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giovedì 29 febbraio 2024
 
il ricordo
 

Don Peppino Diana, testimone di una Chiesa che combatte le mafie

19/03/2023  Fu ucciso 29 anni fa, in sacrestia, nel giorno del suo onomastico. Oggi la Chiesa, che all'epoca non lo comprese, lo ricorda come merita. Perché le cirminalità sono ancora forti e vanno contrastate. Sconfiggerle si più, come ricorda il numero di Famiglia cristiana in edicola

«Bisognerebbe stare scalzi sul pavimento della sacrestia di don Peppino Diana. È terra sacra». Da ventinove anni, alle 7.30 di ogni 19 marzo, a partire da quello tragico del 1994 in cui don Peppino Diana fu ucciso dal clan dei casalesi, don Luigi Ciotti non manca mai a Casal di Principe: a dir messa, a onorare la tomba del sacerdote che si è battuto contro gomorra.

«Casal di Principe è molto cambiata: sta diventando una città normale, ma loro, i camorristi, vogliono tornare, dobbiamo stare attenti», aveva detto lo scorso anno. E, mentre si confidava con le persone che lo accompagnavano alla tomba di don Peppino, si guardava intorno, involontariamente. Dietro di lui centinaia di persone, di ragazzi. La Chiesa, che lo aveva lasciato solo nei primi tempi dopo l’uccisione, adesso ha capito che don Peppino è stato un martire per la giustizia. Un testimone da seguire. Per un società che ascolta e che semina perché la criminalità non sia mai più la risposta al disagio e alla povertà di certe terre.

Sul numero di Famiglia cristiana in edicola, in vista del 21 marzo, giornata della memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie, un lungo speciale sul sistema criminale che stringe il nostro Paese.

 
 
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