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lunedì 18 ottobre 2021
 
la storia
 

Don Santo Borrelli, 700 chilometri a piedi per incontrare il Papa

02/09/2021  Dalla sua parrocchia di Cosenza a San Pietro in 24 tappe. "Sono scampato anche ai cani randagi, ma ho provato l'accoglienza e la solidarietà della gente. In udienza io e Francesco ci siamo parlati con gli occhi, gli ho chiesto di pregare per la mia comunità"

«Più che parlarci ci siamo capiti. Ci siamo detti cose con gli occhi. La capacità del Papa di fare questo è meravigliosa». Dopo aver percorso oltre 700 chilometri a piedi, bada all’essenziale don Santo Borrelli, sacerdote dell’Arcidiocesi di Cosenza e Bisignano, che ha raggiunto Roma per essere ricevuto in udienza da Papa Francesco nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

Partito lo scorso 8 agosto da Donnici, frazione di Cosenza, dove è parroco, dopo aver attraversato la Calabria, la Basilicata e la Campania e il Lazio – «fino a Benevento non esiste un vero itinerario, un ragazzo da casa mi aggiornava man mano sui percorsi e gli ostelli», racconta a Famiglia Cristiana – il suo cammino si è finalmente compiuto. «Non è stato facile – spiega don Santo, 57 anni festeggiati proprio lo scorso 30 agosto, il giorno dell’arrivo a Castelgandolfo -  sono state 24 tappe e in alcune campagne mi sono dovuto anche difendere col bastone dai cani randagi. Ma ho sperimentato ovunque un’accoglienza solidale da parte delle persone, che dopo un iniziale stupore mi chiedevano cosa potevano fare per me». L’intento era raggiungere il Santo Padre per chiedergli di pregare per la sua comunità parrocchiale. «Quando ho tirato fuori dal mio zaino una mini icona del Cristo Pantocratore, raffigurazione di Gesù in gloria, tipica dell’arte bizantina, papa Francesco mi ha chiesto da dove venivo. Poi ci siamo guardati ed è stata una sensazione meravigliosa. E’ stato come arrivare a casa».

Al Papa ha presentato anche una sciarpa che rappresenta le ansie della comunità parrocchiale che hanno donato i pezzetti di stoffa che la compongono e ha chiesto di firmare la prima pietra di un’aula liturgica, necessaria per le attività pastorali, che il Comune di Cosenza ha concesso di far erigere a Donnici Superiore. «È come se ci fosse un sigillo perché è rimasta l’impronta del mio dito mentre il Papa scriveva col pennarello rosso», racconta ancora don Santo divertito.

Al motto di don “ultreya e suseya”, utilizzato dai pellegrini del “Cammino di Santiago”, e seguito quotidianamente dalla pagina Facebook della parrocchia di San Michele Arcangelo con un diario di bordo, don Santo ha compiuto questo itinerario al fine di incoraggiare le varie iniziative pastorali che dovrà affrontare, già dal 2 settembre, al suo ritorno in parrocchia. «Il vero pellegrinaggio inizia oggi», osserva, lui che non è nuovo a lunghi camminamenti, da Santiago al Monte Athos. Il ritorno a casa non sarà a piedi. «Ho una vescica al piede destro – ammette – che mi sta dando fastidio. Ma quello che conta – aggiunge – è compiere gesti come questo, che possano fare innamorare di Dio. Il Papa ha detto che che le parrocchie devono essere meno burocratiche e che devono mettere al centro il primato di Cristo. È quello che ho cercato di fare».

 
 
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