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lunedì 27 giugno 2022
 
Milano
 

«Solo chi sa sognare, come San Giuseppe, riesce a vedere le cose che iniziano»

16/12/2021  Nella chiesa di San Pietro in Sala la Messa di Natale per i dipendenti e i collaboratori del Gruppo editoriale San Paolo presieduta da don Luigi Maria Epicoco: «Quando pensiamo di dover soltanto organizzare e pianificare restiamo male perché gli eventi mettono in crisi i nostri programmi. Il beato Alberione ha saputo vedere nella sua epoca il nuovo che stava avanzando e non il vecchio che finiva. Anche noi abbiamo bisogno di questo sguardo cristiano»

«Ritorniamo a celebrare insieme in presenza dopo due anni non facili. Ma è con gioia che questa sera siamo qui, come Gruppo editoriale San Paolo, per ringraziare il Signore, pregare gli uni per gli altri e scambiarci gli auguri». Con questo saluto di don Antonio Rizzolo, direttore di Famiglia Cristiana e presidente e amministratore delegato del Gruppo Editoriale San Paolo, si è aperta la celebrazione eucaristica di Natale, trasmessa anche in streaming su Yotube, per i dipendenti e i collaboratori del Gruppo che si è svolta giovedì pomeriggio nella parrocchia di San Pietro in Sala, a Milano, ed è stata presieduta da don Luigi Maria Epicoco, assistente ecclesiastico del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede ed editorialista de L’Osservatore Romano. A concelebrare con lui, oltre a don Rizzolo e don Giuseppe Musardo, direttore generale del gruppo Editoriale San Paolo, numerosi sacerdoti paolini delle comunità di Milano e Cinisello Balsamo.

«Tra i diversi motivi di ringraziamento e di preghiera», ha proseguito don Rizzolo nel suo indirizzo di saluto, «ne ricordo in particolare due: i 90 anni di Famiglia Cristiana, che cadono il prossimo 25 dicembre, e i 50 anni della morte del fondatore, il beato Giacomo Alberione, che abbiamo commemorato lo scorso 26 novembre. Per l’occasione», ha aggiunto, «abbiamo pubblicato uno speciale di Famiglia Cristiana che riproduceva in copertina un’immagine di don Alberione dipinta dal pittore Giuseppe Afrune. Il quadro originale è qui sul presbiterio e desidero ringraziare di cuore Afrune, un artista molto apprezzato, che ha dipinto molte immagini sacre e ritratto anche gli ultimi tre Papi, ed è una persona di grande fede oltre che un caro amico».

Poi don Rizzolo ha ringraziato don Epicoco «per la sua pronta disponibilità e i per i semi di bene che semina nei nostri cuori attraverso la sua predicazione» e don Domenico Storri, il parroco di San Pietro in Sala.

La benedizione del quadro del beato Giacomo Alberione, opera del pittore Giuseppe Afrune, al termine della celebrazione eucaristica
La benedizione del quadro del beato Giacomo Alberione, opera del pittore Giuseppe Afrune, al termine della celebrazione eucaristica

La liturgia del giorno, nel Rito Ambrosiano, commemora l’annuncio dell’angelo a San Giuseppe, come racconta il brano del Vangelo di Matteo e sul quale si sofferma don Epicoco durante la sua omelia: «Dio», afferma, «quando deve dirci qualcosa non parla attraverso idee astratte o teorie ma presentandoci sempre persone e storie concrete di vita vissuta come quella di San Giuseppe, una figura gigantesca» esordisce.

Poi sottolinea tre aspetti del Vangelo odierno: «La prima, forse la più scandalosa, è che Dio non parla a coloro che pianificano, e questo sembra stonare molto con il nostro pensiero perché pianificare è necessario per gestire un’azienda, mandare avanti la famiglia. A volte però manca lo sguardo cristiano dietro la nostra pianificazione. Chi sa sognare», avverte don Epicoco, «lascia la porta aperta all'inedito, all’imprevisto. Quando tu pensi che devi soltanto organizzare e pianificare rimani male perché gli eventi mettono in crisi i nostri programmi. La realtà supera la nostra pianificazione».

