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domenica 24 gennaio 2021
 
l'omelia
 

«Don Tonino Bello ci insegna che la santità ci rende più vivi e più umani»

21/04/2018  «Della visita del Papa», dice il Vescovo di Ugento, Vito Angiuli, «rimarrà soprattutto l’appello di Francesco a incamminarci sulla via della santità seguendo le orme che don Tonino ci ha lasciato»

Pubblichiamo il testo integrale dell'omelia di monsignor Vito Angiuli, vescovo della diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca, nella messa di suffragio celebrata venerdì pomeriggio, dopo la visita del Papa, sulla tomba di don Tonino Bello nel 25° anniversario della sua morte.

Cari fratelli e sorelle,

cosa rimarrà di questo XXV dies natalis di Tonino Bello?

Certo, rimarrà l’incontro con Papa Francesco. La sua presenza paterna e le sue parole di esortazione e di incoraggiamento rimarranno un punto fisso nei nostri cuori e negli annali della storia.

Ugualmente significativo per la memoria collettiva sarà il ricordo della festa di popolo che abbiamo vissuto. Ci siamo raccolti in preghiera con Papa Francesco presso la tomba di don Tonino e abbiamo rivolto al Signore un’accorata preghiera per la pace. Ci siamo sentiti un solo cuore e un’anima sola e abbiamo avvertito dentro di noi gli stessi sentimenti di affetto e devozione, di ringraziamento e condivisione, di speranza e impegno.

Rimarrà soprattutto l’appello di Papa Francesco a incamminarci sulla via della santità seguendo le orme che don Tonino ci ha lasciato. Non abbiamo vissuto solo una commemorazione giubilare, ma una rinnovata chiamata di tutti alla santità.

Nella recente esortazione apostolica Gaudete et Exsultate, Papa Francesco ha ribadito che «il Signore chiede tutto, e quello che offre è la vera vita, la felicità per la quale siamo stati creati. Egli ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente». Nella stessa esortazione, il Papa ha spiegato che la santità è un cammino che non si compie da soli, ma all’interno di un popolo, «Il Signore, - afferma Papa Francesco - nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo». L’essere parte di un popolo non mette in secondo piano l’originalità di ogni persona. Ognuno è chiamato a seguire la via di santità più consona alla propria persona.

«”Ognuno per la sua via”, dice il Concilio. Dunque, non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui (cfr. 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati a essere testimoni, però esistono molte forme esistenziali di testimonianza».

Per don Tonino, I “diritti di stola” richiedono anche i “doveri di grembiule”

Don Tonino Bello ha seguito un particolare sentiero segnato da dieci punti luminosi: innamorato di Cristo, annunciatore appassionato del Vangelo, interprete sapiente della storia, affezionato alla propria terra e alla propria gente, amico dei poveri, instancabile costruttore di pace, educatore dei giovani, attraente animatore vocazionale, testimone delle sofferenze di Cristo, cantore della Vergine Maria.

Due famose immagini ci aiutano a comprendere il modo con il quale don Tonino ha inteso e vissuto il suo itinerario di santità: l’unità tra la stola e il grembiule; la fede come pienezza di umanità. Quanto al primo aspetto don Tonino scriveva: «La cosa più importante non è introdurre il “grembiule” nell’armadio dei “paramenti sacri”, ma comprendere che stola e grembiule sono quasi il diritto e il rovescio dell’unico simbolo sacerdotale. Anzi, meglio ancora, sono come l’altezza e la larghezza di un unico panno di servizio: il servizio reso a Dio e quello offerto al prossimo. La stola senza il grembiule resterebbe semplicemente calligrafica. Il grembiule senza la stola sarebbe sterile».

Per don Tonino, I “diritti di stola” richiedono anche i “doveri di grembiule”. Questi doveri si sintetizzano in tre impegni: condivisione, profezia, formazione politica. Essi vanno accompagnati da una buona dose di coraggio, dalla consapevolezza del senso del limite e dalla riserva di speranza cristiana. Il servizio, pertanto, consiste in una relazione d’amore verso Dio e verso il prossimo da vivere con gratuità, umiltà e passione nella consapevolezza di essere “servi inutili a tempo pieno”.

Vi è, dunque, una stretta unità tra la dimensione verticale e la dimensione orizzontale, l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo, la preghiera e l’azione, l’impegno e la contemplazione. «Ci occorre – scrive Papa Francesco - uno spirito di santità che impregni tanto la solitudine quanto il servizio, tanto l’intimità quanto l’impegno evangelizzatore, così che ogni istante sia espressione di amore donato sotto lo sguardo del Signore. In questo modo, tutti i momenti saranno scalini nella nostra via di santificazione».

Servire vuol dire non appartenere più a sé stessi, ma affidarsi unicamente a Cristo. Farsi suo servo, mettendo sotto il suo dominio e la sua signoria. Cristo conosce e ama il suo discepolo, e sa valorizzare al meglio le sue qualità orientandole verso l’imitazione della sua persona.

Per questo don Tonino affermava che occorre «riprendere la strada del servizio, che è la strada della condiscendenza, della “sunkatabasi”, della condivisione, del coinvolgimento in presa diretta nella vita dei poveri. È una strada difficile, perché attraversata dalle tentazioni subdole della delega […]. Però è l’unica strada che ci porta alle sorgenti della nostra regalità. E l’unica porta che ci introduce nella casa della credibilità perduta è la “porta del servizio”. Solo se avremo servito, potremo parlare e saremo creduti». Il secondo aspetto consiste nel ritenere la santità non come un’espropriazione della nostra umanità, ma una grazia che ci rende “più vivi e più umani”.

La relazione con Cristo non soffoca, ma libera. Per questo don Tonino esorata: «Siate soprattutto uomini. / Fino in fondo. / Anzi, fino in cima. / Perché essere uomini fino in cima / Significa essere santi. Non fermatevi, perciò, a mezza costa: / la santità non sopporta misure discrete».

In Gaudete et Exsultate, Papa Francesco esorta a «non avere paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario, perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere. Dipendere da Lui ci libera dalle schiavitù e ci porta a riconoscere la nostra dignità. […]. Ogni cristiano, nella misura in cui si santifica, diventa più fecondo per il mondo. […]. Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia» .

Camminiamo, dunque, senza paura e con grande gioia, nel nostro personale sentiero di santità. In tal modo, la memorabile esperienza che abbiamo vissuto in questa giornata non sarà solo un bellissimo ricordo, ma diventerà un faro di luce che guiderà i nostri passi sulle orme lasciate da don Tonino per essere anche noi “più vivi e più umani”.

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