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giovedì 28 maggio 2020
 
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Quando Don Matteo si doveva chiamare Don Teodoro

20/02/2020  Rai 1 sta mandando in onda i nuovi episodi di don Matteo, dal 2000 una delle serie televisive più amate dal pubblico. Le puntate sono dedicate ai Dieci comandamenti: «Li abbiamo pensati come una via per la felicità, valida per tutti», dice lo sceneggiatore Mario Ruggeri. Stasera l'episodio dedicato al comandamento "Non uccidere". Ecco intanto qualche curiosità sulla serie

Il cast della Stagione 12 (foto Ansa)
Il cast della Stagione 12 (foto Ansa)

Chi è don Matteo? «Un tipo gioioso che non perde la fiducia anche nei momenti bui, perché con Dio tutto è possibile. E che ha mantenuto da adulto l’insaziabile curiosità dell’infanzia». Così Terence Hill nel 2000 spiegava a Famiglia Cristiana il suo nuovo personaggio. Che non doveva chiamarsi don Matteo ma don Teodoro («ma a me non piaceva») e per il quale lui non era stato nemmeno la prima scelta «All’inizio pensavano a Giancarlo Magalli e a Lino Banfi », ci confidò nel 2014. Tra l’ex protagonista di tanti film con Bud Spencer e il pubblico di Rai 1 fu invece amore a prima vista e in breve la serie prodotta dalla Lux Vide, caso rarissimo per un prodotto italiano, fu esportata in tutto il mondo, dalla Francia alla Finlandia, dall’America all’Australia.

Il 9 gennaio Don Matteo è tornato su Rai 1 per la dodicesima volta e, a dispetto di quanti hanno scritto che stavolta potrebbe essere l’ultima, lo storico sceneggiatore Mario Ruggeri ci ha detto: «E chi può dirlo? Terence sostiene che finché ci sarà un pubblico che lo segue lui non si tirerà indietro».

Ma qual è il segreto di tanta longevità? Ce lo ha rivelato Nathalie Guetta, la perpetua Natalina, in un’intervista del 2016: «Il cast è fortissimo e le città in cui abbiamo lavorato, Gubbio e Spoleto, non sono ansiogene: tutti mi dicono che quando guardano Don Matteo si rilassano. E poi in un mondo come il nostro la gente sente il bisogno di storie a lieto fine».

Cast, personaggi, novità della stagione 12 e... I 10 comandamenti

Analizziamo allora questi tre elementi, partendo dal cast. I personaggi principali, a parte i capitani dei carabinieri che non vedono di buon occhio le intrusioni del prete-detective (si sono susseguiti nel ruolo Flavio Insinna, Simone Montedoro e ora Maria Chiara Giannetta) e qualche new entry (quest’anno Pamela Villoresi nel ruolo della madre della capitana Olivieri), sono rimasti gli stessi in vent’anni, cosicché il pubblico si è affezionato a loro, a partire dal maresciallo Nino Cecchini interpretato da Nino Frassica.

Nel 2009 così ci aveva descritto il suo personaggio: «Me lo sono cucito addosso. Da ragazzo osservavo questi carabinieri di provincia che in paese conoscono sempre tutti. Uomini dotati di una grande umanità, ma che sanno fare bene il loro mestiere». L’identificazione è tale, ci aveva confidato, che spesso qualcuno scambia Nino per un vero carabiniere e gli chiede un’informazione: «Se posso essere utile, rispondo e faccio finta di niente».

Secondo elemento, l’Umbria: «È una terra speciale, bellissima, e con essa i suoi abitanti», ci aveva detto Terence nel 2014. «Molti spoletani sono entrati nel cast come comparse, a iniziare dal mio amico barista Spartaco». E infine le storie, un riuscito mix tra giallo e buoni sentimenti, a cui in questa stagione si aggiunge un elemento in più, come ci spiega lo sceneggiatore Ruggeri: «Per celebrare i venti anni, abbiamo pensato di dedicare le dieci puntate ciascuna a uno dei Dieci Comandamenti. In fondo don Matteo è un detective dell’anima, che sa andare nel profondo delle persone, e che cosa c’è di più profondo dei Dieci Comandamenti? Non li abbiamo però intesi in senso stretto, come regola o proibizione, ma declinati in modo che potessero essere densi di un significato universale, valido anche per i laici». I Comandamenti, insomma, sono «una via verso la felicità. Non avrai altro Dio all’infuori di me, per esempio, è da intendere come un Dio che ti vuole così bene da non volerti dividere con nessun altro; Non nominare il nome di Dio invano non è solo non bestemmiare, ma non usare il nome di Dio per i tuoi scopi. Ricordati di santificare le feste non è solo andare a Messa, ma si riferisce al diritto di riposarsi, a valutare se quello che hai fatto ti piace e alla necessità di staccare dal lavoro e non farlo diventare un idolo. Non uccidere non è solo non commettere un assassinio, ma non sprecare la tua vita».

Per scrivere la sceneggiatura, confida Ruggeri, «ci siamo avvalsi della consulenza di una suora che preferisce però rimanere anonima e ci siamo basati sulla catechesi di papa Francesco sui Comandamenti. Nella puntata dedicata al comandamento Non uccidere riporteremo proprio un suo discorso, pronunciato dal Papa stesso». Don Matteo è una serie che piace a tutti, anche ai più piccoli, e piacerà ancora di più quest’anno grazie alla presenza in un episodio di un loro idolo: Fabio Rovazzi. Piace pure ai sacerdoti, come conferma Ruggeri: «È vero che don Matteo è un po’ un supereroe con la tonaca, ma mentre spesso il clero viene rappresentato in modo negativo, lui è un prete che rappresenta un punto di riferimento nella comunità, una brava persona che si occupa degli altri».

(Da un articolo pubblicato in origine su Famiglia Cristiana numero 1 del 2020)

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