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venerdì 10 luglio 2020
 
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Don Dario Viganò: "Ecco perché Don Matteo ha successo da vent'anni"

20/02/2020  La riflessione del Vicecancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze. Quasi 250 episodi e una media di ascolto del 27% di share, oltre 7 milioni di spettatori. Don Matteo piace a tutti, dai giovanissimi agli anziani. Cosa c'è dietro questo fenomeno?

Nino Frassica, Fabio Rovazzi e Maria Chiara Giannetta nel cast della 12esima stagione (foto Ansa)
Nino Frassica, Fabio Rovazzi e Maria Chiara Giannetta nel cast della 12esima stagione (foto Ansa)

Vent’anni, dodici stagioni, quasi 250 episodi e una media di ascolto del 27% di share, oltre 7 milioni di spettatori; un pubblico non solo di adulti e anziani, ma anche di giovani, addirittura di giovanissimi. È un fenomeno che unisce e appassiona, infatti, più generazioni, da quella Zeta, i Post Millennial, alle fasce degli Over. Stiamo parlando di Don Matteo, una delle serie italiane più importanti e amate degli ultimi due decenni, in onda su Rai 1 con la dodicesima stagione celebrativa.

Era proprio il gennaio del 2000 quando la Rai mandò in onda le avventure, giocate tra dramma e commedia, di quel sacerdote dall’occhio ceruleo, dalla tonaca vissuta, pronta a svolazzare al vento in sella alla sua immancabile bicicletta vecchio stampo. È Terence Hill il volto scelto per impersonare questo ex missionario cui viene affidata una parrocchia in Umbria, prima a Gubbio e poi negli anni a Spoleto. Un sacerdote dai modi schietti, spesso asciutti, ma sempre marcato da tenerezza, dotato di ironia sottile e di grande intuito, al punto di riuscire a risolvere ogni giallo o mistero deflagrato in città, battendo sul tempo le forze dell’ordine, con cui comunque stabilisce sodalizio e intesa, a cominciare dal maresciallo Cecchini, il sempre bravo Nino Frassica.

Don Matteo, prodotto dalla Lux Vide, da Matilde e Luca Bernabei, nasce da un’idea di Enrico Oldoini. La sua formula gialla di per sé attinge a uno schema narrativo abbastanza consolidato a livello internazionale – si pensi all’ormai classico La signora in giallo con Angela Lansbury –, ma il format originale della serie italiana trova un riferimento alto nel passato del servizio pubblico, nella Rai sotto la direzione di Ettore Bernabei, ovvero nei Racconti di padre Brown (1970) diretti da Vittorio Cottafavi, con il duo Renato Rascel e Arnoldo Foà, prendendo le mosse dall’opera letteraria dell’inglese Chesterton.

Don Matteo, infatti, nel tempo ha sempre rivisto e rimodulato il suo plot narrativo, indagando i cambiamenti della società, le sue pieghe problematiche; la serie ha una struttura composita, capace di unire la linea gialla con quella del romance, dramma sociale a raccordi di esilarante umorismo. A ben vedere, inoltre, attraverso la figura di don Matteo si è riusciti, nel corso degli anni, a raccontare in profondità il senso della presenza del prete nella comunità: sono stati raccontati i sacramenti come battesimo, comunione, matrimonio, confessione, l’ascolto e anche l’ora di religione in classe. Una narrazione mai forzata, condotta ogni volta con grande rispetto e prudenza. Nella nuova serie 2020 il filo rosso è rappresentato dai Dieci Comandamenti, che anche per i non credenti rappresentano un’indicazione del vivere bene socialmente. Insomma, espressione di una Chiesa in uscita, includente e accogliente.

(da un articolo pubblicato su Famiglia Cristiana numero 1 del 2020)

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