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Don Tonino Bello a un passo dalla beatificazione, il Papa riconosce le virtù eroiche

25/11/2021  Dichiarato venerabile il vescovo degli ultimi che ha incarnato la "Chiesa del grembiule". Il Papa era andato in pellegrinaggio sulla sua tomba di Alessano, nel Salento, e poi a Molfetta nel 2018, a 25 anni dalla morte. Il commento di Pax Christi e del vescovo di Molfetta Cornacchia

Un passo decisivo verso la beatificazione. Papa Francesco ha riconosciuto le virtù eroiche del servo di Dio don Tonino Bello che viene dichiarato venerabile. Nel 2018, venticinquesimo anniversario della morte, Bergoglio si era recato in pellegrinaggio ad Alessano, nel basso Salento, dove don Tonino Bello è nato ed è sepolto nel cimitero cittadino, e poi a Molfetta, la diocesi che ha guidato dal 1982 fino alla morte.

Vescovo degli ultimi e interprete della "chiesa del grembiule", don Tonino è stato anche presidente nazionale di “Pax Christi”: nominato nel 1985, si è impegnato fortemente per l’obiezione fiscale contro le spese militari e contro il piano di militarizzazione della Puglia, nonché per la pace durante la prima “Guerra del Golfo” e il conflitto nella ex-Jugoslavia. Indimenticabile anche il suo pellegrinaggio a Sarajevo nel dicembre del 1982: la città era devastata dalla guerra nei Balcani, ma don Tonino sfidò le bombe e, a capo di un gruppo di credenti e non credenti di diverse nazionalità, cercò di mettere in atto “un’altra Onu”, per dimostrare che vivere nella concordia è possibile. Lo stile pastorale di don Tonino, ha detto il Papa nel 2018, rivelava «il desiderio di una Chiesa per il mondo: non mondana, ma per il mondo, al servizio del mondo. Una Chiesa monda di autoreferenzialità ed estroversa, protesa, non avviluppata dentro di sé, non in attesa di ricevere, ma di prestare pronto soccorso; mai assopita nelle nostalgie del passato, ma accesa d’amore per l’oggi, sull’esempio di Dio».

«La notizia del riconoscimento delle virtù eroiche», commenta il presidente di Pax Christi mons. Giovanni Ricchiuti, «ci incoraggia a continuare il cammino sui “sentieri di Isaia”, sentieri di giustizia, di disarmo e di pace! Questa notizia ci carica di ulteriore responsabilità. Rilanciare il messaggio profetico di don Tonino, evitando il rischio di una gratificazione solo emotiva o che possa diventare motivo di una memoria non più provocante… Per noi don Tonino ha ancora un messaggio di forte provocazione profetica: “in piedi costruttori di pace!”. Ciascuno di noi, tutti insieme come Pax Christi, come popolo della pace, come chiesa, come comunità, come società civile abbiamo il dovere di essere protagonisti di quella cultura di nonviolenza attiva, di attenzione ad un mondo che sembra scivolare verso il degrado di una violenza non più avvertita come pericolo, (e oggi è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne!), perché diventata una violenza quasi endemica, quotidiana nei rapporti umani, personali, sociali, politici, economici, fino ai grandi sistemi che sulla violenza vengono a trovare linfa vitale per il loro perpetuarsi. C’è un mondo che grida: il grido delle vittime delle guerre, combattute anche con le armi made in Italy, il grido dei poveri, il grido della terra, il grido di chi cerca giustizia, accoglienza, di essere riconosciuto nella propria dignità. Don Tonino ci chiede di essere popolo in piedi che non si rassegna, che non si accontenta di ripetere solo parole o frasi che possono solo gratificare ed essere autoreferenziali. Oggi papa Francesco ci invita a rilanciare questa carica profetica. Ci viene chiesto coraggio e parresia. Costruire pace e fraternità nella convivialità delle differenze. Pace come sogno diurno. Sogno che si realizza con l’impegno di tutti. Per noi ricordare don Tonino è avere una ‘memoria eversiva’, come diceva don Tonino, dello scandalo di Gesù che oppone al mondo della violenza il mondo della mitezza, del dialogo. Don Tonino venerabile! Noi lo sentiamo come spina nel fianco per il nostro impegno ad essere ‘contemplattivi’ (con due t) in Pax Christi, con la Casa per la Pace, con la rivista Mosaico di pace, con il lavoro di tutti gli aderenti. Una gioia e una spina che ci impegna insieme, uomini e donne che amano la pace».

Mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, commenta al Sir la notizia: «Quando arrivò in diocesi, alcuni sacerdoti chiesero a uno dei suoi primi collaboratori che persona fosse. E lui rispose: “È tanto bravo, ma esagera un poco”. Don Tonino esagerava nel bene, nella carità e nell’umiltà. Il suo esempio avvicinerà ancora più persone a Dio», dice Cornacchia, «la Chiesa locale, italiana e universale è nella gioia più grande. Sono state riconosciute le virtù di un uomo che è stato il nostro vescovo e che rappresenta un riferimento imprescindibile per tutti noi». Il vescovo rivela che la notizia è stata data, con singolare privilegio concesso dal Papa, durante l’ultima giornata dell’Assemblea generale straordinaria della Cei che si è conclusa oggi a Roma: «La reazione è stata di enorme letizia da parte di tutti i vescovi presenti. Don Tonino è l’esempio di un vescovo autentico, che dobbiamo tenere sempre presente. Tutti attendevamo questa bella notizia. La preghiera del popolo e dei tanti sacerdoti, molti dei quali sono stati ordinati da lui, sarà ancora più intensa. Molfetta è sinonimo di don Tonino Bello, ovunque io vada in giro per l’Italia mi parlano di lui. Per circa dieci anni ha letteralmente servito la comunità, i poveri e i sacerdoti a lui affidati. Che tutti noi possiamo sforzarci di imitare le virtù di questo santo uomo».

