo Lui si vive una vita intensa, pienamente umana».

Don Giussani di sé diceva di essere “mendicante di Cristo”. Cosa significa?

«Che dentro ogni rapporto e ogni cosa egli cercava il volto di Gesù e sapeva che era possibile incontrarlo. Non vedeva la realtà separata dal Creatore e Salvatore, ma vedeva dentro ogni rapporto e occasione della vita un incontro con il Signore. Per questo ho scritto che egli parlava sempre di Gesù anche quando non lo nominava e parlava sempre della vita anche quando, anzi soprattutto, parlava di Gesù».

A dieci anni dalla morte la sua figura è più che mai viva non solo nel movimento di Comunione e liberazione ma nella Chiesa intera. Come si esplicita questa sua presenza?

«Nel desiderio di conoscere il suo messaggio e la sua figura, di leggere i suoi testi, di essere arricchiti dalla sua esperienza per incontrarlo vivo».

Lei spera nella canonizzazione?
«Certamente, anche se non conosco i tempi. Essendogli stato vicino posso dire che egli ha vissuto una continua ricerca del volto di Dio».

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