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sabato 31 luglio 2021
 
la riflessione
 

Don Maurizio Patriciello: «La mia comunità in croce e la preghiera del Papa per l'umanità che soffre»

19/07/2021  «Il quartiere è blindato, dopo la “stesa” dell'8 luglio», dice il parroco del Parco Verde di Caivano, «i giovanissimi “terroristi” al soldo della maledetta camorra potrebbero ritornare a sparare da un momento all’altro e qualche innocente potrebbe rimetterci la vita. Ma non dobbiamo disperare e continuare a pregare»

Un cristiano non può non pensare spesso al Giorno del giudizio: come il Signore giudicherà le sue azioni, le sue parole, le sue intenzioni? Nella recita del “Padre nostro”, chiediamo: sia fatta la tua volontà. La “tua” volontà, Signore, non la nostra. Eppure, non sempre è semplice districarsi nel groviglio dei propri pensieri, intuizioni, ispirazioni, per discernere quello che vuole Dio da quello che potrebbe piacere a me. Il timore di sbagliare, di confondersi, di prendere un abbaglio è motivo di seria riflessione e continui esami di coscienza.

A riguardo, la Tradizione della Chiesa ci dice che solo nell’obbedienza, magari subita e sofferta, possiamo trovare la pace. Prima domanda, allora: «Che cosa, nel Vangelo, sta veramente a cuore a Gesù?». Che gli uomini conoscano e amino il Padre e si amino fra loro. Seconda domanda: «Che cosa, lui, Gesù, ha chiesto con insistenza al Padre?». Che i suoi siano una cosa sola. In un mondo che tende sempre a disgregarsi, a sbriciolarsi, l’unità della Chiesa è la prima testimonianza da dare. Terza domanda: «Chi e che cosa remano contro l’unità?». Non sempre, e non per forza, a remare contro sono i peccati; l’unità della Chiesa potrebbe essere avversata da persone oneste e buone ma che antepongono le proprie convinzioni, i propri desideri, i propri gusti, al comando di Gesù. Il rischio è enorme. E lo corriamo tutti.

Perdonate l’esempio. In questi giorni la mia parrocchia è in croce, il quartiere è blindato, dopo la “stesa” di giovedì 8 luglio. I giovanissimi “terroristi” al soldo della maledetta camorra potrebbero ritornare a sparare da un momento all’altro e qualche innocente potrebbe rimetterci la vita. La paura la fa da padrona. È del tutto logico che questi fatti preoccupino e rattristino il parroco, il quale cerca di capire che cosa può e deve fare per la “sua” parrocchia. Senza dimenticare, però, che anche il parroco di Capri, di San Giuseppe Jato, di Ortisei, di Orgosolo, si stanno ponendo le stesse domande, da altre angolazioni.

La nostra è sempre una visione parziale, ristretta. Gli occhi del Papa, naturalmente, guardano al mondo intero. Il cuore di Francesco non può non palpitare per i suoi figli più discriminati; per i poveri, i bambini che a milioni vengono abortiti, violentati, stuprati. Per i Paesi in guerra, per le chiese sparse per il mondo senza sacerdoti. Quando parla il Papa non è la stessa cosa di quando parliamo noi. A lui, non a me, fu affidato l’incarico di rimanere fermo al timone della Chiesa sotto la guida dello Spirito Santo.

Nella Chiesa vige una regola d’oro: chi ha ricevuto di più, ha l’obbligo di dare di più. Da tutti i punti di vista: economico, spirituale, culturale. Nelle nostre chiese di periferie, ricche di problemi e di bambini chiassosi, la Messa celebrata è diversa da quella celebrata nel silenzio del monastero delle Cappuccine a Napoli. Lo so io, lo sanno loro, lo sa il Papa. Quando mi capita di celebrare in un monastero, il mio animo si riposa. Ma so con certezza che a quel riposo posso accedere solo momentaneamente, per riprendere le forze e scappare via, perché sono chiamato altrove. Le nostre liturgie non possono e non potranno mai essere solenni e preparate come quelle celebrate dal Papa nella Basilica di San Pietro, eppure la Messa è la stessa. Gesù, nello stesso, identico modo, viene a nascondersi nel Pane benedetto a Roma e in Tanzania; a Monaco, a Cuba, in Brasile. Unità, dunque; desiderio di unità; amore sviscerato per l’unità.

Sant’Alfonso Maria De’ Liguori, ha scritto, predicato e insegnato in lingua napoletana, ben sapendo che i popolani dei vicoli del centro storico e delle campagne circostanti non lo avrebbero mai compreso se avesse indugiato con il latino o l’italiano. Ma a lui premeva fare arrivare il Vangelo in tutte le case, convinto che «questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo». Sant’Agostino diceva: «Dammi l’unità e abbiamo un popolo, togli l’unità e avrai una folla». Noi siamo il popolo di Dio.

 
 
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