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giovedì 02 dicembre 2021
 
Papa Francesco
 

Don Ulisse Marinucci. «Testimone della fede, maestro di umanità»

14/03/2016  Le riflessioni in prima persona del parroco che guida la comunità della Beata Vergine del Carmelo, a Termoli, in Molise

Una parola, che lo stesso Bergoglio ha coniato per descrivere la premurosa misericordia di Dio, è l’espressione a cui penso, quando guardo al suo ministero, alla sua persona, alla “novità” del suo pontificato. Papa Francesco mi “primerea”: mi precede…
Giovanni Paolo II è stato il Papa della mia formazione. Con Benedetto XVI ho avuto il privilegio – in un minuto che mi è sembrato un’eternità – di scambiare un paio di opinioni sulla fede in sant’Agostino. Papa Francesco è nella piena continuità con i suoi predecessori, ma c’è – ed è innegabile – qualcosa di nuovo che si percepisce. Non posso negare che i miei anni di formazione dai padri gesuiti di Posillipo forse mi fanno percepire una maggiore sintonia, ma papa Francesco incarna colui che mi aiuta a dare “fondamento” al mio essere cristiano, prima ancora che presbitero.
Ed è questa, per me, la novità del suo pontificato. Se è vero che il Vangelo è un cammino di umanizzazione, dove il vertice di questo cammino è rappresentato da Gesù, il Dio che si fa uomo, la novità di Francesco sta tutta nella sua umanità! Quello che dice, ciò che fa, il modo in cui i suoi gesti raccontano la sua fede, il suo sorriso, così come la sua faccia arrabbiata se qualcuno lo strattona un po’ più del previsto, raccontano la sua umanità.
Un’umanità dentro la quale è sempre la grazia di Dio a compiere grandi cose. Ecco perché mi “primerea”, mi precede. Perché il suo parlare chiaro, come quello di Gesù, mi impone di crescere nell’impegno di raccontare il mistero di Dio a coloro che incontro.
Perché il suo mettersi in fila con gli operatori della Curia per attraversare la Porta Santa mi costringe a uscire dai miei schemi e a tornare a “sedermi” tra il popolo, come diceva di sé il profeta Isaia. Perché il suo cambiare le rubriche del Messale, affinché la lavanda dei piedi sia vissuta nella piena partecipazione di tutto il popolo di Dio, mi dimostra che le scelte fatte, ormai da tanto tempo, avevano una loro validità. Perché il suo insistere sulla misericordia, sulla tenerezza, sull’accoglienza, tratti distintivi di Dio, mi conferma nella scelta di una pastorale della prossimità che io, come presbitero, non posso assolutamente disattendere.

 
 
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