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sabato 04 dicembre 2021
 
IL COMMENTO
 

Da Budapest a Caivano, congresso eucaristico (e fede) visti da Napoli e dintorni

07/09/2021  Dio è stato bandito dalla storia personale e collettiva? Alla larga da ogni pericoloso pessimismo. Questo non vuol dire scrollarci di dosso le responsabilità e crogiolarci in un dolce far niente. Al contrario, vuol dire credere con fermezza che «se il Signore non costruisce la casa invano si affaticano i costruttori», sapendo che prima di noi è già arrivata la Provvidenza.

Il cardinale Angelo Bagnasco, 78 anni, arcivescovo emerito di Genova e presidente  del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, celebra la Messa d'inaugurazione del 52°  Congresso eucaristico internazionale nella Piazza degli eroi, a Budapest, il 5 settembre 2021. Foto Ansa.  In alto e in copertina: uomo raccolto in preghiera in una chiesa italiana dopo il lockdown a causa del Covid. Foto Ansa.
Il cardinale Angelo Bagnasco, 78 anni, arcivescovo emerito di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, celebra la Messa d'inaugurazione del 52° Congresso eucaristico internazionale nella Piazza degli eroi, a Budapest, il 5 settembre 2021. Foto Ansa. In alto e in copertina: uomo raccolto in preghiera in una chiesa italiana dopo il lockdown a causa del Covid. Foto Ansa.

Qualche anno fa, un giovane un po’ strano entrò in chiesa e, rivolto verso l’Altare, cominciò a gridare con fare minaccioso: « Tu non ci sei… non ci sei…». E giù una valanga di parolacce irripetibili. Cercai di calmarlo, niente da fare, urlava più forte. Lo presi in disparte: «Senti, se Dio non c’è, è inutile che vieni a bestemmiarlo, tanto non potrà sentirti.  Se, però, dovesse esserci, non sarai certamente tu a farlo sloggiare da lassù».

Ecco, in questi giorni in cui a Budapest si sta celebrando il Congresso eucaristico internazionale, dal tema "Sono in Te tutte le mie sorgenti", io credo che dovremo iniziare da qua nel tentare di esaminare il cammino della Chiesa oggi e della coerenza di chi nella Chiesa dice di rispecchiarsi. I cristiani che hanno scommesso sull’esistenza di Dio, debbono essere convinti che le sorti dell’umanità e quelle della Chiesa stanno più a cuore a lui che a loro. Alla larga, allora, da ogni pericoloso pessimismo. Questo non vuol dire scrollarci di dosso le responsabilità e crogiolarci in un dolce far niente. Al contrario, vuol dire credere con fermezza che «se il Signore non costruisce la casa invano si affaticano i costruttori». Vuol dire lavorare sapendo di non essere soli, che prima di noi è già arrivata la Provvidenza. Siamo nel campo della fede, certo, ma tutto ciò che riguarda la nostra Chiesa e la religione che professiamo sfocia nel sovrannaturale.

 

Don Maurizio Patriciello, 66 anni, nella sua chiesa a Caivano (Napoli), l'11 luglio 2021. Foto Ansa.
Don Maurizio Patriciello, 66 anni, nella sua chiesa a Caivano (Napoli), l'11 luglio 2021. Foto Ansa.

Un esame puramente sociologico della Chiesa non sarà mai possibile. Un conto però è ammettere che Dio c’è, altra cosa è credere che è nostro padre, nostro amico, che ci parla, ci ascolta, ci ama, vuole essere amato. Dalle risposte che daremo scaturisce la vita liturgica, la partecipazione alla Messa, la vita morale, l’impegno verso i fratelli e le sorelle di oggi e di domani. È  vero che le chiese possono non essere strapiene come un tempo, è giusto che vescovi, preti, suore, laici impegnati si facciano continuamente l’esame di coscienza per capire se e dove hanno sbagliato loro o chi li ha preceduti e che cosa possono fare per rimediare. Ma senza inutili e dannosi sensi di colpa e quella sorta di segreti  masochismi che portano, per la legge dell’eterogenesi dei fini, a un deperimento spirituale e a una paralisi pastorale. Dio parla. Sempre. È vero, nei giorni del dolore e dello sconcerto, quando la sofferenza e la morte ti azzannano, siamo più attenti e interessati a rimanere in ascolto; nei momenti di gioia, di benessere, di euforia facciamo più fatica a rendere grazie. Ma non potrebbe essere la stessa gioia epifania della sua benefica presenza? I tempi cambiano e con essi cambiano le persone e il mondo che gira attorno a loro. Mai cambierà il loro cuore, piccolo e immenso, bisognoso di amare e di essere amato. Dio è amore. Sull’amore saremo giudicati.

Oggi, sul mercato della vita è possibile trovare di tutto, dalla merce, costosissima, di prima qualità, alle tante inutili cianfrusaglie vendute a poco prezzo; dalle verità nascoste anche dove non te le aspetti alle tante illusioni bugiarde che ti distruggono. I paradisi articificiali non poche volte si trasformano in atroci inferni reali. Alcol, droga, egoismi camuffati, sesso senza impegni e senza responsabilità, bramosia per il denaro segnano la vita di tanta gente. E noi, Chiesa di questo tempo, dobbiamo essere là, pronti ad accogliere, curare, sostenere. Pronti a condividere tempo, studi, competenze, fatiche, gioie, speranze. Pronti a raccontare le meraviglie che Dio ha compiuto nella nostra vita.

Se a Messa, domenica, poi, ci sarà qualche banco vuoto, ne saremo dispiaciuti ma non ne faremo un dramma. Dio sa aspettare. I suoi tempi non sono i nostri. Lui attende con infinita pazienza che i figli tornino ad abbracciarlo e sa raggiungerli anche là dove noi non andremmo mai. Per lui mille anni sono come il giorno che è passato. « Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti» rispose Pietro a Gesù. E rimase sbalordito. Dobbiamo fare lo stesso. Lasciamo da parte tante “nostre” convinzioni, per non dire tante nostre fisime, e torniamo a puntare sulla sua Parola. Strade nuove, vino nuovo, otri nuovi. Uomini nuovi. Vangelo antico e sempre nuovo. Duc in altum. Prendi il largo. Nella Chiesa santa di Dio c’è posto per tutti. Per gli ingordi – i santi – che fanno man bassa alla mensa apparecchiata e per gli ingenui che si accontentano di mangiare solo poche briciole. Mistero delle fede. In quanto a noi non ci stanchiamo di percorrere i crocicchi delle strade alla ricerca dei poveri da invitare alle nozze. 

 
 
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