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domenica 14 agosto 2022
 
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Don Tonino Lasconi, il sacerdote che ha insegnato a predicare il Vangelo con i mass media

21/03/2022  Scrittore, giornalista, esperto di catechesi per i giovani e comunicazione, tra i fondatori dell'Azione cattolica dei ragazzi, don Tonino, parroco a Fabriano (Ancona), è andato in pensione. Un'occasione per festeggiarlo nella sua città con una tavola rotonda in cui è stato ricordato il suo grande contributo alla formazione di catechisti, educatori e operatori pastorali in tutta Italia

Sacerdote, scrittore prolifico, giornalista, educatore, grande esperto di catechesi e dei linguaggi della comunicazione, fotografo. E poi, parroco innamorato del Vangelo e della sua comunità, a partire dai ragazzi, le nuove generazioni. Un innovatore lungimirante, sempre. Tutto questo è stato e continua ad essere don Tonino Lasconi. A 78 anni, il sacerdote marchigiano, famoso in tutta Italia per i suoi tanti testi sui giovani, sulla catechesi, sulla fede e sulla comunicazione, è andato in pensione, dopo 16 anni trascorsi alla guida della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore di Fabriano (Ancona). Il 19 marzo, un gruppo di suoi parrocchiani e amici ha organizzato una tavola rotonda dal titolo “Grazie don Tonino” per festeggiarlo: un'occasione per ricordare il suo impegno e il suo contributo prezioso per la diocesi di Fabriano-Matelica, e anche per le comunità parrocchiali e gli oratori di tutta l’Italia, per chi si occupa di catechesi e di pastorale, per l’Azione cattolica, che ha rappresentato una parte fondamentale della sua vita sacerdotale. 

Nel 1969 don Tonino è stato tra i fondatori dell’Azione cattolica dei ragazzi (Acr), per la quale negli anni seguenti ha scritto i testi basilari dei cammini di fede. Collaboratore ed editorialista per varie testate cattoliche, fra le quali Avvenire e il giornale per ragazzi Popotus, Lasconi ha sempre puntato sulla formazione di catechisti e operatori pastorali, spronando incessantemente la Chiesa e le parrocchie ad essere al passo con i tempi, a rinnovarsi seguendo i cambiamenti inevitabili della società, cogliendo la grande opportunità rappresentata dai mezzi di comunicazione che, se usati con intelligenza, nel modo appropriato, diventano strumenti importantissimi per fare catechesi, educare, evangelizzare. Le famiglie reali sono diverse da come le descrivono i documenti, ha sempre detto don Tonino. Bisogna dunque ripartire da zero, passare da una catechesi educativa a una catechesi missionaria.

Fra i suoi testi – un totale di 93, numerosi pubblicati con Edizioni Paoline, tanti tradotti anche all’estero -, ne ricordiamo alcuni: Uffa che bello, Fortissimo Gesù, Quando la fede rompe, Gesù il grande rompi 1 e 2, e più recentemente Il Signore se ne ride. I cristiani non piangano, del 2020. Una miriade di libri, ma, come ha ricordato nel suo saluto iniziale alla tavola rotonda il vescovo della diocesi di Fabriano-Matelica e dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche monsignor Francesco Massara, «il libro più importante che don Tonino ha scritto lo ha scritto con la sua vita, con il suo sacerdozio e con il suo amore verso la Chiesa e le comunità e quello che ha fatto». Umiltà, riservatezza, silenzio, discrezione: queste le doti con cui don Tonino – ricorda Massara - ha servito la Chiesa ed è stato accanto anche ai vescovi che si sono succeduti in questa diocesi. 

«Don Tonino ci ha insegnato a comunicare», ha affermato Gian Carlo Olcuire, grafico, esperto di linguaggi visivi, docente di Storia dell'arte e delo design grafico alla Facoltà di Sciense della comunicazione sociale dell'Università Pontificia Salesiana di Roma. «Tanti di noi sono stati contagiati dalla sua passione per i linguaggi, dall’arte al cinema al fumetto». Ha continuato Olcuire: «Don Tonino ci ha fatto innamorare della cultura che questi linguaggi producono, facendo vedere il bene che possono fare». Ha ricordato il camposcuola in Trentino nel 1975 dove loro due si conobbero: «Don Tonino faceva il cineforum. Vedemmo Chinatown di Polanski e American graffiti di George Lucas. Lui era preparatissimo, e la cosa importante era che sapeva confrontarsi con i prodotti culturali di quel momento. Non gli interessavano solo i film cattolici o su tematiche cattoliche».

