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mercoledì 22 settembre 2021
 
Nel segno di don Tonino
 

Curiamo gli altri mali, economia soffocante e virus delle disuguaglianze

20/02/2021  Il 21 febbraio di 30 anni fa, il vescovo di Molfetta, monsignor Bello, invocò un «nuovo ordine economico mondiale» per rimuovere le radici della guerra e della crescente forbice tra ricchi e poveri. Non invocava "piccoli aggiusti", ma una rifondazione del sistema. La pandemia ha generato morte e aggravato tutto: ora, o si cambia o si muore

Sono trascorsi 30 anni ( era il febbraio del 1991 ) dal giorno in cui don Tonino Bello, ospite a Samarcanda, il talk show televisivo allora più seguito, parlò di nuovo ordine economico internazionale. Al centro della discussione c'era la guerra del Golfo: per i più guerra giusta, necessaria , se non addirittura, guerra santa! Tante le motivazioni addotte dagli uomini più rappresentativi della politica, della cultura , della stessa Chiesa. Don Tonino spostò l'asse della discussione parlando della economia come vera causa della guerra e delle disuguaglianze inammissibili. Attorno a lui una nube di indifferenza , incomprensione, insofferenza!

Don Tonino in quegli anni invocava " un nuovo ordine economico internazionale, [ ] occorre ridefinire i capisaldi normativi che finora hanno sorretto l'economia di mercato fondata sul profitto e sulla massimizzazione del profitto. Non si tratta di piccoli aggiusti. Si tratta di una rifondazione ... ". Dobbiamo oggi riconoscerlo con onestà: la nostra epoca non è più figlia della rivoluzione francese. Non perchè i suoi valori fondanti non sono vissuti ma semplicemente perchè libertè, egualitè, fraternitè non sono oggi più considerati valori! Le teorie neoliberiste degli ultimi anni impongono la disuguaglianza come cosa buona e giusta perchè intrinseca all'animo umano oltre che utile ai fini del progresso, vantaggiosa sia a chi ha tanto sia a chi ha niente. E' la teoria dello sgocciolamento alla base della idea della crescita : ogni goccia che cade dal bicchiere strapieno dei ricchi sarà vantaggiosa per i più bisognosi. Siamo lontani dalle nobili idee keynesiane che avevano consentito all' umanità negli anni trenta del secolo scorso di uscire dalla grande crisi attraverso una ridistruzione del reddito e l'attuazione di politiche economiche che promuovevano opere pubbliche e servizi sociali, anche grazie ad una tassazione progressiva.

Siamo convinti che le disuguaglianze prodotte dalle politiche che in questi anni hanno smantellato lo stato sociale siano all'origine di tutti i problemi che stanno minacciando le nostre democrazie e la stessa convivenza pacifica. Questa crescita delle discriminazioni e delle disuguaglianze è dovuta al crollo della politica oggi più che mai insufficiente e assoggettata alle leggi del mercato.

La pandemia che ancora ci affligge ha aggravato la disuguaglianza, anzi sembra che il coronavirus abbia già prodotto un altro virus, il " virus della disuguaglianza ". A denunciare questa situazione non è soltanto il Papa, che a chiare lettere afferma che " questi sintomi di disuguaglianza rivelano una malattia sociale, è un virus che viene da un'economia malata ") ma anche istituti laici che studiano l'economia mondiale e oggi ci mettono in guardia con le loro analisi impietose.

La pandemia ha generato morte e aggravato le condizioni di disuguaglianza già esistenti nel nostro pianeta. Il report diffuso dall'Oxam in occasione del World Economic Forum di Davos evidenzia che nel mondo i 10 ( dieci!) uomini più ricchi hanno visto la loro ricchezza aumentare di 540 miliardi di dollari dall'inizio della pandemia, tanti quanti sarebbero sufficienti a garantire il vaccino a tutti gli abitanti del pianeta e ad evitare che nessuno cada in povertà a causa della pandemia. Siamo arrivati ormai ad un punto di non ritorno. O si cambia o si muore . Secondo Filangieri, giurista e pensatore del Regno delle due Sicilie, " lo sviluppo economico è strettamente collegato a istituzioni rispettose dei diritti, capaci di abolire privilegi e permettere un'equa distribuzione delle ricchezze " . In tempi come questi è meglio far riferimento a pensatori del passato . Possiamo trarre lezioni più fruttuose.

Giancarlo Piccinni,  fondatore e presidente 

della Fondazione don Tonino Bello

 
 
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