Nell’udienza concessa giovedì mattina al cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Francesco ha autorizzato anche la promulgazione dei decreti riguardanti la canonizzazione di due beati: Tito Brandsma (al secolo: Anno Sjoerd), sacerdote olandese professo dell’Ordine dei Carmelitani. Nato il 23 febbraio 1881 a Oegeklooster, studioso di filosofia, matematica e mistica, nel 1935 viene nominato assistente ecclesiastico dell’associazione dei giornalisti cattolici e durante i drammatici anni del nazismo, visita le redazioni della stampa cattolica nei Paesi Bassi, incoraggiandole a resistere al regime. Arrestato il 19 gennaio 1942, viene ucciso in odio alla fede, con un’iniezione di acido fenico, il 26 luglio 1942 nel campo di concentramento di Dachau, in Germania. Il miracolo riconosciuto per la sua canonizzazione riguarda la guarigione di un padre Carmelitano da “melanoma metastatico ai linfonodi”, avvenuta nel 2004 a Palm Beach, negli Stati Uniti d’America. E sarà santa anche la Beata Maria di Gesù (al secolo: Carolina Santocanale), fondatrice della Congregazione delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes: nata il 2 ottobre 1852 a Palermo, dedica la sua vita al servizio dei poveri e degli infermi. Muore per infarto il 27 gennaio 1923 a Cinisi. Il miracolo attribuito alla sua intercessione riguarda due gravidanze portate a termine, tra il 2016 e il 2017, da una donna siciliana affetta da una grave patologia che le aveva causato infertilità.

Tra i venerabili anche la piccola Odette, 8 anni

Diverranno Beati, invece, i servi di Dio Enrico Planchart, sacerdote professo dell’Istituto dei Religiosi di San Vincenzo de Paoli, Ladislao Radigue e 3 Compagni (Policarpo Tuffier, Marcellino Rouchouze e Frézal Tardieu) sacerdoti professi della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, nonché della perpetua Adorazione del Santissimo Sacramento; uccisi in odio alla fede il 26 maggio 1871 in Francia. È il periodo della “Comune di Parigi”, lo Stato autonomo indipendente, ispirato agli ideali socialisti libertari, che si oppone al nuovo governo repubblicano insediatosi a Versailles contro l’impero di Napoleone III. A porre fine alla “Comune” è la violenta “Settimana di sangue” che si scatena nel maggio del 1871: su fronti opposti, l’esercito francese e i comunardi provocano migliaia di morti, incendi e distruzioni. I cinque futuri beati potrebbero mettersi in salvo lasciando Parigi, ma preferiscono restare ad assolvere il loro ministero. In particolare, Enrico Planchat, avvisato di un possibile arresto, rimane al suo posto per confessare i fedeli in vista della Pasqua. Arrestati in momenti e luoghi diversi solo perché sacerdoti, vengono uccisi il 26 maggio 1871, con colpi di fucile e armi da taglio. I loro cadaveri finiscono dileggiati dalla folla.

Infine, da ricordare che oltre a Don Tonino Bello, diventano venerabili altri cinque servi di Dio, tra cui la piccola Odette Vidal Cardoso, morta a soli 8 anni. Una vita breve, la sua, ma fortemente radicata nella fede: nata il 18 febbraio 1931 a Rio de Janeiro, in Brasile, a cinque anni comincia a frequentare il catechismo e lo insegna alle figlie dei domestici di casa. L’anno dopo, viene ammessa alla Prima Comunione. Al fianco della madre, si reca in visita negli ospizi, negli orfanotrofi e nei lebbrosari. Colpita dal tifo, per 49 giorni sopporta la malattia con serenità e pazienza, senza mai un lamento, forte nella speranza. Muore il 25 novembre 1939, esclamando “Gesù, portami in cielo”. Gli altri venerabili sono Giovanni di Gesù Maria (al secolo: Giovanni de San Pedro y Ustárroz), sacerdote professo dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, nato il 27 gennaio 1564 a Calahorra (Spagna) e morto il 28 maggio 1615 a Monte Compatri (Italia); Giorgio Guzzetta, sacerdote della Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, nato il 23 aprile 1682 a Piana dei Greci (oggi Piana degli Albanesi, Italia) e morto il 21 novembre 1756 a Partinico (Italia); Natalina Bonardi (al secolo: Maria), Fondatrice della Congregazione delle Suore di Santa Maria di Loreto nata il 4 dicembre 1864 a Cuneo (Italia) e morta il 25 luglio 1945 a Vercelli (Italia); e Maria Dositea Bottani (al secolo: Maria Domenica), Superiora Generale della Congregazione delle Suore Orsoline della Vergine Maria Immacolata di Gandino, nata il 31 maggio 1896 a Pianca (Italia) e morta il 2 settembre 1970 a Bergamo (Italia).

 
 
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