Don Tonino. ha osservato il docente, ha sempre dato importanza alla bellezza. E la cura della bellezza l’ha trasferita nella Chiesa, in parrocchia. L’educatore, per lui, deve essere elegante, curato. Come parroco, ha sempre cercato di smontare lo stereotipo incarnato dal detto “alla viva il parroco”, per il quale le cose fatte nell’ambito della Chiesa e del mondo cattolico sono sinonimo di sciatteria e noncuranza. Nel 2014, in un servizio su Famiglia Cristiana, Lasconi diceva: «Io voglio combattere la tendenza a pensare che ciò che riguarda i cristiani sia sinonimo di approssimazione e scarsa qualità». A partire dall’espressione dell’arte. «Vorrei che la Chiesa tornasse a esprimere il gusto, ciò che è bello ed elevato, anche dal punto di vista artistico». E, come parroco, ha sempre perseguito questo obiettivo, valorizzando i talenti dei parrocchiani.  «Don Tonino ci ha educato a pregare, aprendoci gli occhi anche su altre possibilità di preghiera, più creative e coinvolgenti», ha sottolineato ancora Olcuire.

E a proposito di preghiera, monsignor Simone Giusti, vescovo di Livorno e assistente nazionale dell’Acr dal 1987 al 1995, ha ricordato uno dei suoi libri più famosi, Amico Dio (Ave), strumento per la formazione degli educatori dell’Acr, un bestseller, lo ha definito Giusti, «un libro che ancora oggi è attuale e con il quale un ragazzo si educa a pregare», a partire dai suoi problemi, dalla sua vita concreta di ogni giorno. «Con Amico Dio ecco che la quotidianità di un preadolescente diventa preghiera».  Don Tonino è stato anche un grande giornalista, ha diretto il settimanale diocesano L’Azione per cinque anni, dal 1990 al 1995. Un tempo relativamente breve, ma abbastanza lungo per lasciare un’impronta marcata, creare uno stile e indicare una strada per fare informazione. A delineare il rapporto fra Lasconi e l'informazione sono due giornalisti, nonché amici di lunga data di don Tonino: Vincenzo Varagona, vicecaporedattore del Tgr Marche e presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), e Carlo Cammoranesi, direttore di L’Azione che ha raccolto l’eredità di Lasconi nel 1995. La sfida dei laici impegnati nella comunicazione, ha osservato Varagona, è stata convincere i vescovi che i giornali diocesani non andavano gestiti dai parroci, se questi non avevano il tempo di farlo, ma dai laici. «Negli ultimi decenni anche nelle Marche quasi tutti i giornali diocesani sono diretti da laici», ha osservato Varagona. «Ma a me piace dire, con una battuta che è un piccolo paradosso, che don Tonino forse è stato il primo direttore prete ma laico nello stesso tempo». E ha ricordato la forza comunicativa dirompente di un titolo come Gesù il grande rompi, perché fa capire ai ragazzi che «Gesù non è quello che ti dà regole, ma colui che stimola la tua vita». E poi il volume Predicatelo con i media! Proposte pastorali per accogliere e praticare il direttorio Cei «comunicazione e missione», con il quale don Tonino «ha dato un contributo alla crescita del mondo della comunicazione non soltanto di ispirazione cristiana». Fra Don Tonino e L’Azione c’è sempre stata una simbiosi, ha osservato Cammoranesi.  Lasconi non solo dirigeva, ma era il settimanale diocesano. «Ha rappresentato un maestro in tutti i sensi, un testimone del tempo che sapeva guardare avanti. Non è mai stato banale. Le cose le sapeva dire perché non le nascondeva tra i fraseggi ed era molto esplicito». Una sorta di «artigiano della comunicazione», lo ha definito Cammoranesi, pecrhé l'artigiano è sinonimo di «dedizione, mettere un impegno personale nelle cose che si fanno».

Fra i suoi incarichi, Lasconi è stato assistente diocesano dell’Azione cattolica e direttore dell'Ufficio catechistico della Diocesi di Fabriano-Matelica. Oggi è membro del Consiglio pastorale diocesano e responsabile dello Sportello per la tutela dei minori della Diocesi di Fabriano-Matelica. Con la sua schiettezza e la sua straordinaria capacità comunicativa, diretta, asciutta, senza fronzoli, don Tonino ha avvicinato alla fede tante persone che ne erano lontane. Un sacerdote amatissimo dalla sua comunità, un patrimonio prezioso per la diocesi e non solo: lo hanno sottolineato due vescovi emeriti di Fabriano-Matelica, monsignor Giancarlo Vecerrica e monsignor Stefano Russo, oggi segretario generale della Conferenza episcopale italiana, dei quali don Tonino è stato vicario generale. «Un bravo maestro», lo ha definito Vecerrica, «che ha messo al servizio della sua vocazione sacerdotale le sue doti umane», e «un buon padre». Oggi la Chiesa, ha sottolineato il vescovo emerito, «non ha bisogno di sacerdoti strani, ma di sacerdoti santi, brillanti, pieni di fede e di santità». Monsignor Russo ha ricordato il suo arrivo a Fabriano come sacerdote che per la prima volta si trovava a fare il vescovo: «Ero un po’ smarrito e in don Tonino ho trovato un dono, una persona di cui ci si può fidare e questo per me è stato importantissimo. Anche quando non trovavamo risposte, per me era importante sapere che lui c’era sempre».  Un uomo di fiducia, capace di fidarsi, di ascoltare e di ripartire, ha aggiunto Russo. «​Grazie don Tonino per il tuo cuore buono».

(Nella foto: don Tonino Lasconi)

 
 
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