Per don Epicoco la «grande educazione dell'avvento e del Natale è questa: il Verbo di Dio torna di nuovo ad attualizzarsi in mezzo a noi tutte le volte che noi smettiamo di avere uno sguardo e una postura rassegnati». Anche don Epicoco fa un riferimento alla pandemia: «Stiamo vivendo una situazione drammatica e quando si vive una difficoltà diminuisce la capacità di guardare in alto. Sembra che Giuseppe dica stasera a ciascuno di noi che il Natale può fare la differenza nella nostra vita se alziamo lo sguardo».

Poi ricorda la «capacità di sognare» del beato Alberione: «Ha visto e intuito cose che altri, nel suo tempo, non vedevano. Questo è stato il suo carisma. In ogni epoca finiscono alcune cose e ne nascono altre. Speso noi vediamo solo quelle che finiscono. E invece l’eredità di don Alberione è diversa e ci dice che dobbiamo guardare alle cose che iniziano». Quando Giuseppe spalanca gli occhi sulla realtà, ricorda ancora, «si accorge che essa è deludente. La realtà è sempre deludente, l'unica cosa che riesce a fare Giuseppe, uomo giusto, è quella di trovare un modo di congedarsi da quella situazione e andare via, di fuggire.Trovare un modo pacifico per schivare tutto questo. Invece, il grande messaggio che Dio dà a Giuseppe e quello di prendersi la responsabilità della vita e della realtà così come. Noi siamo cristiani non quando troviamo vie di fuga dalla realtà. Dio ci dice di prenderci la responsabilità di quello che c'è e non di quello che dovrebbe esserci. Giuseppe si fida di Dio anche se non capisce quello che gli accade. Dobbiamo tornare a sognare e non soltanto pianificare. Se viviamo solo di pianificazione alla fine perdiamo la speranza».

Don Epicoco ha concluso con un invito e un augurio: «Dobbiamo imparare tutti noi il miracolo del nostro possibile. Dio non ci chiede di essere degli eroi ma di saper leggere la realtà come ha fatto San Giuseppe. Vi auguro questo: di non credere al buio e di non credere a chi dice che va tutto male il Signore è nascosto in questo buio per tenderci la mano e aiutarci».

Anche il superiore provinciale dei Paolini in Italia, don Gerardo Curto, ha voluto inviare un messaggio di saluto e di augurio: «Nel Natale», ha detto, «è Dio che si fa conoscere, che si esprime, si comunica. È Lui la Parola viva, donata. Contemplando il Bambino Gesù conosciamo di avere un Padre in cielo e di essere, da sempre, da Lui amati. Alla scuola del Bambino di Betlemme riscopriamo il calore della familiarità con gli uomini e le donne del nostro tempo. Negli occhi del Bambino Divino riascoltiamo la nostra comune chiamata alla santità di vita».

Don Curto si è rivolto direttamente ai «confratelli e collaboratori del Gruppo Editoriale San Paolo» rivolgendo loro l’augurio che il Natale «riaccenda nel cuori il desiderio di ciò che è bello, buono, giusto, santo». Poi, ricordando i 90 anni di Famiglia Cristiana e i 50 della morte del beato Alberione, ha augurato che ci siano ancora «menti capaci di profezia, occhi “buttati” nel domani e mani “sporche” di verità, sempre impegnate a servizio e per il bene dell’uomo d’oggi».

Al termine della celebrazione, don Luigi Epicoco ha benedetto il quadro di don Alberione e sono stati ringraziati con un omaggio i dipendenti che quest’anno hanno compiuto 25 anni di lavoro nel Gruppo San Paolo: Daniele Fresco, Domenico De Santis, Barbara Zambelli, Franco Sala e Andrea Olivares.

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