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Don Xavier Morlans I Molina: la mia chiesa di Barcellona aperta agli ultimi

19/10/2017  Prete e teologo catalano, don Xavier ha contribuito a rendere la parrocchia di Sant’Anna un vero “ospedale da campo” per i più poveri. Al tempo stesso, fa evangelizzazione riavvicinando alla fede chi si è allontanato

A pochi passi da plaza Catalunya, nel cuore del centro storico di Barcellona, la chiesa di Sant’Anna è diventata un esempio di solidarietà e accoglienza: è la prima parrocchia della città ad aver aperto le porte 24 ore su 24 per dare riparo e aiuto ai più poveri, i barboni, i senzatetto, le persone sole, senza occupazione. Vittime di una crisi economica che negli ultimi anni ha colpito con durezza la Spagna, senza risparmiare Barcellona e la Catalogna, la Comunità autonoma che, oggi, sta vivendo un aspro conflitto con Madrid per la decisione del Governo autonomo di dichiarare l’indipendenza dallo Stato centrale.

L’esperienza di Sant’Anna è cominciata lo scorso inverno, quando Barcellona è stata investita dall’ondata di gelo. Don Xavier Morlans i Molina, uno dei sacerdoti della parrocchia, aveva visitato a Madrid la chiesa di san Antón che, grazie al parroco don Ángel García, era diventata luogo di accoglienza per tutto il giorno e la notte.

Nei mesi invernali la chiesa di Sant’Anna, guidata dal parroco Peio Sánchez, è arrivata a ospitare ottanta persone, accolte fino a quando i servizi sociali non trovino per loro una sistemazione. La chiesa barcellonese si è trasformata in un hospital de campaña, “ospedale da campo”, dove operano 250 volontari, oltre ai sacerdoti parrocchiali. Un’iniziativa in linea con la pastorale di papa Francesco, una risposta all’appello lanciato dal Pontefice stesso ad aprire i templi, i luoghi di culto per dare rifugio alle persone bisognose. «Sull’esperienza di accoglienza di Sant’Anna è nato un libro», spiega don Xavier, «che uscirà per Natale in tre lingue, castigliano, catalano e italiano, con la prefazione del cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona».

TEOLOGO CATALANO

Nato nel 1949 in Catalogna, docente di Teologia fondamentale alla Facoltà teologica di Barcellona e rinomato cantautore di brani religiosi, don Xavier è stato tra i 450 sacerdoti e diaconi catalani che, in vista del referendum per l’indipendenza della Catalogna dello scorso 1° ottobre – dichiarato illegale dal Tribunale costituzionale spagnolo – hanno sottoscritto un manifesto per difendere il diritto di andare a votare. Senza prendere alcuna posizione politica, lasciando libertà di scelta, secondo coscienza, ai cittadini. Don Xavier si sente profondamente catalano. Il 1° ottobre è andato alle urne. «La catalanità è un’identità culturale, storica e linguistica forte», osserva, «il carattere catalano è diverso da quello castigliano».

La Catalogna, oggi, è anche una delle regioni più scristianizzate d’Europa, con un tasso di pratica religiosa bassissimo. Proprio da qui il sacerdote è partito per dare vita a una nuova metodologia del primo annuncio, il kerygma, l’iniziazione cristiana.

«Vengo da una famiglia cattolica, con sette fratelli. Pensavo che i miei nipoti mi avrebbero chiesto di sposarli religiosamente, di battezzare i loro figli. Invece non è stato così. E io mi sono domandato: come posso pretendere che mi chiedano i sacramenti se non sono stati iniziati a una fede personale in Cristo, a un vincolo affettivo con Gesù? Nel 2002 una parrocchia sulla Rambla, San Ramon de Peñafort, mi invitò a realizzare un programma di iniziazione cristiana, rivolto a persone tra i 50 e i 70 anni: Tornare a credere. Si trattava di sessioni che cominciavano con un cineforum aperto e alla fine proponevo una serie di incontri in chiesa». Tornare a credere puntava a rivitalizzare la fede in coloro che l’avevano perduta, o non l’avevano mai coltivata. Ma si rivolgeva anche ai “cattolici della Messa domenicale”, che pur essendo praticanti, non avevano mai approfondito in modo personale la fede: per questo si parla anche di itinerario di rinnovamento cristiano.

RIPARTIRE DAL “VIENI E VEDI”

  

Don Xavier ha sviluppato un percorso di tre anni, il primo kerygmatico, gli altri due di catechesi. Nel 2009 il teologo ha pubblicato il libro Il primo annuncio, il vincolo perduto. «Nel 2011 il vescovo della diocesi di Sant Feliu de Llobregat mi ha invitato a formare 80 laici in questa metodologia di iniziazione cristiana. Il percorso ha preso nome Ven y verás, «vieni e vedi», con particolare riferimento alle persone che non hanno mai creduto». La metodologia del primo annuncio si propone di rivitalizzare la fede del cuore a partire dall’incontro personale.

Dal 2011 Morlans è consultore del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione. Vieni e vedi si è diffuso in Catalogna, Spagna e in America latina, a partire dalla Colombia. Nel 2014 il teologo ha riassunto questa esperienza nel libro Vieni e vedi. I dodici copioni del primo annuncio. «I copioni sono pensati per piccoli gruppi riuniti. Gli incontri si svolgono nelle case e durano un’ora».

Proprio un anno prima, nel 2013, era uscita l’esortazione apostolica Evangelii gaudium: «Papa Francesco spiega che sacerdoti e laici sono chiamati tutti a essere missionari. La prospettiva è che ogni cristiano e ogni cristiana diventino testimoni all’interno della società, escano dalle parrocchie e sappiano incontrare il prossimo faccia faccia, per le strade, in tutti i luoghi della vita quotidiana, per annunciare loro il Vangelo».

Foto Reuters.

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