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martedì 04 ottobre 2022
 
lutto
 

Addio a Donata De Falco, la prof angelo della famiglia

21/09/2022  Nella sua abitazione nacque nel 1992 la casa-famiglia “Il tamburo di latta”. Insieme con i figli ha cresciuto tanti coetanei arrivati per disposizione del tribunale dei minori in affido temporaneo. Un modello per la rete "Bambini, ragazzi e famiglie al Sud" collega le famiglie affidatarie di tutto il Mezzogiorno italiano

Per capire che Donata De Falco fosse una donna speciale non serviva vedere la folla di persone che la chiesa di Gesù Redentore a Salerno il 19 settembre non riusciva a contenere per le sue esequie, dove anche il patio all’aperto, attrezzato di sedie, era insufficiente a ospitare uomini e donne, ragazzi e ragazze arrivati da Napoli e Cosenza, dalla Puglia e dalla Basilicata. Bastava andare in quell’appartamento al terzo piano di via Posidonia a Salerno, a qualunque ora del giorno o della notte, anche senza avvisare, e ricevere un’accoglienza sincera, senza fronzoli.

Donata nasce 61 anni fa a Catanzaro. Ragazza silenziosa e riflessiva al liceo, la dipingono le sue amiche, è consapevole che la condivisione con il prossimo sarà parte della sua vita. Le compagne di scuola l’ammirano per la sua profondità e quel mistero che sa trasmettere, in un misto di serietà e coerenza. In mezzo a slogan che lasciano il tempo che trovano, questa ragazza invece fa quello che dice. Capisce presto che l’amore è qualcosa di grande per la sua vita e allo stesso tempo la condivisione è una sua magnifica espressione. Conosce Paolo Romano, una persona impegnata nel volontariato, e dopo il fidanzamento decide di sposarlo in una cerimonia inusuale per la sua sobrietà. In tanti ricordano il matrimonio celebrato all’istituto dei missionari Saveriani di Salerno, dove gli sposi in abiti semplici, quasi essenziali ma ricchi di senso e significato profondo, iniziavano a condividere in una lunga tavolata con amici e i primi collaboratori, quella che sarebbe stata la loro vita al servizio del prossimo.

Nella loro casa nasce nel 1992 “Il tamburo di latta” (nome ispirato dal romanzo di Günter Grass), la casa famiglia composta da lei, da Paolo e poi dai figli Luca e Martina. I figli imparano subito a essere fratelli e sorelle di coetanei arrivati per disposizione del tribunale dei minori, in affido temporaneo. Seguendo il Vangelo, la strada di Donata e Paolo genera la nascita di altre esperienze sociali, l’Ipotenusa, e di cooperative come il villaggio di Esteban. Al centro rimane l’accoglienza di persone nate in contesti difficili, di coppie impossibilitate a dare serenità ai figli.

Un esempio di famiglia allargata in cui i volontari, i figli, o coloro che un tempo sono stati accolti, oggi si prendono cura dei nuovi arrivati. Un percorso non sempre semplice, ma capace di insegnare valori e motivazioni utili a superare piccoli e grandi ostacoli con un sorriso. Una quotidianità fatta di scuola, parrocchia, palestra, giochi e formazione, senza dimenticare la natura per rigenerarsi e riprendere il cammino. Da insegnante Donata riesce a comunicare a colleghi e alunni quel senso di attenzione al prossimo capace di generare legami saldi e duraturi. Da docente alla scuola media Tasso di Salerno è stata mamma di tanti ragazzi. La presenza al funerale di alunni, colleghi e dirigenti si unisce al ricordo dell'affetto e dell'attenzione che aveva per ogni singolo ragazzo e docente, disponibile così come lo era in casa famiglia ad affrontare e risolvere i problemi con impegno e serietà. Portatrice a scuola di pace, ma anche di quella fede che la sorreggeva nelle difficoltà. Una vita vissuta in pienezza, in ogni ambito della giornata, con discrezione, evitando di mettersi in mostra, ma in continuità.

L’aiuto per i ragazzi a fare i compiti, ad essere accompagnati dal medico o anche a scuola, è uno dei tanti impegni che Donata svolge con premura, regalando tranquillità ai bambini in affido e al clima familiare. La sua costanza permette al marito di svolgere le tante iniziative sociali come le responsabilità nel Movimento di Volontariato italiano (MoVI) o con la rete Bambini, Ragazzi e Famiglie al Sud che collega le famiglie affidatarie di tutto il Mezzogiorno italiano. Quella famiglia allargata diventa così modello per altre famiglie e poi imprese sociali capaci di accoglienza e integrazione anche di minori bisognosi di cure mediche, provenienti da contesti violenti, con i genitori in carcere o in centri di disintossicazione, realtà difficili per l’armonia necessaria ad un bambino. Donata, instancabilmente, nonostante la grave malattia, ha pensato agli altri sino agli ultimi giorni della sua esistenza, lasciando un esempio di madre, moglie e compagna capace di donarsi, in silenzio, senza rumore, fino alla fine.

 

 
 
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