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domenica 11 aprile 2021
 
 

Don Tonino ha anticipato papa Francesco

12/11/2014  Lo stile di comunicazione del vescovo salentino, fatto di un linguaggio simbolico ed essenziale, rivela una grande consonanza con quello di Bergoglio. Da giovedì 13 novembre otto libri allegati a "Famiglia Cristiana" per riflettere sul mistero del Natale attraverso i suoi scritti

Don Tonino Bello con i suoi ragazzi.
Don Tonino Bello con i suoi ragazzi.

Prete di frontiera, vescovo degli ultimi, profeta della pace. Lo hanno definito in tanti modi don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, in Puglia, tra il 1982 e il 1993, e presidente nazionale del movimento Pax Christi. I lettori di Famiglia Cristiana potranno vivere con le sue parole l’Avvento e Natale, attraverso otto volumetti che attingono ai suoi scritti, dalle omelie a vari discorsi.

Non è azzardato, oggi, definire il vescovo salentino anticipatore dello stile di papa Francesco. Soprattutto nel linguaggio con il quale ha ridato nuova linfa all’insegnamento del Vangelo e al dialogo con i lontani. Lo stile di comunicazione di Bergoglio attinge a un linguaggio simbolico che entra immediatamente  nell’immaginario collettivo. Tutti ricordano espressioni come “Chiesa ospedale da campo”, “periferie esistenziali”, “l’odore delle pecore”, “il sudario non ha tasche”, “Dio spray”, “globalizzazione dell’indifferenza” o la Chiesa “che non deve essere una baby sitter”.

Don Tonino, con la libertà profonda e la genialità dei profeti, usava espressioni analoghe per comunicare con i fedeli. Coniò la celebre espressione sulla "Chiesa del grembiule" per indicare che il potere nella Chiesa è servizio. Vediamo cosa scrive a proposito della pace: «Il Signore è sceso sulla Terra assetata di pace e ha scavato il pozzo artesiano della pace, servendosi della croce come se fosse una trivella. Adesso è compito nostro portare l’acqua in superficie e farla arrivare fino agli estremi confini della Terra».
O ancora: «Dovremmo chiedere al Signore la grazia dell’indignazione, perché non sempre ci indigniamo». Sembra di risentire il grido di papa Francesco a Lampedusa: «Domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza».
In Scomodi auguri, per i tradizionali auguri di Natale, don Tonino scrive: «Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate».

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Ala di riserva, uno dei suoi testi più letti, comincia così: «Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche tu abbia un’ala soltanto. L’altra, la tieni nascosta: forse per farmi capire che anche tu non vuoi volare senza di me».

Poi don Tonino conia un termine: “antipasqua”, declinando cosa si oppone alla bella notizia della risurrezione: «Antipasqua non è solo l’aborto, ma è ogni accoglienza mancata. È ogni rifiuto del pane, della casa, del lavoro, dell’istruzione, dei diritti».

Il secondo aspetto che accomuna don Tonino a papa Francesco è l’essenzialità della comunicazione, tipica della nostra contemporaneità e dei nuovi media.

La terza è la corporeità, la fisicità. Don Tonino era quello che diceva, le sue parole abbracciavano, accarezzavano, scuotevano, creavano ponti di dialogo. Eccolo dunque nel dicembre ’92, già fiaccato dalla malattia, andare nella Sarajevo assediata per dire no alla guerra. Oppure fare spazio nell’arcivescovado per ospitare poveri, immigrati, senzatetto. Seduzione del Vangelo, certo, ma seduzione anche di chi, quelle parole antiche, le ha sapute annunciare e testimoniare con creatività.

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